ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

17.10.17

LA RUSSIA E IL MEDIO ORIENTE di Giuseppe Angiuli


«Grandi sconvolgimenti in atto in medio oriente. La Russia baricentro dei nuovi equilibri nella regione 


L’intera regione medio orientale è stata interessata, in questi ultimi tempi, da un generale riassestamento degli equilibri geopolitici il cui risultato appare ogni giorno di più coincidere con un’ascesa irreversibile del ruolo della Russia di Putin, ormai protagonista assoluta nella definizione di tutti i più importanti dossier in agenda. 

A tutto ciò sta facendo da contraltare una tendenziale ritirata strategica degli USA dalla regione: a partire dall’avvento dell’Amministrazione Trump, a Washington ha iniziato a delinearsi una nuova strategia che vedrebbe i nordamericani decisamente più interessati alle sorti del far east (estremo oriente) dove essi hanno necessità di lanciare un’offensiva politico-economica alla Cina e per adesso hanno iniziato a colpirla trasversalmente minacciando alcuni regimi politicamente ad essa assai contigui, come la Corea del Nord di Kim Il-sung e il Myanmar (ex Birmania). 

In medio oriente, il protagonismo della Russia ha iniziato a manifestare il suo carattere decisivo a partire da settembre 2015, quando su richiesta del Presidente siriano Bashar al-Assad (incapace di fronteggiare da solo le forze dello Stato islamico), Mosca ha deciso di scendere direttamente in campo nel conflitto siriano. 

L’inedito dispiegamento militare dei russi, unito all’abile tessitura politico-diplomatica architettata dal Ministro degli Esteri del Cremlino Sergej Lavrov, ha reso possibile in breve tempo la nascita di un solido fronte internazionale di forze compattamente ostili allo Stato islamico ed alle altre formazioni di miliziani di ispirazione jihadista. 
Ne è venuto fuori un comando integrato – dominato dalla componente sciita – che ha visto la partecipazione congiunta dei governi dell’Iraq, dell’Iran e della stessa Siria, oltre al movimento politico-militare libanese Hezbollah, il cui apporto è risultato molto significativo sul terreno dello scontro militare all’interno dei confini siriani. 

Dopo la ritirata dei miliziani jihadisti dalla città di Aleppo nel dicembre 2016 e con la più recente conquista della città di Deir Ezzor da parte dell’esercito regolare di Damasco, le sorti del conflitto siriano appaiono ormai definitivamente segnate con la quasi certa sopravvivenza al potere di Bashar al-Assad. 

La svolta sul terreno militare nel conflitto siriano si è accompagnata in questi ultimi tempi ad una lunga serie di clamorose novità e cambi di campo in tutto il medio oriente. 

Alternando il bastone e la carota, Vladimir Putin è riuscito nell’impresa titanica di costringere i più diversi attori del quadrante medio orientale a mutare la loro strategia di 180 gradi, ribaltando antichi equilibri consolidatissimi e, in alcuni casi, contribuendo a rompere i loro pregiudizi e la loro reciproca incomunicabilità. 
Il turco Erdogan con l'iraniano Ali Khamenei
Nell’azione di persuasione su ciascuno di questi attori è risultato decisivo, da parte russa, il fare leva su quanto sta a loro rispettivamente più a cuore e su cosa possa unire ciascuno di essi ad un altro partner della regione. 

Il neo-sultano turco Recep Tayyip Erdoğan, già sponsor di primo piano dell’ISIS, è stato convinto da Mosca ad abbandonare il progetto di destabilizzazione della Siria e a concentrarsi maggiormente sulla sua stessa sopravvivenza politica. 
Erdoğan si è trovato gioco forza costretto a prendere atto con l’incedere degli eventi che i suggerimenti di Putin andavano effettivamente incontro ai suoi interessi: dopo avere sventato (con il decisivo intervento di forze speciali russe) il tentativo di colpo di Stato atlantista che lo ha visto vittima nel luglio del 2016, egli ha progressivamente abbandonato l’obiettivo di eliminare dalla scena il siriano Assad, iniziando a preoccuparsi unicamente di scongiurare ad ogni costo la nascita di uno Stato curdo nei pressi dei suoi confini (come prefigurato da USA e Israele). 

Da ultimo, sempre con l’avallo decisivo di Mosca, lo stesso Erdogan ha avviato un patto di stretta cooperazione col regime degli ayatollah iraniani, anch’essi fortemente contrari alla nascita di un nuovo Stato curdo. 
Dunque, Turchia e Iran seduti ad uno stesso tavolo: uno scenario semplicemente impensabile soltanto fino a pochi mesi fa e reso possibile unicamente dai buoni uffici del Cremlino. 

Anche la monarchia del piccolo ma influente Stato del Qatar negli ultimi tempi ha cessato il suo sostegno alle milizie della galassia islamista già attive in Siria ed ha iniziato a trovare delle inedite convergenze strategiche con l’Iran: in ballo c’è la cogestione del più grande giacimento offshore di gas naturale liquido del pianeta, collocato a cavallo delle acque territoriali tra i due Stati dirimpettai nel Golfo Persico. 
A nulla sono valse le minacce di invasione da parte della monarchia saudita e la chiamata alle armi dell’Amministrazione Trump, entrambe furiose con Doha per la sua apertura a Teheran: in difesa dell’intangibilità del ricchissimo Qatar e della sua emittente pan-araba Al Jazeera sono immediatamente scesi in campo il Kuwait, l’Oman e la stessa Turchia di Erdogan, che si è detta disposta perfino a dislocare delle truppe di terra a protezione della monarchia degli al-Thani. 
L’immenso giacimento di gas naturale South Pars,
 nel Golfo Persico sarà cogestito tra Qatar e Iran

Il governo di Mosca, al fine di chiudere il cerchio protettivo attorno al Qatar e anche per premiare gli al-Thani per la loro cessazione nell’appoggio ai miliziani islamisti attivi in Siria, ha recentemente cooptato la famiglia reale del piccolo staterello del Golfo Persico all’interno del gigante energetico russo Rosneft, facendole acquisire un quinto della proprietà azionaria. 

