ELEZIONI 2018: LA PROPOSTA DELLA C.L.N.

30.10.17

ETRURIA RIBELLE E SOVRANA di Luca Massimo Climati

Sabato scorso, a Cerveteri (Lazio), vincendo il boicottaggio dei piddini locali, si è svolta una importante manifestazione di popolo. Volentieri pubblichiamo la notizia.

«Sul territorio cerite e braccianese incombe costante la minaccia della riapertura dell'ecomostro di Cupinoro, chiuso dal 2014, una montagna di rifiuti alta circa ottanta metri dal livello originario.

Ora col profitto sui rifiuti vorrebbe creare una impiantistica TMB ed una biogas, con la scusa della emergenza costante romana. La regione Lazio rimpalla un serio piano dall'amministrazione all'altra, con un occhio agli interessi ed alla vulgata liberista nazionale al governo ed uno alla determinazione di cittadini
Noi come Comitati Uniti facciamo da sei anni, riusciamo a resistere ad una forza di interessi e politica subalterna, Davide contro Golia. I Comitati Uniti, che si sono mossi anche contro il TTIP, fanno della difesa territoriale "indipendente politicamente" il proprio cavallo di battaglia vincente, distinguendosi dai comitati addomesticati e subalterni alle maggioranze esistenti. Questo ci procura credibilità riconosciuta e diffusa, ma anche tanti nemici, specialmente tra i "sinistrati" e quella rete di piccoli interessi locali, anche a danno dei precari pubblici erari, per inutili eventi, che noi coraggiosamente non approviamo.

Questa indipendenza e "indole sovranista popolare" (alcuni di noi dettero vita alla lotta del NO al referendum del 4 dicembre scorso, per poi fondare Cerveteri Libera!), è stata causa di un tentativo di accerchiamento-annientamento sottile e manifesto, che abbiamo sconfitto e superato con l'ultima manifestazione del 28 ottobre scorso.

In 250, cittadini ed amministratori e sindaci, abbiamo ribadito il NO "preventivo" a future manovre speculative con Cupinoro, non fidandoci delle rassicurazoni interlocutorie dell'attuale giunta regionale Zingaretti (PD).

Una manifestazione resistente e ampiamente in avanguardia davanti al rischio oggettivo: ma partire anticipati vuole dire prepararsi ed attrezzarsi al peggio in modo costruttivo. 
Il nostro lungo lavoro e la lotta di sei anni, ha determinato la posizione compatta dei sindaci del comprensorio, rappresentante oltre 200mila abitanti (Ladispoli-Cerveteri-Bracciano-Anguillara-Santa Marinella e Manziana ). I risultati, per venire, hanno bisogno di tempo.
Abbiamo in questa ultima occasione pagato il boicottaggio, riuscito solo parzialmente, delle componenti compromesse e di tante primedonne (problema nazionale e della fase storica) e protagonismi isolati, ma avevamo una nutrita rappresentanza istituzionale, impensabile solo pochi anni fa. 

Preferiamo avere solide basi per un nuovo rilancio popolare e radicato e di partecipazione, non contare sulla testimonianza ambigua di certi ambientalisti. Bisogna dire con chiarezza che il pareggio in bilancio e le politiche euriste-liberiste affogano le amministrazioni comunali e subordinano l'agricoltura alle logiche multinazionali; bisogna rendere popolare tale ragionamento incisivo.

Per questo, l'atto più sentito e punto di nuovo inizio è stato il Giuramento degli Etruschi fieri.

Ci siamo impegnati a difendere ed amare e sviluppare il nostro territorio, in un percorso di liberazione per la nostra Italia... Ribelle...e Sovrana.

per i Comitati Uniti 
il portavoce Luca Massimo Climati

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22.10.17

LA SICILIA, L'ITALIA E IL MEDITERRANEO di Beppe De Santis

Da sinistra: Beppe De Santis e Moreno Pasquinelli
La relazione introduttiva di Beppe De Santis al Forum dei Popoli Mediterranei svoltosi a Palermo il 14 ottobre scorso.

LA NOSTRA STELLA POLARE È LA SOVRANITÀ

Il patriottismo costituzionale. La sovranità costituzionale. La sovranità popolare, che non esiste senza sovranità statale. Senza la sovranità dello Stato-Nazione, nella quale la sovranità nazionale è storicamente incardinata e incardinabile. La sovranità popolare non esiste senza sovranità monetaria.

Perché è lo Stato che batte moneta, non è la moneta che batte e da forma allo Stato.

E ancora, la sovranità condivisa delle Autonomie, delle Autonomie speciali.
Come quella siciliana.

Difendere e rilanciare le autonomie.

All’interno della difesa e rilancio della sovranità.

Dello STATO NAZIONALE O PLURI-NAZIONALE.

Contro il finanzcapitalismo globale speculativo. 
Contro il neoliberismo. Contro questa Unione Europea distruttrice delle sovranità costituzionali, dei diritti costituzionali dei Popoli, del lavoro, del reddito, dello Stato sociale, della dignità, della vita.


Contro il sistema dell’euro, che è un sistema di potere, di dominio, del finanzcapitalismo speculativo, delle oligarchie neoliberiste ed euriste.


MEDITERRANEO E SOVRANIT
À
Questo è il filo rosso, la sfida della nostra umile, generosa, audace, santa, assemblea.

Il Mediterraneo, dunque.

“Che il Mediterraneo sia”.

