FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI

25.9.17

DI MALE (M5s) IN PEGGIO (i sinistrati) di Leonardo Mazzei

Se M5S ha deciso di trasfigurare la sua originaria carica anti-sistemica nel volto senza idee di Di Maio l'insipido, qual è la proposta della sinistra sinistrata?
Piemme si è occupato ieri l'altro della farsa pentastellata, quella che ci ha portato dalla "democrazia della rete" alle primarie senza avversari. Quelle fatte solo per incoronare Di Maio l'insipido. Non solo una scelta neo-democristiana, ma pure una scelta perdente. Ieri sera, un ex M5S - una categoria in costante aumento - mi ha detto: «secondo me i vertici del movimento hanno deciso di perdere». Non sono sicuro che questa sia la diagnosi corretta, ma la prognosi mi pare certa. 

Aggettivare come "bulgara" la farsesca votazione dei Cinque Stelle è ormai un luogo comune di cui abusano tutti, i piddini in primo luogo. E, tuttavia, come dargli torto in questo caso, vista la figuraccia che i pentastellati si sono confezionati da soli? E poi, come non vedere che è tutto il loro sistema di selezione dei candidati che fa acqua da tutte le parti? Ieri è arrivata la notiziadella "sospensione" delle primarie siciliane di M5S da parte del tribunale di Palermo. Sia chiaro, chi scrive detesta e condanna questa continua intromissione della magistratura in vicende interne di partiti e movimenti, ma non è forse sempre stato M5S a benedire e santificare ogni rutto tribunalizio? Bene, chi è causa del suo mal pianga se stesso. 

Astrattamente parlando, l'incipiente crisi pentastellata dovrebbe aprire grandi praterie a sinistra. Ma così non è e così non sarà. Ce lo dicono con chiarezza - ma sinceramente non avevamo dubbi - le ultime news provenienti dalla sinistra sinistrata.
Ma che cos'è esattamente la sinistra sinistrata? Non è semplicemente la sinistra che perde, che questo di per sé non è una colpa. E' invece la sinistra che non può vincere, visto che ha scelto di separarsi deliberatamente dal popolo, dal comune sentire degli strati più profondi della società, quelli più colpiti dalla crisi e dalla globalizzazione. E' una sinistra che ha molti slogan ma nessuna idea; tanti "valori" ma nessun programma.

Naturalmente in questa sinistra sinistrata c'è un po' di tutto: persone oneste quanto confusionarie, come maneggioni e saltimbanchi sempre pronti all'ennesima giravolta. Politicamente, essa si può suddividere all'ingrosso in due categorie: gli ultrasinistri e gli ultraopportunisti. I primi sono ormai al livello della setta, dei secondi ci occuperemo nelle prossime righe. 

Dice una diffusa narrativa, ma ancor più ce lo dicono i fatti, che esista una sorta di catena che tiene in qualche modo legati fra loro il Pd e le sinistre che si vorrebbero "alternative" e/o "radicali". Almeno un tempo le cose erano chiare. Esisteva un cosiddetto centrosinistra che inglobava anche due liste falcemartellate (il Prc ed Il Pdci). Ma adesso? Adesso di acqua ne è passata sotto i ponti, e solo a dire "Pd" si prova una certa vergogna. Dunque la catena è più nascosta, ma pur sempre esistente.

Ma quanti e quali sono gli anelli di questa catena? Ce lo dicono assai chiaramente le cronache degli ultimi giorni. 

Intanto elenchiamo gli anelli. Andando dal Pd verso sinistra, essi sono: Campo Progressista, Mdp, Sinistra Italiana, Rifondazione Comunista.

La vocazione di Campo Progressista, a partire dal suo leader Pisapia, è fin troppo chiara. Costui, messo in pista dai soliti poteri forti (sfacciata la sponsorizzazione de la Repubblica), ha sempre detto di voler fare da spalla a Renzi. Del resto nelle urne del 4 dicembre egli depose un gigantesco Sì, e tanto poteva bastare. In ogni caso, non più tardi di lunedì, per l'ex primo cittadino di Milano ha parlato l'attuale sindaco di Cagliari Zedda, il quale ha sentenziato che «Non può esistere il centrosinistra senza Pd». E come dargli torto, se l'obiettivo è quello di rifare il centrosinistra?
Quale sia l'offerta politica di Campo Progressista ce lo dice del resto il suo stesso sito, che è utile vistare per rendersi conto - oltre che dell'inesistente "aggiornamento" delle informazioni - dell'assoluta mancanza di contenuti. Ad ogni modo due sono le notizie che campeggiano nella home. La prima (8 settembre), che vorrebbe essere una minaccia: «Pisapia: "Basta con il fuoco amico o farò un passo indietro"». La seconda, che rimane pur sempre una simpatica confessione, è la seguente: «Pisapia: "Il Pd non è il mio nemico. L'abbraccio a Boschi polemica inutile». Questa frase epocale è del 24 luglio, ma il suo evidente valore storico ha consigliato di lasciarla ben in vista per due mesi...

Che il piccolo anello di Campo Progressista sia ben avvinghiato all'anellone chiamato Pd è cosa talmente ovvia da non dover sprecare altre parole. Se lo facciamo è solo perché Pisapia-il-nulla è stato recentemente riconosciuto come leader dalla stessa congrega dei fuoriusciti dal Pd, denominatasi per ora Mdp. Tra costoro non mancano i mal di pancia, ma visti i magri sondaggi, e considerato che la loro storia politica non ha prodotto leaders ma al massimo solo qualche peones, sembrano non poter fare a meno del volto pacioso quanto nulladicente del Pisapia. Il che spiega già tutto.

Ad ogni modo ci ha pensato il senatore Manconi a precisare che nell'incontro tra Mdp e Campo Progressista, Pisapia ha posto delle condizioni. Tra queste quella decisiva sancisce che: «Il rapporto con il Pd è ineludibile». E qui - non che ci fossero dubbi - anche il secondo anello, rappresentato da Mdp, viene ben fissato alla catena.

E Sinistra Italiana? In realtà costoro sono una certezza. Ha voglia il Fratoianni di sbracciarsi a proclamare l'alternatività al Pd: e chi gli crede? Il suo partitello altro non è che una piccola Sel, altro mostriciattolo che nacque giusto per non uscire da quella strutturale subalternità. Ora, è vero che gli organismi viventi si evolvono, ma il Dna una sua importanza ce l'ha sempre.
A scanso di equivoci c'è comunque la Sicilia. Lì Sinistra Italiana (SI) ha scelto senza se e senza ma l'alleanza con Mdp, operazione che fa da apripista all'inciucio per le elezioni politiche. Chiudiamo con costoro con una piccola nota di colore sempre sulla Sicilia. Siccome unire tante forze solo per provare a raggiungere lo sbarramento del 5% è cosa un po' disdicevole, ecco che la sparano grossa: secondo il sito di SI, il candidato del listone sinistrato Claudio Fava sarebbe al 25%. Boom, boom, diciamo (come si esprimerebbe il correligionario D'Alema) quadruplice boom, visto che per ottenere il loro risultato quel venticinque andrà diviso grosso modo proprio per quattro. 