Su un altro versante, Putin è apparentemente riuscito a convincere anche il falco israeliano Benjamin Netanyahu a dovere accettare suo malgrado l’inedito scenario appena delineatosi nella regione, a cominciare dalla integrità dei confini della Siria laica e baathista di Assad e dall’uscita dell’Iran (primo nemico in assoluto per Israele) dall’isolamento internazionale. 

In cambio, il Presidente israeliano ha preteso la garanzia che qualsiasi futuro tentativo dello stesso Iran o degli Hezbollah libanesi di insidiare lo Stato sionista incontrerebbe la ferma contrarietà di Mosca. 

Ma il protagonismo russo è vicino ad esplicare i suoi effetti anche all’interno del malconcio campo palestinese, tra le cui fila parrebbe che Mosca si stia adoperando negli ultimi tempi per favorire una inedita riappacificazione tra la fazione islamista di Hamas (dominante a Gaza) e quella laica di Al Fatah (al potere nei territori della Cisgiordania), con la prospettiva di dare vita ad un inedito governo di unità nazionale palestinese. 
Anche l’Egitto, ossia il Paese arabo di gran lunga più popoloso, da quando è retto dal regime militare guidato dal maresciallo al-Sisi, ha iniziato a sperimentare delle inedite forme di cooperazione militare con Mosca del tutto impensabili solo fino a pochi anni fa, tenendo conto che l’Egitto è dipeso per 40 anni dalle forniture statunitensi sia in campo economico che militare. 

Per chiudere il cerchio di questo epocale mutamento di assetti nella regione ed a suggello dei suoi recenti successi militari, economici e diplomatici, il 5 ottobre scorso Putin ha ricevuto in pompa magna a Mosca, per la prima volta in assoluto nella storia dei due Paesi, il capo della famiglia reale saudita, l'ottantunenne Salman bin Abdulaziz Al Saud, che ha raggiunto la capitale russa in compagnia di un codazzo di ben 1.500 dignitari e cortigiani. 
La monarchia di Riyad negli ultimi tempi ha il fiato corto: per colpa del ribasso record del prezzo del petrolio, le entrate statali sono arrivate a toccare i minimi storici, minacciando la stessa sopravvivenza dei Saud. 
L’indipendentismo curdo è fortemente sostenuto da Israele 

Ecco che dunque anche per l’Arabia Saudita si è reso di importanza decisiva sperimentare una inedita intesa commerciale con il governo di Mosca, al fine di stabilizzare il prezzo del greggio. 
Comunque la si pensi sul nuovo protagonismo geopolitico russo e sui riflessi che esso produrrà negli equilibri globali, è indubbio che da quando Putin ha assunto le redini in mano nella regione medio orientale, si è determinato un nuovo assetto contraddistinto dalla stabilizzazione dei conflitti e dall’appianarsi di antiche e ataviche incomprensioni. 

Il vecchio disegno degli israeliani e dei neocons americani di ridisegnare il “grande medio oriente” a loro piacimento, con la distruzione dei vecchi Stati nazionali e con la loro suddivisione lungo linee di faglia etnico-religiose (sciiti/sunniti, arabi/curdi, ecc.) in questi ultimi tempi sembra avere subito un significativo arretramento: nonostante ciò, è verosimile che tanto a Washington quanto a Tel Aviv si seguiterà ancora a lungo a sostenere strumentalmente l’indipendentismo curdo quale principale fattore di destabilizzazione nella regione.

Sotto quest’ultimo punto di vista, palese e scoperto è stato il sostegno fornito da Israele al recente referendum secessionistico promosso dal governo regionale del nord dell’Iraq, controllato dal clan curdo dei Barzani. 
Per intanto, tutte le strade del medio oriente sembrano portare a Mosca».

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PORTELLA DELLA GINESTRA: "IN QUESTO LUOGO SACRO"

Portella della Ginestra, venerdì 13 ottobre. 
Sul luogo ove il 1 maggio del 1947, venne compiuto l'eccidio terroristico contro il movimento contadino siciliano, i militanti della Confederazione per la Liberazione Nazionale, assieme ai fratelli siciliani, giurano di raccogliere gli ideali dell'emancipazione del lavoro e della sovranità popolare.
 
Il video qui sotto.


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12.10.17

LA LEGGE (E LA BANDA) DELLE TRE "B"

Rosatellum, ovvero la legge BBB: una truffa su-misura per il Bomba di Rignano, il Buffone d'Arcore e il Bulletto di Milano (quello che parla con le felpe) 
La fine ingloriosa di Salvini. Da "grande oppositore" a stampella del regime
 

Quel che c'era da dire sul Rosatellum l'ho già scritto QUI due settimane fa. Adesso siamo quasi all'atto finale. La Camera finirà di votare oggi la cosiddetta "fiducia" ad un governo che aveva dichiarato - non ridete - la sua "neutralità" in materia. Poi seguirà il Senato, verosimilmente con la stessa procedura. I ladri di democrazia hanno fretta, debbono mettere al sicuro il bottino cercando di non lasciare troppe tracce. Dunque ogni mezzo è lecito, anche se ci hanno sempre insegnato che non si cambiano le regole del gioco - tantomeno con la forzatura del voto di fiducia - un minuto prima che inizi la partita. Ma questa è l'Italia dell'autunno 2017, dove colui che dovrebbe essere "arbitro" (il santerello Mattarella) è invece in combutta con la banda di scassinatori che conduce le danze.