Dal titolo di una canzone struggente del mio amato cantautore mediterraneista, e mio amico, Eugenio Bennato.

“Mediterraneo, mare di pace e benessere”. Facile a dirsi, gravoso e ardimentoso a farsi. 

Il Mediterraneo odierno, più precisamente “i Mediterranei”, in particolare il Mediterraneo Orientale, lo spazio di massima conflittualità mondiale. Conflittualità geostrategica, geopolitica, geoeconomica e culturale. La Siria, l’Iraq e la Libia, tra gli epicentri.

E spazio di estremo malessere statuale-politico, sociale, culturale.

Gli studiosi di geopolitica usano anche il concetto di “Grande Mediterraneo” (i cosiddetti “Cinque Mari”), alludendo ad uno spazio più ampio comprendente, oltre il Mediterraneo propriamente inteso, anche l’area del Mar Rosso, del Golfo Persico, del Mar Caspio e del Mar Nero.

GUERRA E MALESSERE.

Diamoci, allora, le coordinate strategiche per perseguire PACE E BENESSERE.

Chi è il nemico principale, il primo nemico, del Mediterraneo di pace e benessere?

E' l’imperialismo globale (con al centro ancora gli USA, e i sub-imperialismi continentali, come quello germanico in Europa), il finanzcapitalismo, l’oligarchia neoliberista globalista, la trama delle 100.000 multinazionali globali, che comandano il Mondo, invece degli Stati parzialmente de-sovranizzati.

Il punto.

Il finanzcapitalismo globale ha svuotato di sovranità e risorse, sta svuotando, e anche destrutturando, diecine di Stati-nazione storicamente solidi e forti, appartenenti alla tradizionale area forte del Nord del Mondo (area OCSE).

Lo stesso massacro, geometricamente moltiplicato, è stato già riservato alla platea degli Stati più deboli e precari dell’ex-Terzo Mondo, del Nord-Africa, dell’Africa intera, del Medio Oriente, dell’America latina, dell’Asia meridionale.

Con effetti devastanti: degrado dei già troppo gracili sistemi economici, disgregazione sociale, svuotamento dei locali sistemi di welfare, povertà di massa, degrado ambientale, rabbia e dolore sociale diffusi, delegittimazione degli assetti statuali e istituzionali tradizionali, rivolte diffuse e senza sbocco, ispessimento pervasivo delle ideologie, e dei moti e movimenti radicali.

1- E allora, dal Mediterraneo (Riva Nord, Riva Sud, Riva est) lotta frontale, senza tregua, contro il finanzcapitalismo globale, finanziario e speculativo.
Contro l’IMPERIALISMO GLOBALE. L’imperialismo delle multinazionali globali.

2 - E allora,resistenza per la difesa delle SOVRANITA’ statuali, popolari e monetarie, e riconquista della piena sovranità. Nei e daiMediterranei del Nord, del Sud e dell’Est. Contemporaneamente e insieme.

3 - Tra le sovranità capitali degli Stati sovrani, vi sono la sovranità geostrategica, cioè militare e di sicurezza; la sovranità in politica estera.
Sovranità da difendere e potenziare.

Per quanto ci riguarda: l’Italia fuori dalla Nato e smantellamento delle basi Nato in Sicilia, a partire dal MUOS, il centro di telecomunicazione militare satellitare degli USA.

L’UNIONE EUROPEA HA TRADITO IL MEDITERRANEO, CONSOLIDANDO IL DOMINIO DEL 

NEOLIBERISMO GLOBALISTA

In Europa il finanzcapitalismo globale si è incarnato, consustanziato, nell’Unione Europea e nel sistema di potere dell’euro.
Ai Popoli europei hanno fatto credere che la Ue inverasse i principi e i diritti di eguaglianza, di solidarietà, di democrazia, di sovranità popolare, ad un livello più robusto, duraturo e integrale rispetto al livello degli Stati-Nazione d’Europa.
Con la vacua retorica del “Manifesto di Ventotene” di Altiero Spinelli: una impostura.

La UE, negli anni, soprattutto, dagli anni ’90 ha tentato di trasferire meccanicamente il suo dispositivo neoliberista e finanzcapitalista nel Mediterraneo e nelle politiche europee mediterranee. Con una serie di noti passaggi:

- 1990: la Conferenza di sicurezza e cooperazione del Mediterraneo;
- 1990: Gruppo 5+5 del Mediterraneo (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Cipro e Algeria, Tunisia, Marocco, Libia e Mauritania);
- 1992: Proposta di istituzione di un’Area di libero scambio con Marocco e Maghreb e Dichiarazione sulle relazioni euro maghrebine del Consiglio europeo di Lisbona;
- 1994: Dialogo mediterraneo della NATO;
- 1995: Conferenza euro mediterranea di Barcellona;
- 2008: Unione per il Mediterraneo (UpM), promossa da Sarkozy.

L’obiettivo dichiarato e retorico di queste politiche venticinquennali era quello di costruire un Mare di Pace e Sicurezza, di Benessere economico-sociale, di Dialogo culturale e umano, oltreché di innovazione istituzionale e costituzionale, in senso democratico, ovviamente nel rispetto dei Diritti umani.

NULLA DI TUTTO QUESTO SI E’ AVVERATO.

E’ successo esattamente il contrario: Guerra; Malessere; Destrutturazione statuale e istituzionale.