Bene, dopo aver sistemato anche il docile anello di SI, rimane quello di Rifondazione Comunista. I rifondaroli si agitano, ma come al solito non hanno una linea politica degna di questo nome. "Mai più con il Pd", dicono da tempo. Ma questo significa che abbiano una strategia alternativa? Neanche per sogno. Anche in questo caso la Sicilia insegna. Contro certe dichiarazioni di Fava strilla il segretario nazionale Acerbo e strillicchia quello siciliano Cosentino, ma ad oggi non risulta alcun ripensamento sulla scelta di stare tutti uniti, più o meno appassionatamente, nel listone sinistrato.

Certo, alle elezioni del 2018, per il Prc sarà un po' più dura fare da quarto anello di una catena tenuta in mano dal Pd e dai poteri forti, ma ancor più difficile sarà una scelta di rottura e di autonomia politica. Questo per due motivi: primo, perché manca appunto un'autonomia strategica; secondo, perché tale assenza va di pari passo con l'ossessione del rientro in parlamento. Sarà dunque quest'ultimo aspetto a rivelarsi decisivo. Vorrà il listone dei sinistrati uniti accogliere nelle proprie fila, assicurandogli almeno due/tre seggi, anche Rifondazione Comunista? Al momento non lo sappiamo, ma visto che i sondaggi sono alquanto magri per tutti, è probabile che qualche strapuntino venga infine trovato anche per i rifondaroli. E siccome il regista di tutto ciò sarà verosimilmente Massimo D'Alema, che almeno certi conti li sa fare, è probabile che Acerbo e Ferrero saldino il loro quarto anellino della catena.

Dice: e il Brancaccio? E i "mitici", si fa per dire, Falcone e Montanari? Al momento usciti dai radar, e chissà mai se vi rientreranno. Ma se lo faranno sarà solo per controbilanciare, non certo per contrastare, il progetto Pisapia-Mdp.
Ecco qui l'altro chiodo che crocefigge definitivamente le speranze alternativiste del Prc. Essersi messi alla coda del duo di cui sopra è stato il solito errore marchiano di un gruppo dirigente ormai allo sbando.

In conclusione, se di M5S possiamo oggi dire tutto il peggio possibile - e per il sottoscritto la cosa peggiore non è neppure l'incoronazione di Di Maio l'insipido (tanto a Palazzo Chigi non ci andrà di certo), quanto la rinuncia al combattimento a viso aperto di chi pure non è d'accordo con lui - sui sinistrati dobbiamo dire anche qualcosa di più. La loro inutilità politica dal punto di vista del popolo lavoratore è manifesta da tempo, ma costoro non si risparmiano davvero per ricordarcela ad ogni mossa.
Cosa resta da fare allora in vista delle prossime elezioni politiche? Pur con tutte le difficoltà dell'impresa, l'unica proposta seria è quella della Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN). Una proposta che potrà materializzarsi solo se scenderanno in campo migliaia di attivisti. Tutto da verificare, è ovvio. Ma almeno in questo caso una proposta chiara c'è, è quella di un'Italia Ribelle e Sovrana. Un'alternativa non solo elettorale, ma politica. Che guarda all'oggi ed ai passaggi decisivi di un domani assai vicino. 

Chi non si arrende, chi vuol iniziare a ribellarsi, batta subito un colpo.
 
 

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22.9.17

FORUM DEI POPOLI MEDITERRANEI Palermo 14 ottobre

La Sicilia periferia dell’Europa o centro del Mediteranneo?

In una Europa a trazione tedesca quali sono le prospettive per la nostra regione e per gli altri Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum? Cosa è stato fatto finora per favorire lo sviluppo del Sud dell’Europa? Sono alcuni dei temi che verranno affrontati nel corso del Forum internazionale che andrà in scena a Palermo il prossimo 14 Ottobre – dalle 10 alle 16 – presso il “Cinema Rouge Noir” di Piazza Verdi.

Una iniziativa promossa da Noi Siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana e dalla Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN) che riunisce tutti quei movimenti che, accanto alle storiche rivendicazioni del mondo del lavoro, si stanno battendo per ricostruire un blocco anti-liberista di unità popolare che sappia opporsi alla dittatura della finanza che sta affamando i popoli, in particolare quelli mediterranei.

Il Forum porterà nel capoluogo siciliano esponenti dei movimenti popolari di Spagna, Catalogna, Grecia, Francia, Tunisia e di altri Paesi uniti da una critica radicale nei confronti dei trattati europei da loro definiti “ultra-liberisti e funzionali unicamente al capitale finanziario”.
Dalla Francia arriveranno protagonisti del movimento di “La France Insoumise” movimento della sinistra francese che fa capo a Jean-Luc Mélenchon che, alle ultime presidenziali, con il suo 19% ha battuto il Partito socialista fermo al 6%.
Dalla Spagna arriveranno esponenti dei vertici di Podemos, il partito nato dal basso che fa capo a Pablo Iglesias.
Delegati anche dalla Catalogna, scossa dalla battaglia per l’indipendenza.
Dalla Grecia avremo Laiki Enotita (Unità Popolare) ... e tanti altri ancora.

Il Forum sarà un’occasione per fare della Sicilia un vero e proprio laboratorio per una nuova sinistra europea che possa ridare voce ai popoli e che possa riaffermare il primato della politica - quella vera, quella esercitata nel nome della democrazia - su una economia prigioniera delle lobby finanziarie il cui unico scopo è garantire la sopravvivenza dell’oligarchia che regna in questa Unione europea.

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21.9.17

LA C.L.N. IN VENEZUELA

Si è concluso nella serata di ieri, a Caracas, l'incontro internazionale "Dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana".

La Confederazione per la Liberazione nazionale (CLN) su invito delle autorità venezuelane ha inviato come portavoce Fabio Frati [a destra nella foto in una pausa dei lavori della plenaria], che ha anche portato i nostri saluti e la nostra solidarietà.

L'incontro ha approvato all'unanimità il seguente Manifesto.



«Los y las representantes de las organizaciones políticas, sociales, religiosas y sindicales; y las personalidades e intelectuales de 60 países del mundo que nos hemos reunido en Caracas, del 16 al 19 de septiembre de 2017, en el marco de la Jornada Mundial “Todos Somos Venezuela: Diálogo por la Paz, la Soberanía y la Democracia Bolivariana”; respaldamos firmemente al pueblo y al gobierno de Venezuela ante los ataques del imperialismo norteamericano, que día a día arrecia sus acciones de desestabilización contra la Patria Bolivariana; acciones que tienen su expresión más dramática en la violencia fascista desatada entre los meses de abril a julio del presente año, que dejó el lamentable saldo de 115 ciudadanos fallecidos, miles de heridos, destrozos generalizados y la agresión psicológica de la que fue objeto todo el pueblo venezolano. 