Certo, dopo i tre voti di fiducia ci sarà oggi pomeriggio quello finale a scrutinio segreto. Qui non mancheranno i dissidenti, altrimenti detti "franchi tiratori", ma aspettarsi non dico un sussulto democratico (quando mai!), ma anche solo un atto di orgoglio da parte di questo parlamento di peones (senza offesa per i peones, quelli veri) va sinceramente al di là di ogni ragionevole immaginazione. Ecco il risultato di aver voluto tenere in piedi ad ogni costo un parlamento reso illegittimo dalle sentenze della Corte Costituzionale. Ecco i frutti dell'errore - qui il riferimento è ad M5S - di non aver preteso, anche con una scelta aventiniana, il suo scioglimento dopo la grande vittoria del NO il 4 dicembre 2016.

Diversi commentatori si interrogano sulle presunte contraddittorietà del Rosatellum. In realtà questa legge non è affatto contraddittoria, basta che si capisca com'è nata e qual è il suo fine. Cose che ho cercato di spiegare nell'articolo già citato, ma che ricapitolo qui in due righe: questa legge nasce da un patto di ferro Renzi Berlusconi, ed ha lo scopo di riportare il fiorentino a Palazzo Chigi con l'ex cavaliere come partner principale e ben remunerato in quel che più gli interessa.

Capito questo si è capito tutto. Poi, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma questo è un altro discorso, e noi ci auguriamo che l'abbuffata di seggi che già pregustano gli vada invece di traverso. Di certo, pur nel pittoresco balletto delle tante leggi elettorali proposte in questi anni, mai se ne era vista una disegnata così su-misura, non solo per un partito, bensì per una persona, anzi due con l'aggiunta di un terzo: il Bulletto padano che parla con le felpe.

Come noto la "fiducia" sta passando alla Camera solo grazie al regalo di Forza Italia e della Lega, i cui parlamentari sono usciti dall'aula per abbassare il quorum. Grande eh, l'opposizione di Salvini! E questo si dovrebbe scontrare niente meno che con l'Europa! Sai che paura a Bruxelles! Sta di fatto che sulla prima fiducia i Sì sono stati 307, sulla seconda 308. Al di sotto quindi della soglia di 316 che corrisponde al 50%+1 dei membri della Camera. Evidentemente la "fiducia" non è poi così forte neppure nel Palazzo, figuriamoci nel Paese.

Ma la scommessa dei ladri di democrazia è semplice: le leggi elettorali sono cose complicate, apparentemente astruse e comunque incomprensibili ai più. Dunque, calcolano i lestofanti, il danno di immagine sarà minimo. Poi di corsa alle elezioni, in modo da rendere difficile la partecipazione a chi dovrà raccogliere le firme. Quindi una campagna elettorale che proverà (vedremo con quale successo) a restaurare il teatrino della politica del bipolarismo che fu. A destra diranno di aver messo su una coalizione per vincere (boom!), idem nel redivivo centrosinistra di Renzi-Alfano-Pisapia (doppio boom!).

In realtà tutti sanno che le coalizioni del Rosatellum servono solo a raggranellare seggi, non a precostituire una maggioranza di governo. Tanto è vero che, a differenza del Mattarellum, la legge prevede che siano i partiti, non le coalizioni, a presentare il proprio programma elettorale.

Per raggiungere i propri scopi la banda delle tre B (il Bomba di Rignano, il Buffone di Arcore e il Bulletto di Milano) non si è posta limiti. Nel Rosatellum c'è tutto il peggio delle leggi elettorali dell'ultimo quarto di secolo. Quelle che sono state in vigore per qualche anno, come quelle abortite prima di vedere la luce. Ci sono i collegi uninominali all'inglese come nel Mattarellum, c'è il meccanismo delle coalizioni artificiali (con tanto di liste civetta) come nel Porcellum, ci sono le liste bloccate com'era nella legge calderoliana ma pure nel Tedeschellum saltato a giugno. E da quest'ultima legge si importa anche il meccanismo di voto unico su quota maggioritaria e proporzionale, un escamotage per favorire le forze teoricamente avvantaggiate nel maggioritario (in pratica la solita banda delle tre B di cui sopra).

Se tutto andrà come predisposto, dopo il voto la coalizione di destra si dividerà: Berlusconi se ne andrà con Renzi, mentre Salvini si rimetterà la felpa del grande oppositore. Ma per favore! Questo pagliaccio, che ama presentarsi come anti-sistema, ha deciso di fare invece da stampella ad una squallida operazione sistemica che punta a stabilizzare la prossima legislatura grazie ai trucchi del Rosatellum.

E perché lo fa? Semplice, per raccattare qualche seggio in più al nord. E' questo il prezzo al quale si è venduto al duo Renzi-Berlusconi. A questo punto, l'unica felpa che dovrebbe indossare dovrebbe portare la scritta «mi vergogno di me stesso».

Al momento non possiamo sapere come andrà il voto finale di oggi pomeriggio a Montecitorio. Teoricamente la maggioranza per l'approvazione della nuova legge-truffa è larghissima. Praticamente, i numeri saranno invece assai più bassi. E non è affatto escluso che proprio i voti della pattuglia leghista risultino alla fine decisivi. Ma decisivi per che cosa? Certo, per mandare in parlamento qualcuno in più dalle valli della bergamasca. Ma, soprattutto, decisivi per garantire una legislatura piena al prossimo governo Renzi. Grande oppositore il Salvini, grande oppositore...

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10.10.17

SICILIA: UN ATTO GRAVISSIMO E INACCETTABILE

NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!
 

Ultim'ora
 
L'Ufficio Centrale regionale presso la Corte d'Appello di Palermo ha comunicato ieri sera di aver ricusato la lista "NOI SICILIANI CON BUSALACCHI - SICILIA LIBERA E SOVRANA".