Queste politiche sono completamente fallite. Fallite nelle intenzionalità retoriche. Finte. Ma riuscite nelle intenzionalità effettive: L’AFFERMAZIONE PERVASIVA, NEL MEDITERRANEO, DEL DOMINIO NEOLIBERISTA GLOBALE. Con effetti tragicamente, strutturalmente, disgreganti e deflagranti.

L’ITALIA E LA SICILIA HANNO UN GRANDE RILIEVO STRATEGICO

Lo hanno sia fattualmente sia, soprattutto, potenzialmente.

“Cinque fattori in particolare misurano il rilievo dell’Italia e l’impatto delle sue (s)fortune sui protagonisti del teatro mondiale.

In ordine di importanza.

1 - In Italia si decide il futuro dell’euro.
2 - Attraverso lo Stivale filtrano i principali flussi migratori dalla giovane Africa alla vecchia Europa, che incidono sulla sicurezza, sulla stabilità, sull’identità stessa del nostro continente.
3 - In quanto piattaforma logistica nel Mediterraneo restiamo rilevanti per Washington, come testimonia la crescente presenza di truppe e di basi a stelle e strisce, depositi di bombe atomiche e centri di intellingence inclusi, pur dopo lo scadere della "minaccia" sovietica che inizialmente le legittimava.
4 - Siamo contemporaneamente utili a Mosca, nemico d’elezione dell’America, se non altro per il nostro tradizionale feeling pro-russo, insieme culturale e commerciale.
5 - L’Italia è infine all’attenzione della Cina perché al centro del Mediterraneo, dunque titolare potenziale del primo attracco utile nei traffici marittimi Asia-Europa. Collocazione ideale nella trama delle nuove vie della seta, ovvero della “globalizzazione alla cinese”.

Germania, Francia, Stati Uniti, Russia, Cina: la lista delle potenze cui interessiamo e sulle quali possiamo dunque influire è invidiabile.

Ma per passare all’incasso nel mercato geopolitico significa saper valutare il proprio patrimonio strategico, materiale e immateriale,in rapporto a come viene percepito dagli attori più potenti. Significa spenderne una quota per avanzare i propri interessi nel negoziato permanente, che definisce le relazioni internazionali. Funzione che l’Italia svolge poco e male.

L’Italia è un Paese strategico che rifiuta di esserlo, che è incapace di esserlo.

INCAPACE DI ESERCITARE LA PROPRIA PIENA SOVRANITA’. Sovranità ora largamente requisita dagli USA/NATO e dalla UE, oltreché direttamente dalle multinazionali globali.

Il possibile ruolo geopolitico e geo-economico della Sicilia, il protagonismo possibile della Sicilia, si può e si deve ricavare all’interno del ruolo geopolitico dell’Italia, da ritrovare, rinnovare, potenziare —a partire dai cinque fattori sovra-evocati.

DA SOLA, LA SICILIA, GEOGRAFICAMENTE AL CENTRO DEL CENTRO DEL MEDITERRANEO PUR BELLISSIMA, FIERA, RICCA DI RISORSE STRAORDINARIE, NON PUO’ANDARE DA NESSUNA PARTE.

La centralità geografica non fa, di per sè, centralità geopolitica. Il resto è retorica, autoinganno, impostura.

L’ITALIA E LA SICILIA


ITALIA E SICILIA SONO STATE, POTENZIALMENTE POSSONO TORNARE AD ESSERE, DEBBONO TORNARE AD ESSERE UNA IMPORTANTE POTENZA MARITTIMA, grande soggetto marinaro.

L’Italia ha 8000 km di coste. Dimenticate. A sua volta la Sicilia ne ha 1.637. L’immensa RISORSA MARE trascurata, obliata. I nove decimi del COMMERCIO MONDIALE passa via mare. L’Italia, nonostante la sua collocazione privilegiata, attrae soltanto il 40% del potenziale commerciale marittimo intercettabile.

Il punto è che, per l’Italia, alla centralità geografica non corrisponde alcuna centralità strategica.

Per tornare ad essere un autorevole soggetto marittimo, l’Italia (e la Sicilia con l’Italia) deve affrontare e dipanare quattro grandi sfide mediterranee.

1 - La sfida della PACE e della SICUREZZA.

2 - La sfida dell’IMMIGRAZIONE.

3 - La sfida ENERGETICA. Lo scenario geo-energetico mediterraneo è in continuo movimento, in particolare, dopo le scoperte dei giganteschi giacimenti di gas nel Mediterraneo orientale, nelle acque territoriali egiziane, israeliane, turche e cipriote.

4 - La sfida COMMERCIALE. A partire dai percorsi attuativi delle vie della seta.
Attualmente i processi attuativi delle vie della seta scavalcano completamente la Sicilia e l’intero Mezzogiorno d’Italia.

La Cina, dopo svariati tentativi di individuare un porto commerciale che fungesse da perno delle vie della seta,nel sud d’Italia, ha abbandonato sia l’ipotesi di Gioia Tauro che di Taranto. La Sicilia, neppure presa in considerazione, oltre qualche annuncio retorico, perfettamente senza fondamento. L’intera Italia rischia di essere aggirata e scavalcata.

Le trattative, i percorsi progettuali e promozionali relativi alla via adriatica (Venezia - Trieste) e alla via tirrenica (Genova) delle vie della seta sono ancora molto incerti e parziali.