Hoy, el imperialismo norteamericano asume la agresión política de manera directa en la persona del presidente de Estados Unidos, Donald Trump, quien además de amenazar con emplear sus fuerzas militares contra Venezuela, encabeza una acción de cerco diplomático pocas veces vista, desde la Organización de Estados Americanos (OEA), con la participación de algunos gobiernos del área, a objeto de socavar la fortaleza de la democracia bolivariana; al tiempo que, mediante una Orden Ejecutiva, oficializa la práctica del bloqueo financiero que ya venía aplicando “para asfixiar a la economía venezolana”. 

La agresión imperialista contra la Revolución Bolivariana constituye una flagrante violación de la Proclama de América Latina y el Caribe como Zona de Paz, refrendada por los presidentes de todos los países de la región durante la II Cumbre de la Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños (CELAC), efectuada en La Habana en enero de 2014, en la que se defiende el derecho soberano de cada país a definir su propio destino sin injerencia extranjera. 

El gobierno del presidente Donald Trump, junto a destacados voceros de la oposición antinacionalista venezolana, despliega un plan dirigido a desestabilizar a las instituciones del Estado, mediante un conjunto de maniobras que fueron develadas y derrotadas gracias a una decisión política de alto calibre, que se fundamenta en el pensamiento filosófico del Comandante Hugo Chávez, líder histórico de la Revolución Bolivariana, como fue la elección, instalación y puesta en marcha de la Asamblea Nacional Constituyente. Con la Constituyente, el pueblo venezolano inaugura un nuevo momento histórico, que ratifica y profundiza las bases del Estado social, democrático, de derecho y de justicia consagrado en la Constitución Bolivariana del año 1999; al tiempo que, alcanzó la paz, en una clarísima demostración del fracaso de las fuerzas de la extrema derecha que protagonizaron el horror de la violencia generalizada. 

Los y las representantes de las organizaciones políticas, sociales, religiosas y sindicales; y las personalidades e intelectuales que asistimos a esta Jornada Mundial “Todos Somos Venezuela: Diálogo por la Paz, la Soberanía y la Democracia Bolivariana”, tenemos la firme convicción de la importancia del diálogo político promovido por el presidente Nicolás Maduro, que tuvo su expresión más reciente en la reunión que sostuvieran en República Dominicana los representantes del Gobierno Bolivariano con los de la denominada Mesa de la Unidad Democrática, alianza que reúne a todos los factores de la oposición venezolana. De allí que, respaldamos firmemente la propuesta de diálogo impulsada por el Gobierno Bolivariano. 

Destacamos que, muy por el contrario de lo que afirman los factores de la extrema derecha en distintas partes del mundo, con apoyo de las grandes transnacionales de la desinformación; la agenda electoral y democrática sigue su curso. En Venezuela, en unas semanas habrá comicios regionales, y los municipales y presidenciales serán en 2018; así como el referendo que confirmará o no el nuevo texto constitucional que elabora la Asamblea Nacional Constituyente. ¿Qué país del mundo puede exponer una práctica democrática de tal dimensión? 

De allí que, condenamos la canallesca mentira, las falsas noticias y las tergiversaciones sobre la realidad venezolana, como principal estrategia sobre la cual se pretende desacreditar a la Revolución Bolivariana y al legítimo gobierno del Presidente Nicolás Maduro. 

Asimismo, apoyamos el esfuerzo que el gobierno y el pueblo de Venezuela hacen para superar los serios problemas derivados de la guerra económica, conducida desde las más altas esferas del gobierno estadounidense. Nuestro compromiso con la paz, la soberanía y la democracia bolivariana está íntimamente vinculado al desarrollo de una amplia y permanente jornada de solidaridad en cada país, impulsada por cada organización política, social, religiosa y sindical de carácter democrático participante de esta Jornada. La defensa de la Revolución Bolivariana es un deber ineludible de los pueblos de América Latina, el Caribe y el mundo; en el entendido de que en Venezuela se defiende el derecho a la soberanía, la independencia, la autodeterminación y la integración de nuestros pueblos. 

A decir de José Martí, con la defensa de la independencia de Venezuela evitaremos que Estados Unidos caiga con esa fuerza más sobre nuestras tierras de América». 

Caracas, 19 de septiembre de 2017

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18.9.17

Die Linke è un'alternativa alla socialdemocrazia? di INGE HÖGER

Pubblichiamo di seguito l'intervento di Inge Höger al Forum Internazionale organizzato dalla CLN.

«Il partito DIE LINKE in Germania ha compiuto quest’anno il suo decimo anniversario.

Il partito nacque in risposta alle politiche neoliberali di tagli alla spesa pubblica e riduzione fiscale per ricchi e imprese, di smantellamento dello stato sociale e di interventi militari portate avanti dal governo guidato dal Partito Socialdemocratico e dai Verdi.

Molti ricordano forse il documento programmatico Schröder-Blair del 1999. Il documento allineò la socialdemocrazia alla politica neoliberale. Il documento si pronunciava a favore del superamento dei principi socialdemocratici, esprimendosi contro i “massicci interventi statali”, “per un’agenda orientata all’offerta”, per i “necessari tagli della spesa pubblica”, a favore di “riforme fiscali e riduzione delle tasse”, per la riduzione dei cosiddetti costi aggiunti del lavoro, per l’ampiamento del campo d’azione imprenditoriale e per l’ammodernamento dello stato sociale. Si trattava della fine delle politiche socialdemocratiche portate avanti fino ad allora sia in Gran Bretagna che in Germania e la sottomissione allo spirito neoliberista del tempo. I socialisti francesi seguirono l’esempio sotto il presidente Hollande.

In Germania i punti contenuti nel documento Schröder-Blair furono implementati dal governo SPD-Verdi [SPD = Sozialistische Partei Deutschland – Partito Socialista Tedesco] con la partecipazione alla guerra in Iugoslavia nel 1999 e in Afghanistan nel 2001 e il successivo smantellamento dello stato sociale con l’Agenda 2010 e la legislazione Hartz. Il cancelliere Schröder si pronunciò inoltre contro una regolamentazione dei mercati finanziari e dichiarò che non avrebbe governato contro l’economia. Alla partecipazione alle guerre e alla riduzione delle tasse seguirono massicci tagli sociali e la privatizzazione dei servizi pubblici. Laddove la CDU [Christlich Demokratische Union Deutschlands - Unione Cristiano-Democratica di Germania] era fallita, riuscirono i socialdemocratici grazie al loro radicamento nei sindacati. Solo così fu loro possibile portare avanti questi massicci tagli alle pensioni, lo smantellamento delle prestazioni sanitarie e la ristrutturazione delle tutele per i disoccupati. Lo smantellamento delle tutele sociali e dei servizi pubblici fu all’origine di numerose proteste a livello nazionale e della nascita della WASG (Arbeit und soziale Gerechtigkeit – Die Wahlalternative - Lavoro e Giustizia Sociale – L’Alternativa).