Secondo Lorsignori, la sola vera novità del panorama politico siciliano, l'alleanza tra sovranisti costituzionali e autonomisti storici non deve avere accesso alle prossime elezioni regionali.
 

La notizia ha fatto immediatamente il giro, non solo dell'isola, è stata rilanciata da tutte le agenzie, media e Tv nazionali.
 

Perché questa bocciatura? le agenzie non lo dicono, così il cittadino potrebbe pensare che i nostri amici e compagni non ce l'avrebbero fatta a raccogliere le firme necessarie. 
NIENTE DI TUTTO QUESTO!
LE MIGLIAIA DI FIRME NECESSARIE CI SONO E SONO TUTTE VALIDE! 

E allora, a quale CAVILLO formale si sono aggrappati Lorsignori?
 

Leggiamo dal ricorso presentato quest'oggi:

«2. In data 08.10.2017, codesto Ufficio ha deciso l’esclusione della lista regionale “Noi Siciliani con Busalacchi – Vox Populi – Sicilia Libera e Sovrana”. Parte delle sottoscrizioni risulterebbe priva di timbro di congiunzione dell’amministrazione comunale, così determinandosi un difetto nel numero minimo necessario di sottoscrizioni valide.
La ragione di esclusione della lista, pertanto, è essenzialmente ricondotta ad un eccepito difetto di sottoscrizione della lista regionale.
Il provvedimento impugnato è illegittimo e di esso se ne chiede l’annullamento..»


In pratica: le firme per la lista regionale (a cui sono collegate le nove provinciali) erano sufficienti ed erano tutte validate in moduli corretti e adeguatamente vidimati. L'errore consisterebbe nella mancanza di timbro nella copertina dei fascicoli dei moduli.

Quindi? RESPINGIAMO QUESTO SOPRUSO!
Quale che sia l'esito del ricorso in Corte d'Appello, si ricorrerà al TAR e se necessario al Consiglio di Stato.


E VINCEREMO!


E' intollerabile una legge elettorale regionale che obbliga a raccogliere migliaia di firme, in un isola enorme e con nove province in soli dieci giorni (dieci giorni!), o che sia sufficiente avere un deputato nell'ARS (assemblea regionale) per evitare di raccogliere le firme necessarie.


E' INTOLLERABILE CHE SIANO STATE AMMESSE LISTE NOTABILARI E ANTIPOPOLARI, ALCUNE CON CANDIDATI IN ODORE DI MAFIA, E SI CANCELLI LA SOLA VOCE DAVVERO ALTERNATIVA.


NO ALLA DEMOCRAZIA FEUDALE!



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O IL PIL O LA VITA di Mauro Pasquinelli

La sopravvivenza del sistema capitalistico è legata a doppio filo alla trasformazione delle nostre menti, dei nostri corpi e dei nostri organi interni in cestino della spazzatura dell'industria culturale ed alimentare.

I nostri corpi non hanno un anima, servono solo a raccogliere spazzatura sotto forma di consumo.

Più siamo insoddisfatti, più consumiamo, più il capitale gioisce. L'infelicità collettiva fa crescere il PIL (prodotto interno lordo) par...ametro con cui tutti i nostri politici misurano il successo delle loro azioni.

Più' ci ammaliamo di cancro più se la ridono le industrie farmaceutiche.
Le malattie fanno crescere il PIL...

Più inquiniamo più saltano di gioia le industrie del petrolio e del disinquinamento.
La devastazione dell'ambiente fa crescere il PIL.

Più facciamo guerre più esultano i fabbricatori di bombe e gli industriali del cemento.
La guerra fa crescere il PIL...

Più guerre scateniamo più migranti ed affamati danno l'assalto ai nostri paesi concedendosi per un salario di fame.
I migranti fanno crescere il PIL...

Più tecnologia sviluppiamo più persone gettiamo sul lastrico e nella precarietà. Disoccupazione e precarietà fanno crescere il PIL...

Più ansie ed insicurezze collettive più lavoro per psicologi, per fiction televisive, per i Barbara d'Urso e i venditori di fumo.
Le ansie fanno crescere il PIL...

Più delinquenti e criminali, più lavoro e profitti per le mafie e le carceri privatizzate, per giudici e avvocati, per xenofobi e politici da strapazzo.
Le mafie fanno crescere il PIL...

Più siamo soli più ci rifugiamo nella tastiera e nei "social media" alla ricerca di un senso da dare alla nostra breve esistenza.
La solitudine fa crescere il PIL...

Più le merci hanno breve vita e muoiono alla scadenza dettata da mode ridicole e pubblicità pervasiva, più spazzatura sommergerà il pianeta.
Moda, pubblicità e rifiuti fanno crescere il PIL.

Potremmo continuare all'infinito.

Tutto è razionalmente calcolato per fare delle disgrazie individuali e collettive il motore della vita economica. Il malessere sociale è il principium movens che anima il sistema economico in cui viviamo.

Il tempo sta per scadere. L'orologio della natura sta suonando il gong finale. Si avvicina il giorno in cui gli umanoidi dovranno svegliarsi e decidere: o il PIL capitalistico o la vita, o dare un un senso ai nostri giorni o una apocalittica barbarie.

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9.10.17

PALERMO: I PROTAGONISTI DEL FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI

Come da tempo annunciato si svolgerà SABATO 14 OTTOBRE A PALERMO, PRESSO IL CINEMA "Rouge et Noir", il FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI.

Qui sotto i protagonisti ed il programma del Forum.

Il Forum sarà preceduto, venerdì 13, alle ore 16:30, a Portella della Ginestra dalla CERIMONIA E GIURAMENTO SOLENNE IN MEMORIA DEI MARTIRI SICILIANI DEL LAVORO.