LA SICILIA PROTAGONISTA DELLA RIVOLUZIONE SOVRANISTA COSITUZIONALE
 
Protagonista nell’ambito del movimento antiliberista dei Popoli mediterranei.
Noi Siciliani proponiamo,stiamo promuovendo la nostra parte di battaglia sovranista costituzionale. Stiamo facendo la nostra parte, il nostro dovere.

Col vostro aiuto fraterno, carissimi sovranisti costituzionali italiani, patrioti, innanzitutto della Confederazione per la Liberazione Nazionale (C.L.N.). Con voi, con i quali abbiamo firmato un PATTO DI ALLEANZA, il 17 luglio 2017. Un documento di straordinaria rilevanza strategica e politica.

Con voi, carissimi amici e compagni, patrioti, voi spagnoli di PODEMOS ed altri; voi francesi di FRANCE INSOUMISE; voi greci di UNITA’ POPOLARE; voi tunisini del Movimento della Rinascita, ENNAHDA.

Il caposaldo della nostra strategia e del nostro programma, è l’ATTUAZIONE INTEGRALE, del nostro STATUTO AUTONOMISTICO SPECIALE, compreso il ripristino delle parti proditoriamente soppresse, abrogate, rapinate,inapplicate.

L’attuazione integrale dello Statuto siciliano, nell’ambito dell’attuazione integrale e del ripristino, della COSTITUZIONE ITALIANA.

Gli alleati sono: lo Stato sovrano italiano e gli altri Stati sovrani d’Europa, in particolare, del Mediterraneo.

I nemici: 
il finanzcapitalismo globale speculativo, il neoliberismo, l’Unione Europea e il sistema di potere dell’euro.

A questo fine, abbiamo anche tentato di affrontare la difficilissima prova elettorale delle elezioni regionali siciliane e del 5 novembre 2017. Per contribuire ad aprire una breccia, un varco sovranista e neo-autonomista, per la Sicilia e dalla Sicilia.

Alcuni de nostri principali punti d'attacco sono:
1- Sovranismo costituzionale e neo-autonomismo.
2 - Smantellamento delle basi NATO in Sicilia e del MUOS.
3 - Politiche di Pace, Sicurezza, Stabilità , di cooperazione economica, di dialogo culturale nel Mediterraneo, sulla base di pari dignità dei Popoli e degli Stati sovrani, sulla base di sistemi di bilanciamento dei legittimi interessi nazionali, contro i sistemi di potere globalisti neoliberisti. Secondo un paradigma multipolare universale, che coinvolga, da protagonisti di pari dignità, tutti gli oltre 200 Stati sovrani del Mondo.
4 - Riorganizzazione e potenziamento strutturale della rete trasportistica, viaria e logistica siciliana, quale nodo centrale delle rete logistica italiana, mediterranea ed europea, accettando la sfida della gestione dei grandi flussi commerciali Asia-Europa, anche sul fronte delle vie cinesi della seta, secondo i propri interessi e sostenibilità.
5 - Promozione della massima autonomia economica possibile, secondo il principio di “Produrre e vendere siciliano”. Riducendo al massimo la pressione dei vincoli esterni.
6 - Promozione della massima SOVRANITA’ ALIMENTARE POSSIBILE. Cibo buono, sano e giusto. La Sicilia quale grande piattaforma della RIFONDAZIONE DELLO STILE DI VITA MEDITERRANEO (diaita=dieta mediterranea). Secondo i valori del recente riconoscimento dell’UNESCO della Dieta Mediterranea quale patrimonio culturale dell’Umanità. E le straordinarie suggestioni, a questo proposito, contenute nell’Enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco.
7 - Promozione della massima autonomia energetica e della progressiva sostituzione delle fonti fossili con quelle alternative sostenibili.

Grazie per la vostra attenzione e auguri di buon lavoro al nostro Forum
 

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PORTELLA DELLA GINESTRA: APPELLO AL POPOLO SOVRANO

Il 13 ottobre scorso, Giorgio Lo Conte, a Portella della Ginestra —sul luogo ove il 1 maggio del 1947, venne compiuto l'eccidio terroristico contro il movimento contadino siciliano—, pronunciava il giuramento a nome della C.L.N. e degli amici siciliani. 
In questa occasione Claudia Capaci concludeva la manifestazione leggendo l'appello della C.L.N. in vista delle prossime elezioni politiche. Qui sotto la registrazione videofilmata.


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19.10.17

HO FATTO UN SOGNO di Emiliano Gioia

Raramente sogno, l’ansia, e la preoccupazione di non sentire la sveglia e fare tardi a lavoro, mi ruba anche quel poco di libertà, il mio tempo è imbrigliato in decine di meccanismi sociali che ormai hanno preso forza anche nella fase onirica della mia esistenza.

Ma questa notte no, questa notte ho sognato ed il sorriso, con cui mi sono alzato dal letto, ancora mi accompagna.

Inizialmente era tutto come nella vita reale, ero nella mia stanza e aprendo un giornale, il titolo a caratteri cubitali coglieva la mia attenzione:

“L’Europa continua a perdere pezzi”, e mi spinse a leggere subito sotto: “Dopo l’Italia, anche la Spagna torna alla sua moneta”, la cosa divertente è che non ero stupito nel leggere dell’Italia quello era normale per me, ma nel leggere della Spagna, che aveva anch’essa deciso di tornare alla sua indipendenza monetaria.

In quell’Italia, lo stato era molto più snello ed autoritario, infatti dopo quello che molti avevano chiamato l’anno zero di una nuova era, la maggioranza di governo aveva cambiato la società a cominciare dal mondo del lavoro. 