L’Agenda 2010 è stato il più grande progetto di furto sociale e di ridistribuzione dal basso verso l’alto nella storia della Repubblica Federale tedesca. Con questo tradimento il Partito Socialista cadde in una profonda crisi e perse negli anni successivi la metà dei suoi elettori ed elettrici e dei suoi iscritti. La trasformazione della socialdemocrazia da partito popolare a partito dell’economia fu completa: anche se da tempo essa aveva smesso di lottare per la giustizia sociale, le ultime scelte la posizionarono inequivocabilmente dalla parte del capitale. E sostenendo sempre che non ci sarebbero state alternative alla propria politica. Le parole “riforme” e “rinnovamento” diventarono una minaccia per molte persone. Ne è risultata una Germania con uno dei maggiori settori a basso-salario nell’Unione Europea e una crescente povertà infantile e da vecchiaia.

L’Agenda 2010 è stata un attacco generale alle conquiste del movimento operaio. Contro di essa si sviluppò uno dei maggiori movimenti sociali di protesta della Germania Unita, con manifestazioni mensili regolari. Nella primavera 2004 manifestarono 500 mila persone contro il previsto smantellamento sociale. Da queste proteste emerse un movimento collettivo che raccoglieva sindacalisti di sinistra, movimenti sociali, gruppi legati alle manifestazioni del lunedì, fuoriusciti del SPD e dei Verdi e resti dei sessantottini occidentali. Alla fine del 2004 fu fondata la “Alternativa Elettorale Lavoro e Giustizia Sociale” [WASG]. Questa partecipò già nel maggio 2005 alle elezioni regionali in NRW (Nordrhein-Westfalen - Renania Settentrionale-Vestfalia).

A queste elezioni il SPD perse enormemente voti e ottenne il peggiore risultato regionale degli ultimi 50 anni. Perse anche l’ultima partecipazione a un governo regionale e dopo 39 finì all’opposizione. Dopo questa sconfitta elettorale l’SPD tentò una prova di forza indicendo elezioni nazionali anticipate in autunno. Il cancelliere Schröder tentò in questo modo di anticipare la costruzione di un nuovo partito di sinistra. Non vi riuscì. Già alle elezioni nazionali del 2005 il PDS (Partei des Demokratischen Sozialismus – Partito del Socialismo Democratico) e la WASG parteciparono uniti come alleanza elettorale La Sinistra.PDS (Die Linke.PDS). La lista ottenne l’8,6% dei voti e 54 seggi parlamentari. In questo modo l’SPD fu punito anche a livello nazionale e per restare al governo diede nascita alla grande coalizione con la CDU guidata dalla cancelliera Angela Merkel.

In un sol colpo, con il successo del partito La Sinistra.PDS era nata nel più importante paese imperialistico d’Europa la più grande rappresentanza parlamentare a sinistra della socialdemocrazia. Da questa alleanza elettorale nel 2007 nacque, dopo molte discussioni, Die Linke. La fondazione di Die Linke fu il risultato, anche se in conclusione infruttuoso, di un grande lotta di classe contro l’Agenda 2010, contro il più grande furto sociale perpetrato in Germania, contro la politica della TINA. Nello scontro contro la brodaglia neoliberale degli altri partiti era nato un partito con un chiaro profilo di sinistra.

DIE Linke è la più importante nuova fondazione di un partito politico dalla fine della seconda guerra mondiale. È il primo effettivo partito della Germania intera. Si tratta di un fatto di grande importanza soprattutto se si considera il fallimento del tentativo di costruzione di un paese socialista nella Germania dell’est, il socialismo caduto in discredito e i sentimenti anticomunisti alimentati nella Germania occidentale fin dai tempi di Adenauer, il riarmo e la proibizione del partito Comunista.

Vista la sua origine, DIE Linke è un progetto variopinto nel quale hanno trovato accoglienza idee politiche diverse. DIE LINKE è sì nata dalle proteste contro lo smantellamento sociale in collaborazione con movimenti sociali e sindacali, ma il suo radicamento nelle masse, nei movimenti sociali e nei sindacati potrebbe essere migliore. In concreto si tratta del problema della costruzione di un partito socialista di massa. A questo obiettivo bisogna lavorare invece di guardare in modo strabico unicamente alle elezioni e ai seggi in parlamento e di discutere sulle possibili partecipazioni governative.

Subito dopo la nascita della LINKE ebbe inizio la più grande crisi economica e politica del capitalismo dal 1929. Il sistema gonfiato delle speculazioni e degli affari bancari è crollato. Soltanto con massicce sovvenzioni statali è stato evitato il crollo totale. Da allora le conseguenze di questa crisi vengono addossate sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. In Germania nacque anche un nuovo movimento sociale, Blockupy, con lo slogan “non pagheremo per la vostra crisi”. Si parlava nuovamente di capitalismo e della sua vulnerabilità. E con questa crisi iniziò a vacillare l’Unione Europea, il progetto centrale del Capitale europeo. La pesante crisi economica, le trasformazioni del debito privato in debito pubblico, l’approfondimento della disuguaglianza tra gli stati membri dell’Unione Europea e lo smascheramento delle strutture politiche della UE come strumento della dittatura della ricca Germania sugli altri, hanno precipitato questo progetto di speranza del capitalismo in una pesante crisi.

In questa situazione, un partito socialista anticapitalistico avrebbe dovuto approfittare di un vento favorevole di crescita. Purtroppo DIE LINKE non è stata all’altezza delle sue ambizioni, non è riuscita a portarsi nella sua maggioranza su una chiara posizione di critica al capitalismo e all’UE e coltiva ancora in parte l’ illusione sulla riformabilità del capitalismo e sul carattere della UE.

Tuttavia, nelle elezioni nazionali del 2009 raggiunse con la sua critica alla gestione della crisi da parte della grande coalizione CDU/CSU – SPS l’11,9% dei voti e 76 seggi parlamentari.

Con una politica che non ha utilizzato questa crescita per una critica radicale alla proprietà privata e al sistema economico capitalistico, puntando piuttosto sulla rappresentanza, questi successi non poterono essere mantenuti. Nel 2013 DIE LINKE ottenne solo l’8,6% dei voti e 64 seggi. Nell’attuale campagna elettorale, la critica radicale al capitalismo manca quasi completamente. Si coltivano di nuovo illusioni sulla riformabilità del sistema e un possibile governo di sinistra. Secondo gli ultimi sondaggi DIE LINKE può contare nelle regioni occidentali con risultati simili al 2013, mentre nella Germania orientale è destinata a perdere voti. La perdita di voti in quelli che erano stati i fortini della LINKE nella Germania orientale dipende anche dall’orientamento dei politici locali volto verso una politica di presa di responsabilità di governo.

Purtroppo nel partito nato nella lotta contro le politiche di guerra e di furto sociale del SPD, importanti personalità di punta alimentano ancora l’illusione in un campo di sinistra, in un governo Rosso-Rosso-Verde [SPD, Die LINKE, Verdi), dimenticando che ogni qualvolta DIE LINKE ha partecipato a governi con il SPD come a Berlino, Meclemburgo-Pomerania e Brandeburgo, o più recentemente il governo Rosso-Rosso Verde in Turingia, addirittura con un Presidente regionale di sinistra, ha perso di vista i suoi obiettivi e si è appiattita completamente sulle attività di normale amministrazione di governo, perdendo la propria credibilità e in genere il voto degli elettori e delle elettrici. Ci sono molti esempi storici e attuali sui vincoli di governo e di coalizione e sull’adattamento ai vincoli capitalistici. DIE LINKE non ha pertanto alcuna possibilità di attestarsi come nuovo partito socialdemocratico ma solamente come partito socialista con una chiara opposizione contro l’Europa del capitale, l’UE e il capitalismo.