La manifestazione, alle ore 18:00, si trasferirà presso il Consiglio comunale di Piana degli Albanesi per l'incontro con la cittadinanza 


Programma e protagonisti del Forum


FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI
 
Sicilia: centro del Mediterraneo non periferia Sud dell’Unione europea

Palermo 14 ottobre, ore 10:00, cinema Rouge et Noir
 

Presiede: Moreno Pasquinelli 

Ordine dei lavoriIntroduce: BEPPE DE SANTIS
«Popoli sovrani per un Mediterraneo di pace e benessere»
 

Intervengono:
DIMITRIOS MITROPOULOS (Grecia)
Dipartimento esteri di Unità Popolare

«Come Unione europea e Troika hanno fatto della Grecia una colonia»

PEDRO MONTES (Spagna)
Economista, portavoce della Piattaforma Uscire dall’euro

«L’austerità uccide: il falso mito della ripresa economica spagnola»

LOURIMI AJMI (Tunisia)
Membro della direzione del Movimento islamico Ennahda

«L’Islam e l’Occidente: il Mediterraneo come luogo d’incontro di civiltà»

CHRISTIAN RODRIGUEZ (Francia)
Responsabile relazioni estere di France Insoumise

«Unione europea: Piano A, altrimenti Piano B»
 

RAMON FRANQUESA (Catalogna)
Docente di economia mondiale all’Università di Barcellona

«Verso la futura comunità dei popoli mediterranei»

ERASMO VECCHIO Noi siciliani con Busalacchi – Sicilia Libera e Sovrana

«Autonomia, autodeterminazione e sovranità alimentare»
 

FEDERICO M. BUTERA Professore emerito al politecnico di Milano
«Fermare il cambiamento climatico: per un alternativo modello sociale»

Conclusioni
 

FRANCO BUSALACCHI Candidato Presidente alla Assemblea Regionale Siciliana
«Sicilia al centro del Mediterraneo non periferia Sud dell’Europa»

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Referendum in Veneto e Lombardia: NOI NON VOTIAMO!


Referendum in Veneto e Lombardia:
NOI NON VOTIAMO!

L'arma dell'astensione contro il blocco di centro-destra-sinistra!


Il 22 ottobre gli elettori del Veneto e della Lombardia sono chiamati alle urne. In entrambe queste regioni si chiederà ai cittadini un avallo all'attivazione del terzo comma dell'articolo 116 della Costituzione, così come modificato dalla sciagurata controriforma voluta dal centrosinistra nel 2001.

Questo articolo afferma l'assurdo principio dell'«autonomia differenziata», in base al quale ogni regione (escluse quelle a cui è già riconosciuto uno statuto speciale) può richiedere «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia». Alla richiesta segue la trattativa con lo Stato (in pratica con il governo in carica) e, se l'accordo viene raggiunto, si passa all'approvazione di un'apposita legge da parte del parlamento.

Poiché questa richiesta non necessita di alcun requisito, e può essere fatta in qualsiasi momento, tutto dipenderà dalle mutevoli maggioranze parlamentari, determinando così le più disparate "soluzioni" ad un problema - quello del grado di autonomia delle Regioni - che dovrebbe invece essere fissato in maniera chiara ed inequivoca nella Carta costituzionale.

Quello che ci viene proposto non è il federalismo, come blatera qualcuno, quanto piuttosto una sorta di "regionalismo à la carte". Certo, di federalismi ce ne sono di tanti tipi, ma qui siamo di fronte solo ad un gigantesco pasticcio. Peggio, quel che viene avanti è una sorta di "mercato delle autonomie", dove solo le regioni più forti potranno ottenere più poteri, indipendentemente da ogni altra considerazione di natura storica, sociale o culturale.

I quesiti referendari nulla dicono in proposito, ma l'elenco delle materie sulle quali è teoricamente possibile chiedere maggiore autonomia (art. 117, così come modificato nel 2001)  è pressoché sterminato. Giusto per dare un'idea basti dire che si spazia dal commercio estero all'istruzione, dalla salute ai trasporti, dall'energia alla finanza, dalla previdenza integrativa alla giustizia...

Tutto ciò in teoria, perché in pratica le cose saranno comunque molto più complesse. Non è infatti certo un caso che siano passati ben sedici anni senza che nessuna regione  abbia attivato le procedure previste dall'articolo 116. Poi, un mese fa, ha iniziato il Consiglio dell'Emilia Romagna con il voto favorevole di Pd, Mdp e Sinistra Italiana.

Ovviamente anche Veneto e Lombardia non avevano bisogno di alcun referendum per farlo. Se invece hanno scelto di chiamare al voto è solo perché la Lega Nord (specie nella sua componente che fa capo ai due governatori Maroni e Zaia) vuole giocare una partita propagandistica in vista delle prossime elezioni politiche e regionali (in Lombardia si voterà nel 2018).

Di fronte a questa situazione, la Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) si pronuncia per il boicottaggio dei due referendum del 22 ottobre, invitando i cittadini interessati a non recarsi alle urne.

Diciamo astensione, perché andare a votare, sia pure per il NO, legittimerebbe comunque questi referendum-farsa. Referendum che vedono schierati per il SI' tutte le forze di destra eccetto FdI, i sindaci del Pd (a partire da quello di Milano), ed in buona sostanza lo stesso M5S, che in Lombardia ha concorso ad approvare il quesito da sottoporre al voto.

Un intero blocco sistemico è dunque in campo per far vincere il SI': alcuni lo fanno per meri interessi di bottega, altri per ingraziarsi comunque certe fette di elettorato, altri ancora perché si riconoscono nel disegno ultra-liberista dell'«Europa delle regioni». Sono questi ultimi i nemici più pericolosi. Essi puntano alla disgregazione dello Stato italiano, rendendo così il nostro Paese ancora più succube di un'Unione europea sempre più a guida tedesca. A questo proposito non scordiamoci che, in base all'art 117, tra i poteri potenzialmente oggetto di trattativa ci sono anche i «rapporti internazionali e con l'Unione europea delle Regioni».