Un'analisi profonda della nostra economia e dei consumi, dopo l’uscita dalla gabbia della moneta unica, aveva spinto i nostri rappresentanti politici a voltare completamente pagina sulle tasse in ambito lavorativo e questo aveva dato una spinta incredibile alla nostra economia. 
La prima cosa che fecero fu quella di accorpare molti ministeri da cui derivò il ministero del territorio nazionale e dell’equità sociale, la cui priorità, dopo avere fatto una profonda analisi e messo in comune centinaia di migliaia di dati, fu quella di creare un regolamento fiscale completamente nuovo. 
Il regolamento diceva in sostanza che: sul territorio nazionale il lavoro fisico non era più tassato, e che: gli stipendi dei salariati dovevano essere consegnati nelle loro mani senza togliere un centesimo, che appunto non esisteva più sul loro lavoro alcuna tassa.

Gli economisti, infatti, si erano resi conto che togliere loro potere d’acquisto, in un'economia basata sui consumi, era controproducente. 

Lo stesso ministero, si era occupato di creare delle fasce in cui inserire i prodotti ed ogni fascia aveva una sua aliquota di tassazione, oggetti anche con identica funzione venivano classificati in base alle variabili di eco-sostenibilità, primaria necessità, utilità e lusso.

Ogni merce era indistintamente da passare al vaglio del ministero, che lavorava alacremente per inserire i prodotti in questa o quella fascia ed i produttori si impegnavano, come non avevano mai fatto, per creare o adattare oggetti più ecologici, strettamente necessari, con l’intento di farli inserire nella fascia con l’aliquota più bassa, per renderli più appetibili agli acquirenti, che comunque in base alle loro esigenze o alla loro sensibilità, potevano scegliere quali comperare.

Lo stesso Ministero aveva diviso il territorio in zone e le professioni, i negozi, i bar, i supermercati, tutti quelli che avevano bisogno di luogo in cui accogliere la propria clientela, pagavano una tassa fissa annua. Quelli che pensavano che la tassa annua fosse troppo alta, per le entrate della loro attività, avevano tranquillamente potuto cambiare zona e aprire in una zona in cui la tassazione era inferiore.

Questo determinò un nuovo slancio dell’economia e le casse dello stato si erano tanto rimpinguate con questo nuovo sistema fiscale, in cui per ovvie ragioni, non poteva più esistere evasione fiscale, che addirittura erano cominciati lavori di ristrutturazione su molti altri settori.

La spesa pubblica venne messa completamente sotto controllo, quello che era il lavoro della corte dei conti venne, per legge, trasformato da un lavoro di mera rendicontazione ad un vero e proprio compito di economato, in cui lo stato stabiliva i prezzi dei prodotti necessari per l’amministrazione del paese e tutto quello che veniva usato per i lavori pubblici.

Lo stato aveva rimesso in discussione, ed in alcuni casi stralciato, tutte le concessioni governative sottoscritte fino all’anno zero, una nuova legge infatti imponeva, per esempio, a tutti quelli che volevano avere una concessione come fornitore di servizi telefonici, di mantenere il proprio servizio clienti sul territorio nazionale. 

A quelli che gestivano autostrade, linee ferroviarie o metropolitane, linee aeree, era consentita una percentuale precisa di automazione, diversamente avrebbero pagato delle aliquote fiscali altissime che lo stato si impegnava ad utilizzare per lo sviluppo di nuove attività lavorative socialmente utili. 
Le ore lavorative a parità di stipendio, inoltre, per tutti i settori, erano state portate a sei ore, più due ore di frequenza a corsi di aggiornamento o culturali, liberamente scelti dal lavoratore stesso; quelli che non volevano frequentare i corsi, potevano scegliere di non farlo, con la pena di vedere una parte dello stipendio decurtato a favore della promozione dello sviluppo di ulteriori corsi di miglioramento delle peculiarità individuali e della società stessa. 
Le scelte politiche erano divenute sempre e solo a favore della cittadinanza, la legge elettorale era nuovamente diretta a dare rappresentanza a tutto il tessuto sociale, nessuno poteva arrivare in parlamento senza essere passato per le elezioni cittadine, provinciali, regionali ed infine statali, per questo i politici tenevano a rappresentare il popolo che rappresentavano.

Tutto quello che avveniva nel paese aveva del miracoloso, venivamo fuori da uno dei periodi più buio per il nostro paese e la nazione stava vivendo un nuovo risorgimento.

E’ stato un bel sogno il mio. Un sogno utopico? Irrealizzabile? Era solo un sogno, forse anche un po’ infantile e cervellotico, chissà se sarebbe realizzabile tutto questo in un'Italia Ribelle e Sovrana.





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17.10.17

LA RUSSIA E IL MEDIO ORIENTE di Giuseppe Angiuli


«Grandi sconvolgimenti in atto in medio oriente. La Russia baricentro dei nuovi equilibri nella regione 


L’intera regione medio orientale è stata interessata, in questi ultimi tempi, da un generale riassestamento degli equilibri geopolitici il cui risultato appare ogni giorno di più coincidere con un’ascesa irreversibile del ruolo della Russia di Putin, ormai protagonista assoluta nella definizione di tutti i più importanti dossier in agenda. 