Non esiste un campo di sinistra con il quale DIE LINKE possa ottenere una politica o un cambio di potere. Il suo compito deve consistere nell’organizzare il contropotere sociale, le lotte di difesa contro i progetti neoliberali, nel guidare la lotta nelle strade e nelle imprese per miglioramenti concreti e nell’utilizzare il Parlamento come palco per le lotte concrete. La politica neoliberale non può essere semplicemente superata elettoralmente, ma deve essere fermata e sconfitta attraverso lunghe lotte per la riforma e la rivoluzione. Si tratta in modo concreto dell’ampliamento del contropotere e della prontezza alla rottura con il capitale. Senza ampi movimenti sociali di massa non sono possibili mutamenti dei rapporti di forza per un cambio di sistema verso un socialismo democratico. Questo è certamente valido in tutti i paesi dell’UE».

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16.9.17

SICILIA: ECCO COSA BOLLE IN PENTOLA di Beppe De Santis

INTERVISTA A BEPPE DE SANTIS
 

Il prossimo 5 novembre i siciliani voteranno per eleggere il nuovo presidente della Regione e il nuovo Parlamento dell’Isola. Dopo numerosi colpi di scena gli schieramenti sembrano definiti. Il centro-destra dietro a Musumeci, il centro-sinistra dietro a Fabrizio Micari, la coalizione tra MDP e Sinistra Italiana dietro a Fava (col Prc in stato confusionale che non sa che pesci pigliare). Ci sono poi i 5 Stelle con Cancelleri (vittime di una minacciosa inchiesta giudiziaria in stile Genova). Quindi la coalizione tra sovranisti e autonomisti "Noi siciliani con Busalacchi - Sicilia Libera e Sovrana", di cui Beppe De Santis è considerato lo stratega.

D. Puoi dirci come stanno le cose ora che la campagna elettorale entra nel vivo?

R. Partiamo dal quadro generale e dal suo principale tratto: in Italia e in Sicilia, è in corso uno scontro frontale tra gli oligarchi neoliberisti-euristi e il Popolo, il Sopra contro il Sotto.
Al servizio, permanente effettivo della trama oligarchica neoliberista mondiale, europea e italiana, militano tutte le forze politiche tradizionali (dette di centrodestra, di centro e di centrosinistra e cespugli ruota di scorta), con gli aedi del canagliume prevalente nei media di regime e nell’intellighenzia di regime.
Fintamente, contro il regime oligarchico si muovono, con osceni ondeggiamenti, la Lega Nord di Salvini e i Fratelli d’Italia della Meloni, i quali dopo la scoppola della Le Pen in Francia, stanno rientrando nel recinto vetero-berlusconiano —lo conferma, qui in Sicilia, l’ammucchiata sconcia attorno a Musumeci. Una impostura, direbbe Sciascia.
Franco Busalacchi
Può piacere o meno, ma con tutte le contraddizioni e gli errori, il Movimento 5 Stelle è una forza popolare esterna al circuito del regime oligarchico.

D. Puoi essere più preciso riguardo al M5S?

R. Ritengo il M5S una forza di OPPOSIZIONE ma inconseguente, al regime oligarchico neoliberista. Per alcuni versi e fino a prova contraria, convergente con tutti gli avversari sinceri del neoliberismo.
Il M5S potrebbe contribuire alla cacciata degli oligarchi.
Ma fammi dire. La vera novità dello scenario politico italiano è rappresentato dal nascente —e in via di rapido consolidamento— MOVIMENTO POPOLARE PER L’ATTUAZIONE INTEGRALE DELLA COSTITUZIONE (e degli Statuti autonomistici, in primis quello siciliano), rafforzatosi dopo la storica vittoria del NO al referendum del 4 dicembre 2016. Parlo del Movimento sovranista costituzionale, del nascente Movimento patriottico democratico. Questo è per il momento un arcipelago, un flusso carsico di reti, associazioni, centri, in via di aggregazione, con i naturali travagli del caso.

D. Sei un esponente di spicco della Confederazione per la Liberazione Nazionale. Ce ne parli?

R. L’epicentro più solido e maturo di aggregazione del sovranismo popolare e democratico è rappresentato dai gruppi e dai soggetti che hanno dato vita il 25 aprile scorso alla CONFEDERAZIONE PER LA LIBERAZIONE NAZIONALE (CLN), la quale ha celebrato la II. Assemblea nazionale recentemente a Chianciano.

Il soggetto siciliano più vicino a questa impostazione sovranista costituzionale è rappresentato dal Movimento-Lista “Noi siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”, in campo per le elezioni regionali siciliane del 5 novembre prossimo.
Tra l’altro, tra il Movimento siciliano e la CLN è stato sottoscritto uno specifico Patto strategico ed operativo, al quale si rinvia.

Due sono le novità politiche nel panorama italiano e siciliano. L’opposizione al sistema oligarchico da parte del M5S, per quanto parziale essa sia e finché dura. L’altra è il MOVIMENTO SOVRANISTA COSTITUZIONALE ITALIANO E SICILIANO, oltre che europeo —si pensi a “France Insoumise” di Melenchon che abbiamo ascoltato alla recente Assemblea della CLN.
Di conseguenza, il sistema oligarchico deve contenere e battere il M5S e quindi impedire l’exploit del movimento sovranista costituzionale, verso il quale il regime adotta, com’è ovvio e scontato, il doppio approccio del SILENZIAMENTO, del boicottaggio a tutti i costi, della censura preventiva, e della criminalizzazione preventiva. E’ evidente che qui in Sicilia si giocano i preliminari della grande partita nazionale.
Diego Fusaro e Franco Busalacchi


D. Veniamo alla cronaca siciliana di queste ore ed ai pasticci in casa grillina…


R. Il tema è uno: il vecchio sistema politico fa quadrato per fermare quello che considera il suo nemico immediato: il Movimento 5 Stelle. E siccome, storicamente, chi vince le elezioni in Sicilia poi le vince a Roma, ecco che la parola d’ordine diventa la seguente: fermare, con tutti i mezzi, i grillini in Sicilia per scongiurare che vadano a governare l’Italia. Con tutti i mezzi: politici, clientelari e, come vediamo, anche giudiziari. La recente inchiesta della Procura di Palermo sulle presunte irregolarità nella scelta del canditato Presidente va letta in questa luce.
E’ decisivo, per le forze di regime, non perdere la guida della Regione più bistrattata del Bel Paese, ‘sgovernata’ da ‘ascari’, da ladri e da delinquenti e dove i veri mafiosi continuano a fare il bello e il cattivo tempo,  diventa essenziale per il futuro politico dell’Italia. Perdere in Sicilia, per il centrosinistra — soprattutto se a vincere saranno i grillini, con un’affermazione dei sovranisti costituzionali di Busalacchi, potenzialmente ancor più pericolosi dei grillini — potrebbe significare non governare l’Italia per i prossimi cinque anni. 