L'unico modo di battere questo blocco è quello di delegittimarlo con l'astensionismo. In Veneto se non verrà raggiunto il 50%+1 dei votanti il referendum sarà nullo. In Lombardia il quorum invece non c'è, ma se il 50% non verrà raggiunto la sconfitta politica dei promotori sarà comunque evidente.

Come sovranisti democratici e costituzionali non contestiamo l'idea di una diversa distribuzione dei poteri, tra questi quelli delle Regioni. Contestiamo invece il folle "regionalismo differenziato" che qui ci viene proposto, che è peraltro l'esatto contrario di un federalismo democratico e costituzionalizzato in maniera seria all'interno di uno stato centrale forte, solidale e sovrano.  

Per tutti questi motivi la CLN invita all'astensione.
Se i non votanti saranno la maggioranza, il blocco dominante liberista ed eurista di centro-destra-sinistra uscirà sconfitto dal referendum!


Confederazione per la Liberazione Nazionale
per Italia Ribelle e Sovrana

Roma, 08 ottobre 2017



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8.10.17

PERCHE' ITALIA RIBELLE E SOVRANA di Emiliano Gioia

Perché non Italia Libera e Sovrana?
Perché il termine “Libera” esige pudicizia, bisogna essere puliti e soprattutto liberi, per usare questo aggettivo accanto al nome del nostro paese.
Come potremmo parlare di un'Italia Libera senza averla prima liberata?

Potrebbe essere un aspirazione, certo, chi non vorrebbe essere libero?
Ma chi può dirsi tale?

Nessuno al mondo può dirsi libero se nel mondo esiste anche solo una persona o un ente che può sindacare sulla sua esistenza.

Ci vuole pudicizia, bisogna saper arrossire parlando di libertà, avere un consapevole imbarazzo, nel pensare alle tante persone che oggi vengono sfruttate nel nostro paese. Bisogna arrossire pensando ai tanti nostri connazionali costretti ad espatriare per avere diritto al lavoro. Dobbiamo provare vergogna per i tanti nostri giovani che si arruolano e vanno a rischiare la vita in missioni di “pace”, alla ricerca di un riscatto sociale, indotto dal sistema consumistico.

Sui figli della nostra Italia tutto possiamo dire tranne che sono liberi.

Non siamo quelli che si dicono “puri”, in quella categoria ci si sono già infilati in tanti ed i posti sono esauriti, peccato penserà qualcuno di voi, meno male diciamo noi.

Meno male, perché noi con i “puri sgrillettatori della democrazia”, i cinque stelle, non abbiamo nulla a che spartire; meno male, perché con i “puri italici”, i “salviniani”, i “meloniani” non ci spartiremmo nemmeno l’aria di un parco; meno male perché tra i “puri” c’è tutta una masnada di sinistri figuri, ci sono quelli di Forza Italia i “forzisti”, troppa gente che parla di libertà con la stessa rapidità e leggerezza, con cui firma decreti criminali, salva lobby o salva banche, distruttori di generazioni di lavoratori e di diritti sociali, dai più elementari a quelli fondamentali.

Noi non siamo i bugiardi televisivi, né vogliamo esserlo, non siamo quelli che parlano alla nazione come dei venditori di pentole, non vi diremo mai quello che vorrete sentirvi dire, ma senza dubbio avrete da noi sempre e solo la verità, anche la peggiore delle verità.

Non useremo le statistiche, tanto care al sistema dei partiti, perché il capitale umano non è composto da numeri, è composto da donne e uomini.

Statisticamente ci farebbe comodo avere un nome più “vendibile”. Sarebbe più facile usare un termine accattivante come “Libera”, ma noi non vogliamo usare i metodi da mercanti della politica degli ultimi trent’anni, perché è anche a questa che ci ribelliamo.

Ribelle, questo deve essere il nostro paese!
Ribelli perché abbiamo dichiarato guerra al sistema economico mondiale; ribelli perché vogliamo che il nostro paese sia guidato dal nostro popolo, non dai soliti loschi figuri; ribelli perché vogliamo tornare alla bellezza, di una società giusta ed equa che riconosca i diritti degli uomini e delle donne che la compongono; ribelli perché non vogliamo più imposizioni da società sovranazionali che imperversano, facendo il buono ed il cattivo tempo, nella vita delle persone.

Ribelle al sistema che ha partecipato alla vita politica nel nostro paese fino ad oggi, con i metodi e gli strumenti promozionali succitati.

Non esistono partiti che non abbiano interessi in ambito economico.
Non esistono partiti che si mettano a disposizione del popolo e ne curino gli interessi.

Ed è evidente ormai il perché non esistano questi partiti, perché sono tutti teleguidati come droni, da oltre oceano o da Bruxelles.
Hanno lentamente stretto il cappio attorno al collo della nostra nazione, hanno fatto firmare trattati economici capestro dai fantocci che hanno messo alla guida dei nostri dicasteri, serrando mese per mese sempre più il nodo scorsoio e ogni anno tirano un po’.

Il nostro paese deve tornare ad avere la sovranità nazionale, senza se e senza ma, in funzione delle esigenze del nostro popolo e di tutti i popoli che abbiamo l’obbligo morale di aiutare.

Per questo insistiamo per la nostra Italia Ribelle e Sovrana.

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5.10.17

VEDI ANCHE TU QUELLO CHE VEDIAMO NOI?

«Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto di sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce». 

COSÌ SI CONCLUDE L' APPELLO DIFFUSO LA CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE (C.N.L.) AFFINCHÉ L'ITALIA RIBELLE E SOVRANA SIA PRESENTE ALLE ELEZIONI DEL 2018. 
Creato da Emiliano Gioia,* di seguito, il primo video del risveglio popolare...