A tutto ciò sta facendo da contraltare una tendenziale ritirata strategica degli USA dalla regione: a partire dall’avvento dell’Amministrazione Trump, a Washington ha iniziato a delinearsi una nuova strategia che vedrebbe i nordamericani decisamente più interessati alle sorti del far east (estremo oriente) dove essi hanno necessità di lanciare un’offensiva politico-economica alla Cina e per adesso hanno iniziato a colpirla trasversalmente minacciando alcuni regimi politicamente ad essa assai contigui, come la Corea del Nord di Kim Il-sung e il Myanmar (ex Birmania). 

In medio oriente, il protagonismo della Russia ha iniziato a manifestare il suo carattere decisivo a partire da settembre 2015, quando su richiesta del Presidente siriano Bashar al-Assad (incapace di fronteggiare da solo le forze dello Stato islamico), Mosca ha deciso di scendere direttamente in campo nel conflitto siriano. 

L’inedito dispiegamento militare dei russi, unito all’abile tessitura politico-diplomatica architettata dal Ministro degli Esteri del Cremlino Sergej Lavrov, ha reso possibile in breve tempo la nascita di un solido fronte internazionale di forze compattamente ostili allo Stato islamico ed alle altre formazioni di miliziani di ispirazione jihadista. 
Ne è venuto fuori un comando integrato – dominato dalla componente sciita – che ha visto la partecipazione congiunta dei governi dell’Iraq, dell’Iran e della stessa Siria, oltre al movimento politico-militare libanese Hezbollah, il cui apporto è risultato molto significativo sul terreno dello scontro militare all’interno dei confini siriani. 

Dopo la ritirata dei miliziani jihadisti dalla città di Aleppo nel dicembre 2016 e con la più recente conquista della città di Deir Ezzor da parte dell’esercito regolare di Damasco, le sorti del conflitto siriano appaiono ormai definitivamente segnate con la quasi certa sopravvivenza al potere di Bashar al-Assad. 

La svolta sul terreno militare nel conflitto siriano si è accompagnata in questi ultimi tempi ad una lunga serie di clamorose novità e cambi di campo in tutto il medio oriente. 

Alternando il bastone e la carota, Vladimir Putin è riuscito nell’impresa titanica di costringere i più diversi attori del quadrante medio orientale a mutare la loro strategia di 180 gradi, ribaltando antichi equilibri consolidatissimi e, in alcuni casi, contribuendo a rompere i loro pregiudizi e la loro reciproca incomunicabilità. 
Il turco Erdogan con l'iraniano Ali Khamenei
Nell’azione di persuasione su ciascuno di questi attori è risultato decisivo, da parte russa, il fare leva su quanto sta a loro rispettivamente più a cuore e su cosa possa unire ciascuno di essi ad un altro partner della regione. 

Il neo-sultano turco Recep Tayyip Erdoğan, già sponsor di primo piano dell’ISIS, è stato convinto da Mosca ad abbandonare il progetto di destabilizzazione della Siria e a concentrarsi maggiormente sulla sua stessa sopravvivenza politica. 
Erdoğan si è trovato gioco forza costretto a prendere atto con l’incedere degli eventi che i suggerimenti di Putin andavano effettivamente incontro ai suoi interessi: dopo avere sventato (con il decisivo intervento di forze speciali russe) il tentativo di colpo di Stato atlantista che lo ha visto vittima nel luglio del 2016, egli ha progressivamente abbandonato l’obiettivo di eliminare dalla scena il siriano Assad, iniziando a preoccuparsi unicamente di scongiurare ad ogni costo la nascita di uno Stato curdo nei pressi dei suoi confini (come prefigurato da USA e Israele). 

Da ultimo, sempre con l’avallo decisivo di Mosca, lo stesso Erdogan ha avviato un patto di stretta cooperazione col regime degli ayatollah iraniani, anch’essi fortemente contrari alla nascita di un nuovo Stato curdo. 
Dunque, Turchia e Iran seduti ad uno stesso tavolo: uno scenario semplicemente impensabile soltanto fino a pochi mesi fa e reso possibile unicamente dai buoni uffici del Cremlino. 

Anche la monarchia del piccolo ma influente Stato del Qatar negli ultimi tempi ha cessato il suo sostegno alle milizie della galassia islamista già attive in Siria ed ha iniziato a trovare delle inedite convergenze strategiche con l’Iran: in ballo c’è la cogestione del più grande giacimento offshore di gas naturale liquido del pianeta, collocato a cavallo delle acque territoriali tra i due Stati dirimpettai nel Golfo Persico. 
A nulla sono valse le minacce di invasione da parte della monarchia saudita e la chiamata alle armi dell’Amministrazione Trump, entrambe furiose con Doha per la sua apertura a Teheran: in difesa dell’intangibilità del ricchissimo Qatar e della sua emittente pan-araba Al Jazeera sono immediatamente scesi in campo il Kuwait, l’Oman e la stessa Turchia di Erdogan, che si è detta disposta perfino a dislocare delle truppe di terra a protezione della monarchia degli al-Thani. 
L’immenso giacimento di gas naturale South Pars,
 nel Golfo Persico sarà cogestito tra Qatar e Iran

Il governo di Mosca, al fine di chiudere il cerchio protettivo attorno al Qatar e anche per premiare gli al-Thani per la loro cessazione nell’appoggio ai miliziani islamisti attivi in Siria, ha recentemente cooptato la famiglia reale del piccolo staterello del Golfo Persico all’interno del gigante energetico russo Rosneft, facendole acquisire un quinto della proprietà azionaria. 