D. Come giudichi le mosse di quelle che chiami “forze di regime”?

R. Prendiamo Berlusconi. Inizialmente aveva scelto come suo alfiere l’avvocato Gaetano Armao. L’ex Cavaliere, che conosce la Sicilia dai tempi di Milano 2, quando nella Palermo Capitale mondiale della mafia comandavano gli Inzerillo, i Bontade e i Teresi, ha provato a convincere Nello Musumeci a farsi da parte: o meglio, a far fare il vice presidente ad Armao. Ma ha incassato un “no” secco, se è vero che Musumeci è rimasto il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione.
Dopo di che, la scorsa settimana, è piombato in Sicilia Renzi, per capire se i siciliani pensano ancora, di lui, quello che hanno depositato nelle urne il 4 dicembre dell’anno scorso, quando sette cittadini siciliani su dieci hanno votato “No” alle riforme renziane. 
Renzi e Berlusconi hanno capito che in Sicilia, tanto per cominciare, debbono sparigliare le carte. Preparandosi a fronteggiare anche un terzo incomodo, Massimo D’Alema, il quale ha piazzato Claudio Fava candidato della “sinistra alternativa al PD” come candidato alla presidenza della Regione. Sai che c’è? Che Berlusconi è la persona più adatta a dialogare con D’Alema, vero agente sistemico del regime oligarchico neoliberista.
Lo sparigliamento delle carte, da parte di Berlusconi, è proseguito con la candidatura di Vittorio Sgarbi alla presidenza della Regione. Alla partita partecipa anche l’ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, Totò Cuffaro, non a caso ‘coccolato’ pubblicamente dallo stesso Sgarbi, uno ‘squadrista da TV’ che in una certa Sicilia sa dove mettere le mani.
Da quello che si capisce, e per quanto possa apparire paradossale, Berlusconi e Coca coca bum bum, al secolo Gianfranco Miccichè, hanno il compito di sfasciare il quadro delle alleanze elettorali di Musumeci..

D. Con la scelta di Fabrizio Micari come candidato presidente il centro-sinistra pare uscito dal marasma. Come vedi le cose in quel campo?

R. Quelli che danno le carte nel centro-sinistra, Renzi, Leoluca Orlando e il senatore Giuseppe Lumia, devono pompare la candidatura del rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari. 
Se l’ex Cavaliere e Coca coca bum bum, con la ‘consulenza’ del condannato per favoreggiamento alla mafia, Cuffaro, hanno già iniziato a sfasciare l’unità del centrodestra, Renzi, Leoluca Orlando e il senatore Lumia hanno già iniziato la fase ‘costruens’ con il solito trasformismo politico. 
Hanno già messo nel ‘carniere’ il peripatetico jolly Fabrizio Ferrandelli, personaggio ormai pluriscreditato che, nella testa di Renzi, Orlando e Lumia a Palermo dovrebbe avere ancora qualche migliaio di persone che gli vanno ancora dietro. 
Intanto Orlando —che sta utilizzando impropriamente la presidenza dell’ANCI Sicilia per preparare una lista alle elezioni regionali in sostegno di Fabrizio Micari (ma una vergogna politica del genere quando si è vista?)— sta trattando con il fratello dell’ex presidente della Regione condannato per favoreggiamento alla mafia, alias Silvio Cuffaro, per ‘intrupparlo’ nella sua lista. 

La cosa avrebbe dovuto restare ‘segreta’ fino alla presentazione delle liste orlandiane, con lo stesso Orlando che avrebbe poi manifestato ‘sorpresa’, dicendo che non ne sapeva nulla. Ma l’operazione Leoluca Orlando-Totò Cuffaro insieme ‘appassionatamente’ per sostenere Micari è stata 'sgamata'. Così, in queste ore, il sindaco-fariseo ‘antimafioso’ di Palermo è nelle ‘ambasce’: già la flaccida e vacua borghesia panormita [palermitana, NdR] che lo sostiene e che si è orlandianamente autoproclamata ‘progressista’, non ha ancora ‘digerito’ di avere scoperto che Orlando è renziano nel nome del Tram, degli appalti ferroviari e dei fondi europei del PON da gestire allegramente in campagna elettorale: figuriamoci scoprire, in queste ore, che il ‘divo’ Orlando tratta con il condannato per favoreggiamento alla mafia e con il di lui fratello!

Sì, la borghesia ‘progressista’ di Palermo ne ‘morirebbe’: basta leggere i post su facebook di Pippo Russo, orlandiano della prima ora, ma ormai sempre più schifato dalla politica siciliana: da “tutta” la politica siciliana! Per non parlare di Aurelio Scavone, altro orlandiano della prima ora, che qualche anno fa ha provato, senza riuscirci, a portare Orlando sulle posizioni dei ‘Sovranisti’, invitando a Palermo l’economista Nino Galloni e che adesso si ritrova, da candidato alle regionali, non soltanto a sostenere il candidato di Renzi (Renzi che lui, Aurelio Scavone, da cattolico di scuola Piersanti Mattarella, cordialmente detesta!), ma anche insieme ai ‘fratellini Cuffaro'… 

Eh sì, ha qualche problemino Leoluchino, nella Palermo dove l’apparenza conta più della sostanza. Fino a quando la merda non si vede, beh, tutto va bene: un po’ come avveniva alla fine degli anni ’80 del secolo passato, quando in piena Giunta comunale della ‘Primavera’ di Palermo Vito Ciancimino e il suo socio storico, conte Romolo Vaselli, trafficavano negli appalti palermitani per la manutenzione di strade e fogne. Ma adesso la merda si vede: e questo per Leoluca Orlando non è bene…

D. Inquietante e torbido il contesto che descrivi, il più ostinato gattopardismo... Ma torniamo ai grillini.

R. Ovviamente, indebolire Musumeci e rafforzare Micari non basta: bisogna dare una ‘botta’ alla lista dei grillini e al suo candidato, Giancarlo Cancelleri. Certo, l’ideale sarebbe sopprimere fisicamente tale lista e poi, tramite Berlusconi, convincere la ‘sinistra’ di Fava ad appoggiare Micari. O, al limite, sbarazzarsi di Micari e convergere tutti su Fava. 
Tale seconda ipotesi sembra sia vista male da Berlusconi, perché se è vero che Fava, da vice presidente della commissione Antimafia nazionale, qualche anno fa, ha ‘sorvolato’ su ‘Za Silvana’ (al secolo Silvana Saguto, allora presidente della Sezione per le misure di prevenzione presso il Tribunale di Palermo), non è detto che poi non si rivolti contro l’ex Cavaliere. Per non parlare del fatto che Fava non farebbe sconti a Mario Ciancio Sanfilippo: e questo, non soltanto per Berlusconi, ma per tutto il centrosinistra, è un grosso, grossissimo problema. 
Cianciano Terme. 2 settembre 2017. Tavola rotonda sulla Sicilia. Da sinistra: 
Franco Busalacchi, Nino Galloni, Pietro Attinasi, Roberto Garaffa e Beppe De Santis.