 


* Emiliano Gioia fa parte del Coordinamento nazionale della C.L.N.

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4.10.17

IL NOSTRO PAESE di Emiliano Gioia


Il XXI secolo si presenta, per i proletari di ogni posto del mondo, come il periodo peggiore della storia dell’umanità, siamo giunti all’apocalisse.

Tra dieci anni non ci sarà più sufficiente lavoro per gli esseri umani, profetizzano i ricercatori di Bruegel, influente think-tank di Bruxelles, un gruppo di esperti impegnato nell'analisi e nella soluzione di problemi complessi, specie in campo economico, politico o militare.

Alcune professioni, si prevede, spariranno del tutto sostituite da macchine guidate da algoritmi, altri mestieri vedranno assottigliarsi sempre più la necessità di utilizzare mano d’opera per la produzione. 
Quelli del Boston Consulting Group definiscono questa nuova era “Industria 4.0”, un'epoca pronta a surclassare ogni altro periodo storico, favorevole al capitalismo ed a tutte le classi dirigenziali del pianeta. 
Ogni settore della società verrà toccato da questa ennesima, nuova, rivoluzione.
Questa deve essere una delle analisi, e dei motivi, che hanno spinto i pentastellati ad insistere per il reddito di cittadinanza, un obolo, a nostro modo di vedere, da parte dei  padroni per i proletari e comunque tutte le fasce più disagiate, per continuare ad alimentare il sistema consumistico necessario per rimpinguare i capitali dei “mangia vite”.

Gli stessi che hanno gridato al voto di scambio, di fronte alla paghetta offerta dal “divo” di Firenze, ai salariati poco prima di una tornata elettorale, piegano la testa al sistema economico che, dall’epoca di Henry Ford, ha saputo vedere proprio nei produttori di merci dei potenziali consumatori.

Certo non è direttamente un voto di scambio, certo questa tecnica non si palesa nell’immediato come una “marchetta” per ottenere una maggioranza politica, ma quante vite verranno “acquistate” dal sistema capitalistico con questo strumento?

Per quanto concerne i robot, Karl Marx del resto fu ancora più profetico del gruppuscolo di Bruxelles, analizzò nel XIII° capitolo del capitale l’avvento delle macchine nella produzione industriale, spiegando come i robot non sarebbero state di nessun aiuto nella vita degli uomini, e che tutt’ al più sarebbero state complici di eccessi di produzione con nuovi ulteriori problemi, che si sarebbero riversati sulle comunità. 
Gli eccessi di produzione già esistono, e creano non pochi problemi alle nostre aziende, tra rifiuti da smaltire e aumento del costo dei prodotti, perché il prezzo comprende, alla voce “costi di gestione”, il prezzo dello smaltimento del surplus produttivo.

Ed è per questo che molte società hanno trovato degli escamotage, spesso fingiamo di non esserne a conoscenza, ma molti di noi sanno dove finiscono, non è forse vero? 
In Africa, passando dalla voce “costi di gestione” alla voce “donazione”, facendo risparmiare alla nostra industria i costi di smaltimento e consentendo loro di ricevere anche degli sgravi fiscali (che paga la comunità).

Il nostro, non poteva nemmeno immaginare a che punto sarebbe arrivata l’ingordigia umana, né a che livelli di sublimazione sarebbero arrivate le tecniche economiche concernenti il lavoro ed il plus-lavoro. 

Quello che sfugge al popolo è che con l’obolo statale (di questo si tratta), se da una parte viene alla mente l’idea di stare in panciolle e ricevere dei soldi a casa per sopravvivere, potrebbe anche essere piacevole per alcuni, il resto dei lavoratori professionalmente più qualificati dovranno, per conseguenza logica, soffrire nuove ulteriori pressioni fiscali e subire ulteriore consumo dei diritti civili e lavorativi, raggiunti con decenni di lotte, per spingere realmente ad un totale smembramento dell’industria, dell’artigianato, delle professioni, per spianare la strada all’avvento di nuovi schiavi meccanici.

Il paese Italia non ha bisogno di beneficenza, né di robot, né di vendere l’anima ai chiaroveggenti Bostoniani per conoscere il suo futuro. La nostra nazione seppur inclusa tra i paesi più industrializzati del mondo, ha da sempre nell’indotto dell’artigianato, dell’alimentazione, del turismo, del manifatturiero e dell’agricoltura le sue punte di diamante, i robot non sono altro che una scelta politica per un nuovo assetto societario della nostra patria.

Nessun uomo dovrebbe elemosinare il lavoro, nessun uomo dovrebbe vivere di sussistenza, se avviene è perché il paese in cui vive ha fallito nella gestione della sua economia per scelte politiche, mai per il rinnovamento tecnologico.

Saremo all’apocalisse un giorno, ma non tra un decennio e forse nemmeno tra cento anni, se accetteremo di assolvere ai nostri compiti di uomini e donne liberi, se entreremo nella logica che un paese sovrano non si fa imporre nulla da degli occhialuti pensatori asserviti ai progetti egemonici per l’economia di chi dell’imperialismo ha fatto il proprio credo.

Fuori da questi meccanismi c’è tutto un mondo, c’è un' Italia Ribelle e Sovrana.