Su un altro versante, Putin è apparentemente riuscito a convincere anche il falco israeliano Benjamin Netanyahu a dovere accettare suo malgrado l’inedito scenario appena delineatosi nella regione, a cominciare dalla integrità dei confini della Siria laica e baathista di Assad e dall’uscita dell’Iran (primo nemico in assoluto per Israele) dall’isolamento internazionale. 

In cambio, il Presidente israeliano ha preteso la garanzia che qualsiasi futuro tentativo dello stesso Iran o degli Hezbollah libanesi di insidiare lo Stato sionista incontrerebbe la ferma contrarietà di Mosca. 

Ma il protagonismo russo è vicino ad esplicare i suoi effetti anche all’interno del malconcio campo palestinese, tra le cui fila parrebbe che Mosca si stia adoperando negli ultimi tempi per favorire una inedita riappacificazione tra la fazione islamista di Hamas (dominante a Gaza) e quella laica di Al Fatah (al potere nei territori della Cisgiordania), con la prospettiva di dare vita ad un inedito governo di unità nazionale palestinese. 
Anche l’Egitto, ossia il Paese arabo di gran lunga più popoloso, da quando è retto dal regime militare guidato dal maresciallo al-Sisi, ha iniziato a sperimentare delle inedite forme di cooperazione militare con Mosca del tutto impensabili solo fino a pochi anni fa, tenendo conto che l’Egitto è dipeso per 40 anni dalle forniture statunitensi sia in campo economico che militare. 

Per chiudere il cerchio di questo epocale mutamento di assetti nella regione ed a suggello dei suoi recenti successi militari, economici e diplomatici, il 5 ottobre scorso Putin ha ricevuto in pompa magna a Mosca, per la prima volta in assoluto nella storia dei due Paesi, il capo della famiglia reale saudita, l'ottantunenne Salman bin Abdulaziz Al Saud, che ha raggiunto la capitale russa in compagnia di un codazzo di ben 1.500 dignitari e cortigiani. 
La monarchia di Riyad negli ultimi tempi ha il fiato corto: per colpa del ribasso record del prezzo del petrolio, le entrate statali sono arrivate a toccare i minimi storici, minacciando la stessa sopravvivenza dei Saud. 
L’indipendentismo curdo è fortemente sostenuto da Israele 

Ecco che dunque anche per l’Arabia Saudita si è reso di importanza decisiva sperimentare una inedita intesa commerciale con il governo di Mosca, al fine di stabilizzare il prezzo del greggio. 
Comunque la si pensi sul nuovo protagonismo geopolitico russo e sui riflessi che esso produrrà negli equilibri globali, è indubbio che da quando Putin ha assunto le redini in mano nella regione medio orientale, si è determinato un nuovo assetto contraddistinto dalla stabilizzazione dei conflitti e dall’appianarsi di antiche e ataviche incomprensioni. 

Il vecchio disegno degli israeliani e dei neocons americani di ridisegnare il “grande medio oriente” a loro piacimento, con la distruzione dei vecchi Stati nazionali e con la loro suddivisione lungo linee di faglia etnico-religiose (sciiti/sunniti, arabi/curdi, ecc.) in questi ultimi tempi sembra avere subito un significativo arretramento: nonostante ciò, è verosimile che tanto a Washington quanto a Tel Aviv si seguiterà ancora a lungo a sostenere strumentalmente l’indipendentismo curdo quale principale fattore di destabilizzazione nella regione.

Sotto quest’ultimo punto di vista, palese e scoperto è stato il sostegno fornito da Israele al recente referendum secessionistico promosso dal governo regionale del nord dell’Iraq, controllato dal clan curdo dei Barzani. 
Per intanto, tutte le strade del medio oriente sembrano portare a Mosca».

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PORTELLA DELLA GINESTRA: "IN QUESTO LUOGO SACRO"

Portella della Ginestra, venerdì 13 ottobre. 
Sul luogo ove il 1 maggio del 1947, venne compiuto l'eccidio terroristico contro il movimento contadino siciliano, i militanti della Confederazione per la Liberazione Nazionale, assieme ai fratelli siciliani, giurano di raccogliere gli ideali dell'emancipazione del lavoro e della sovranità popolare.
 
Il video qui sotto.


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12.10.17

LA LEGGE (E LA BANDA) DELLE TRE "B"

Rosatellum, ovvero la legge BBB: una truffa su-misura per il Bomba di Rignano, il Buffone d'Arcore e il Bulletto di Milano (quello che parla con le felpe) 
La fine ingloriosa di Salvini. Da "grande oppositore" a stampella del regime
 

Quel che c'era da dire sul Rosatellum l'ho già scritto QUI due settimane fa. Adesso siamo quasi all'atto finale. La Camera finirà di votare oggi la cosiddetta "fiducia" ad un governo che aveva dichiarato - non ridete - la sua "neutralità" in materia. Poi seguirà il Senato, verosimilmente con la stessa procedura. I ladri di democrazia hanno fretta, debbono mettere al sicuro il bottino cercando di non lasciare troppe tracce. Dunque ogni mezzo è lecito, anche se ci hanno sempre insegnato che non si cambiano le regole del gioco - tantomeno con la forzatura del voto di fiducia - un minuto prima che inizi la partita. Ma questa è l'Italia dell'autunno 2017, dove colui che dovrebbe essere "arbitro" (il santerello Mattarella) è invece in combutta con la banda di scassinatori che conduce le danze.