Ma di questo, di Fava, si saranno detti Renzi, Berlusconi e compagni vari ne parliamo poi: per ora togliamo di mezzo i grillini. Come? C’è un bel ricorso di un escluso. Un tizio, marito di una moglie già grillina, che non si capisce se ha firmato o non ha firmato un cavolo di codice etico o diavolerie varie.

Certo, sono fatti interni a un movimento politico. Però si può ‘cavillare’ un po’. Ecco un giudice che ‘sospende’. Cosa sospende? Non si capisce. Sospende il candidato alla presidenza della Regione del Movimento 5 Stelle, Cancelleri? E perché no? E’ una bella idea, alla fine. 
Chiediamoci: ha competenza un giudice sui fatti interni di un movimento politico? Se lo chiedeva Vito Ciancimino poco prima del congresso regionale della DC siciliana nel lontano 1983. Uno dei ‘colonnelli’ di Ciriaco De Mita in Sicilia aveva deciso, se non di sbatterlo fuori dal partito, almeno di fare in modo che non avesse rappresentanza negli organismi regionali. Così si stabilì che, per entrare in direzione regionale, bisognava avere almeno il 10% dei voti. E siccome Ciancimino raggiungeva, sì e no, il 7%, Don Vito era incazzatissimo perché l’avevano lasciato a bocca asciutta ancor prima che il congresso iniziasse. 
Così Don Vito aveva chiamato alcuni dei suoi amici magistrati e gli aveva posto la domanda: “Presento un ricorso?”. 
La risposta sembra che fu questa: “Vito: ci dobbiamo infilare nella vita interna di un partito politico con cavilli civilistici? Ci dobbiamo fare ridere dietro da tutti?”. E la cosa finì lì. 
Oggi, però, lo scenario è diverso. I grillini non sono la DC. E se la DC, allora, era il ‘sistema’, i grillini sono oggi, pur con tutti i loro profondi limiti, l’antisistema. Per questo hanno dietro la simpatia popolare.

D. Mi stai facendo capire che ritieni auspicabile un’alleanza tra voi e il M5S? 

R. Oggi c’è da difendere la Sicilia e l’Italia. Ma ve l’immaginate i grillini siciliani, assieme sovranisti siciliani, che vanno a mettere il naso negli appalti ferroviari di Palermo che hanno ormai abbondantemente superato il miliardo di euro per avere, alla fine, appena 15 km di Tram che funziona a costi elevatissimi? Mamma mia!
Ve l’immaginate i grillini, assieme ai sovranisti siciliani, che vanno a mettere il naso negli appalti miliardari della CMC delle strade Palermo-Agrigento e Caltanissetta-Agrigento? Due ‘mammelle’ infinite che non allattano più né il PD, né la Lega nazionale delle cooperative? Due mega-appalti che possono dare ancora ‘tanto’ (che meraviglia la ‘Giustizia’ di Palermo e Agrigento, no?) nelle mani dei grillini e dei sovranisti siciliani, con il serio ‘rischio’ che finisca la "mangiugghia" iniziata timidamente con Cuffaro e proseguita prima con il Governo del ribaltonista Raffaele Lombardo e poi con il ‘pupo’ Rosario Crocetta, manovrato dai ‘pupari’ del PD di Renzi, dal senatore Giuseppe Lumia e dalla Confindustria in salsa sicula di Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro. 
Da sinistra: Erasmo vecchio, Massimiliano Musso, 
Franco Busalacchi e beppe De Santis

Prendiamo il magna-magna delle discariche degli industriali-munnizzari. E’ stato fatto un lavoro ‘certosino’ per dare alle fiamme oltre dieci impianti di compostaggio presenti in Sicilia per eliminare definitivamente l’idea ‘balzana’ della raccolta differenziata dei rifiuti, è stato fatto l’impossibile per tutelare gli interessi mafiosi nelle discariche… E mo i grillini e i sovranisti siciliani dovrebbero vincere le elezioni siciliane del 4 novembre? 

Che accadrebbe se vinciamo? Che tutto il lavoro fatto dal 2008 ad oggi in Sicilia dal più sputtanato centrosinistra d’Italia andrebbe perduto. Così Totò e Silvio fanno gli scongiuri in caso di vittoria dei grillini e dei sovranisti siciliani. Così ci spieghiamo quel che ha detto Coca coca bum bum: “I cinque Stelle sono come l’AIDS. Devono andare fuori dai coglioni”.  

Alla tua domanda rispondo: per quanto noi sovranisti costituzionali ci consideriamo strategicamente alternativi al M5S, siamo disposti ad un’alleanza tattica per cacciare gli oligarchi neoliberisti dal governo della nostra regione. Dimostrare che i due poli sistemici (centro-sinistra e centro-destra) sono minoritari in Sicilia, cacciarli dal potere, questa sarebbe una grande e salutare svolta. Un auspicio in vista delle elezioni nazionali di primavera.

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15.9.17

LA FECCIA POLITICA SICILIANA E’ TUTTA NEOLIBERISTA di Beppe De Santis

Ma, quale centrosinistra! Ma, quale centrodestra! La feccia politica siciliana è tutta neoliberista.

Così parla Beppe De Santis, oggi esponente di punta del Movimento Sovranista nazionale, economista ed esperto di sviluppo locale e già sindacalista della CGIL.


De Santis, oggi, si batte per l’attuazione integrale della Costituzione italiana del 1948. I Sovranisti, per la cronaca, puntano a realizzare tre obiettivi:

- l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea come ha fatto il Regno Unito;

- l’uscita dall’euro e il ripristino della sovranità monetaria;

- il ripristino della sovranità nazionale politica e popolare.

In Sicilia i Sovranisti sono tra i promotori del movimento-lista “Noi Siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”. Di questa lista il candidato presidente della Regione è Franco Busalacchi. Tra i designati assessori vi sono l’economista keynesiano, Nino Galloni, e il filosofo, Diego Fusaro.
La feccia politica siciliana è serva dell’oligarchia neoliberista. Che domina e devasta l’Italia, l’Europa, il Sud e la Sicilia.

Tutta serva, vorace, succube, sodomizzata e sodomizzatrice, delle banche speculative.

Del finanzcapitalismo globalista ( Cfr. Luciano Gallino, “ Finanzcapitalismo-La civiltà del denaro in crisi”). Dell’uno per cento dell’umanità che si appropria di quasi tutta la ricchezza prodotta dalla restante umanità (Thoma Piketty, “Il Capitale nel XXI secolo”).

Delle multinazionali globali, che comandano il mondo al posto degli Stati de-sovranizzati (Ernesto Screpanti,”L’imperialismo globale e la grande crisi”).

Le multinazionali che hanno distrutto la nostra agricoltura e la nostra agro-industria.

Sostituendo al nostro cibo buono, pulito e giusto, cibo cangerogeno.

In Sicilia soltanto l’8% di quanto consumiamo deriva dai nostri prodotti siciliani. Uno scandalo, un obbrobrio.

Tant’è che, nell’ultimo decennio, hanno chiuso i battenti il 50% delle fattorie siciliane.