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3.10.17

ELEZIONI 2018: LA NOSTRA PROPOSTA - ITALIA RIBELLE E SOVRANA


Importanti elezioni sono alle porte. Sinistre, destre e M5S continueranno a perpetuare l’attuale disegno europeo se non li fermiamo prima. Non basta cambiare l’orchestra, occorre cambiare musica. Facciamo in modo che i cittadini trovino nelle urne un’alternativa reale! Un progetto di società libero dallo strapotere delle multinazionali, dal giogo dell’Europa e dal collasso ecologico globale. Ci rivolgiamo a coloro che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ha il diritto di sperare. 
  1. ABISSO. La Terra è la sola casa che abbiamo, ma su di essa incombe una doppia minaccia: l’eco-cidio e una guerra catastrofica. Il sistema economico per cui l’accumulazione del capitale e la produzione smisurata di merci sono al di sopra di tutto, non solo distrugge la natura e dissipa le sue risorse, ma crea discordia tra i popoli. Non ci sarà pace nel mondo finché un pugno di superpotenze vorranno imporre il loro predominio. L’umanità è una, le civiltà diverse e molte le nazioni. Una coabitazione pacifica chiede un ordine multipolare giusto, rispettoso dell’indipendenza dei popoli.
  1. IL MALE. La globalizzazione ha accentuato il marasma mondiale. L’economia è ostaggio di un manipolo di multinazionali e di predatori senza scrupoli, mentre l’ossessione della crescita senza fine ha condotto alla fine della crescita. Il mercato lasciato a sé stesso produce caos, diseguaglianze, conflitti. Occorre una nuova economia in cui si produca il necessario e si consumi il giusto, in cui prioritario sia l’interesse collettivo, di cui lo Stato, come indica la nostra Costituzione, sia garante in quanto espressione della volontà generale e non di un’esigua minoranza di plutocrati.
  1. ELYSIUM. La società è malata, depressa. Sta nascendo una nuova specie di uomini-bestie, individualisti, privi di ogni ideale sociale, pieni di disprezzo verso il prossimo. Ostili a tutto ciò che è umano, le élite dominanti perseguono il turpe disegno di una società neo-schiavistica. Da una parte una moltitudine di paria privi di diritti, chiusi in un mega-reclusorio gestito da algoritmi atti a sorvegliare ogni attimo della nostra vita ed a plasmare e distorcere bisogni e sogni. Al lato opposto una confraternita di milionari arroccata nei suoi fortilizi inespugnabili sorvegliati da robot armati fino ai denti.
  1. SAPERE E POTERE. Libertà, diritti e democrazia saranno gettate in un buco nero senza fondo. Le tecno-scienze, da strumenti per il progresso universale sono diventate mezzi di regresso civile. Già oggi un pugno di multinazionali finanziano e indirizzano la ricerca scientifica per modellare la vita e il mondo in funzione dei loro scopi. Risorge il disegno nazista della manipolazione genetica, mentre tecnologie sofisticate vengono utilizzate per drogare e addomesticare i cittadini. Più la rivolta è necessaria, più il potere la scongiura come un delitto sociale.
  1. INCUBO. Questa Unione europea è moribonda. Spacciata come sogno, si è rivelata un incubo. La rimozione delle paratie statuali, la sua moneta unica, i suoi micidiali trattati, hanno aumentato gli squilibri economici, rinfocolato le rivalità, succhiando sangue all’Italia dopo avergli causato una mortale anemia. Non più padroni a casa nostra abbiamo governi che eseguono i comandi del “pilota automatico” neoliberista. Questo grazie alle élite italiane economiche e istituzionali, le quali, spalleggiate dai politicanti di destra e di sinistra, pur di soggiogare il nostro popolo, hanno stretto un patto sedizioso con i poteri forti degli altri paesi.
  1. DISCORDIA. La Germania, diventata la principale potenza europea, tende a sottomettere i paesi più deboli come satelliti. Questa supremazia, oggi come ieri, è foriera di nuovi e devastanti conflitti europei. Per evitare un cataclisma l’Unione dev’essere smantellata. Solo sulle sue ceneri i popoli potranno domani decidere di unirsi in una confederazione europea (non solo occidentale) di nazioni sovrane.
  1. SOVRANITÀ. Se l’Italia non esce dalla Ue, se non riconquista la sua indipendenza, finirà per sparire come nazione storica, col Nord che diventerà una provincia del nuovo impero tedesco, ed il resto del Paese condannato alla rovina. Non ci sono vie di mezzo: o gli italiani si alzeranno in piedi o saranno condannati a vivere in ginocchio. Non si tratta di restaurare vecchi regimi, ma di far nascere una nuova Italia, forte delle sue radici umanistiche, universalistiche e democratiche.
  1. REDENZIONE. Va debellato il virus della rassegnazione fatalistica. Quella che l’italiano sarebbe un popolo bue destinato ad obbedire a chi comanda, per cui vale il vecchio motto “Francia o Spagna basta che se magna”, è una frottola velenosa messa in giro dalle élite dominanti che rovesciano su chi sta sotto la sindrome disfattista di chi sta sopra. Nei momenti decisivi gli italiani delle più diverse classi sociali, si sono gettati nella mischia per difendere la patria e la giustizia sociale, segnando così il corso della storia, anche europea e mondiale.
  1. SOTTOSOPRA. Il giorno del giudizio è vicino. Chi sta in alto ci ha dichiarato una guerra di civiltà e si sta preparando al finale di partita. Se non possiamo affidare il nostro futuro e quello dei nostri figli in mano a chi ha distrutto il nostro Paese, non possiamo consegnarlo in quelle di movimenti e partiti che strillano per le crepe nell’intonaco ma non vedono che la casa sta crollando, non hanno alcun progetto di Paese e chiedono i voti a chi sta sotto per servire chi sta sopra.
  1. CONTRATTACCO. Quello che leggi è un invito all’impegno politico. Bisogna attivarsi, organizzarsi, unirsi, dare l’esempio, costruendo una comunità politica che sia l’embrione dell’Italia futura. Ci rivolgiamo a quelli che sono stanchi di sperare e che invece vogliono crederci, poiché solo chi fermamente crede ed ha una fede, ha il diritto si sperare. Il futuro appartiene a chi lo fa, non a chi lo subisce.
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