Certo, dopo i tre voti di fiducia ci sarà oggi pomeriggio quello finale a scrutinio segreto. Qui non mancheranno i dissidenti, altrimenti detti "franchi tiratori", ma aspettarsi non dico un sussulto democratico (quando mai!), ma anche solo un atto di orgoglio da parte di questo parlamento di peones (senza offesa per i peones, quelli veri) va sinceramente al di là di ogni ragionevole immaginazione. Ecco il risultato di aver voluto tenere in piedi ad ogni costo un parlamento reso illegittimo dalle sentenze della Corte Costituzionale. Ecco i frutti dell'errore - qui il riferimento è ad M5S - di non aver preteso, anche con una scelta aventiniana, il suo scioglimento dopo la grande vittoria del NO il 4 dicembre 2016.

Diversi commentatori si interrogano sulle presunte contraddittorietà del Rosatellum. In realtà questa legge non è affatto contraddittoria, basta che si capisca com'è nata e qual è il suo fine. Cose che ho cercato di spiegare nell'articolo già citato, ma che ricapitolo qui in due righe: questa legge nasce da un patto di ferro Renzi Berlusconi, ed ha lo scopo di riportare il fiorentino a Palazzo Chigi con l'ex cavaliere come partner principale e ben remunerato in quel che più gli interessa.

Capito questo si è capito tutto. Poi, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco. Ma questo è un altro discorso, e noi ci auguriamo che l'abbuffata di seggi che già pregustano gli vada invece di traverso. Di certo, pur nel pittoresco balletto delle tante leggi elettorali proposte in questi anni, mai se ne era vista una disegnata così su-misura, non solo per un partito, bensì per una persona, anzi due con l'aggiunta di un terzo: il Bulletto padano che parla con le felpe.

Come noto la "fiducia" sta passando alla Camera solo grazie al regalo di Forza Italia e della Lega, i cui parlamentari sono usciti dall'aula per abbassare il quorum. Grande eh, l'opposizione di Salvini! E questo si dovrebbe scontrare niente meno che con l'Europa! Sai che paura a Bruxelles! Sta di fatto che sulla prima fiducia i Sì sono stati 307, sulla seconda 308. Al di sotto quindi della soglia di 316 che corrisponde al 50%+1 dei membri della Camera. Evidentemente la "fiducia" non è poi così forte neppure nel Palazzo, figuriamoci nel Paese.

Ma la scommessa dei ladri di democrazia è semplice: le leggi elettorali sono cose complicate, apparentemente astruse e comunque incomprensibili ai più. Dunque, calcolano i lestofanti, il danno di immagine sarà minimo. Poi di corsa alle elezioni, in modo da rendere difficile la partecipazione a chi dovrà raccogliere le firme. Quindi una campagna elettorale che proverà (vedremo con quale successo) a restaurare il teatrino della politica del bipolarismo che fu. A destra diranno di aver messo su una coalizione per vincere (boom!), idem nel redivivo centrosinistra di Renzi-Alfano-Pisapia (doppio boom!).

In realtà tutti sanno che le coalizioni del Rosatellum servono solo a raggranellare seggi, non a precostituire una maggioranza di governo. Tanto è vero che, a differenza del Mattarellum, la legge prevede che siano i partiti, non le coalizioni, a presentare il proprio programma elettorale.

Per raggiungere i propri scopi la banda delle tre B (il Bomba di Rignano, il Buffone di Arcore e il Bulletto di Milano) non si è posta limiti. Nel Rosatellum c'è tutto il peggio delle leggi elettorali dell'ultimo quarto di secolo. Quelle che sono state in vigore per qualche anno, come quelle abortite prima di vedere la luce. Ci sono i collegi uninominali all'inglese come nel Mattarellum, c'è il meccanismo delle coalizioni artificiali (con tanto di liste civetta) come nel Porcellum, ci sono le liste bloccate com'era nella legge calderoliana ma pure nel Tedeschellum saltato a giugno. E da quest'ultima legge si importa anche il meccanismo di voto unico su quota maggioritaria e proporzionale, un escamotage per favorire le forze teoricamente avvantaggiate nel maggioritario (in pratica la solita banda delle tre B di cui sopra).

Se tutto andrà come predisposto, dopo il voto la coalizione di destra si dividerà: Berlusconi se ne andrà con Renzi, mentre Salvini si rimetterà la felpa del grande oppositore. Ma per favore! Questo pagliaccio, che ama presentarsi come anti-sistema, ha deciso di fare invece da stampella ad una squallida operazione sistemica che punta a stabilizzare la prossima legislatura grazie ai trucchi del Rosatellum.

E perché lo fa? Semplice, per raccattare qualche seggio in più al nord. E' questo il prezzo al quale si è venduto al duo Renzi-Berlusconi. A questo punto, l'unica felpa che dovrebbe indossare dovrebbe portare la scritta «mi vergogno di me stesso».

Al momento non possiamo sapere come andrà il voto finale di oggi pomeriggio a Montecitorio. Teoricamente la maggioranza per l'approvazione della nuova legge-truffa è larghissima. Praticamente, i numeri saranno invece assai più bassi. E non è affatto escluso che proprio i voti della pattuglia leghista risultino alla fine decisivi. Ma decisivi per che cosa? Certo, per mandare in parlamento qualcuno in più dalle valli della bergamasca. Ma, soprattutto, decisivi per garantire una legislatura piena al prossimo governo Renzi. Grande oppositore il Salvini, grande oppositore...

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