Altro che “forconi”. Ci vorrebbe una rivoluzione armata. Se ve ne fossero le condizioni.

GLI EUROPARLAMENTARI TUTTI PARASSITI E SERVI DEL NEOLIBERISMO EURISTA

La feccia politica siciliana. Tutta serva dell’oligarchia neoliberista europea.

Tutti i “nostri” europarlamentari - di destra, di centro e di sinistra, si fa per dire - hanno votato i TRATTATI EUROPEI.

Che introducono – nei nostri mercati, e, nelle nostre tavole-prodotti di minore qualità, prodotti in forme ultra - schiavistiche. Che distruggono definitivamente la nostra agricoltura. Il fondamento della nostra civiltà. L’olio tunisino, le arance marocchine, il grano canadese.

Maledetti criminali, manipolatori, impostori. Traditori della Patria e della nostra Terra. Che Dio vi maledica.

La feccia politica siciliana. Tutta serva del SIETEMA EURO. 

Che, prima di essere un sistema monetario errato e devastante, antipopolare, è UN SISTEMA DI POTERE, strumento eccellente dell’oligarchia finanzcapitalistica speculativa. Un sistema in crisi, da anni, almeno dal 2011 (Alberto bagnai, “Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa”).

Sono stati - o lo sono ancora - europarlamentari siciliani: Nello Musumeci (“L’Onesto"), Saro Crocetta ( “Il Rivoluzionario”), Raffaele Lombardo (“L’Autonomista”), Giovanni La Via ( “Il Tecnico Neutrale”), Leoluca Orlando (“L’Antimafioso professionale”) e altri pericolosissimi parassiti di tal genia. Salvo Pogliese (Forza Italia), Salvatore Cicu (Forza Italia), Caterina Chinnici (PD), Michela Giuffrida (PD). E prima ancora altri: Rita Borsellino, Claudio Fava, Saverio Romano, Sonia Alfano, Giuseppe Castiglione, Francesco Musotto, Luigi Cocilovo, Giusto Catania.

SI TRATTASSE SOLTANTO DI TRASFORMISMO

Si mena scandalo sulle fesserie. Sui dettagli. Non sulle cose serie. E tragiche.

Si mena scandalo sul TRASFORMISMO. Che c’è, mirabolante, acrobatico, effervescente, spumeggiante, sistemico, pervasivo, disgustoso.

Quest’estate, sapete, il mitico Angelino Alfano si è laureato come campione mondiale dei saltafossi.

Ma, non è solo, e tanto, questione di trasformismo.

La questione centrale è che tutta la feccia politica siciliana è sostenitrice di UNA MEDESIMA STRATEGIA POLITICA, di una medesima strategia economica: la politica, e la politica economica neoliberista.

TAGLIATORI VITA, TAGLIATORI DI DEMOCRAZIA

Ecco, il punto. La politica di austerità (austerità per il Popolo e prebende per se stessi), la politica dei tagli dei posti di lavoro e dei salari, la politica di taglio delle pensioni, la politica di tagli della spesa pubblica in generale, la politica dei tagli alla scuola e all’università, la politica di tagli alla sanità, la politica di tagli ai servizi sociali, la politica di tagli, la politica de tagli ai Comuni, la politica di tagli alle infrastrutture viarie e logistiche.

Sono tagliatori di vita, tagliatori di speranza, tagliatori di futuro, tagliatori di teste.

Tagliatori di democrazia, tagliatori di sovranità (sovranità statale, sovranità popolare democratica, sovranità monetaria, sovranità alimentare), tagliatori di Costituzione, tagliatori di Statuto autonomistico.

TAGLIATORI DEI FIGLI.

L’ARMA DI RESISTENZA - pardon, di resilienza - DEL POTERE SICILIANO


Ogni anno vanno via dalla Sicilia circa 25.000 (venticinquemila!) siciliani, soprattutto giovani, in significativa parte altamente scolarizzati e laureati.

25.000 per 10 anni dà la cifra – da genocidio - di 250.000.

Ecco, il segreto del POTERE SICILIANO neoliberista.

Della resilienza dell’osceno potere siciliano.

Si mandano via diecine di migliaia di giovani siciliani all’anno.

La potenziale forza biologica, sociale, culturale e civica, che potrebbe mettere in minoranza, e battere questi delinquenti.

Come fu alla fine dell’Ottocento, dopo l’esplosione dei “Fasci siciliani”: milioni di siciliani scacciati nel mondo. Un esodo biblico.

Come fu a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta del Novecento, dopo la sconfitta del glorioso movimento contadino siciliano: milioni di siciliani scacciati nel mondo. Un secondo esodo biblico.

Così in questi orribili primi decenni del XXI secolo.

COMANDANO, CONTINUANO A COMANDARE, CACCIANDO I NOSTRI FIGLI DALLA NOSTRA TERRA

Così lorsignori continuano a comandare.

Mentre, tramandano il loro lurido potere politico-elettorale ai loro diretti pargoli. Senatore per senatore, deputato per deputato, scranno per scranno.

Il miserabile - e avido - Cardinale piazza come deputata al Parlamento nazionale la sua figliola.

Il miserabile - e ingordo - Lombardo piazza il suo pargolo come deputato all’Assemblea Regionale Siciliana.

Il miserabile - e ladrone - “Fregantonio” Genovese si appresta a piazzare la sua schiatta.

TUTTI GAGLIARDAMENTE SERVI NEOLIBERISTI


Nello Musumeci, Gaetano Armao, Gianfranco Miccichè, Giovanni Lagalla, Raffaele Lombardo, Saverio Romano, Totò Cuffaro, e i loro mediocrissimi affiliati, sono tutti servi del neoliberismo, portatori della medesima politica economica neoliberista. Possono solo continuare a tagliare, tagliare, tagliare. E, per loro, arraffare, arraffare, arraffare.

Leoluca Orlando (compreso il suo nuovo famiglio, il Magnifico Micari, fantasmatico e scarso candidato - per procura - a Governatore di Sicilia), Giovanni La Via, Firrariello e Castiglione, Schifani e Vicari, Crocetta, Cardinale, D’Alia, e, i deboli e grotteschi figuranti del PD siciliano a trazione renziana (che non cito per decenza) e i loro mediocrissimi affiliati, tutti servi del neoliberismo.

Così, la trasformistica e velleitaria armata Brancaleone, in via di accozzagliamento attorno all’improbabile candidato governatore Claudio Fava. Ultimi rimasugli della “Sinistra Sinistrata”. Picciotti di carriera , da trenta- quarat’anni al potere, in nome del Popolo lavoratore e antimafioso.

Perciò non c’è tanto il TRASFORMISMO, sistemico. 

C’è il NEOLIBERSMO, sistemico.

Ecco, cosa unisce e amalgama la feccia politica siciliana.

Che va conosciuta, contenuta, combattuta e distrutta.

Al più presto, in onore dei nostri padri, per la salvezza dei nostri figli.

Nelle prossime puntate, smonteremo uno per uno i loro programmi elettorali, tutti egualmente neoliberisti, antipopolari.



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