II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN - 1/2/3 SETTEMBRE

II. ASSEMBLEA-FORUM DELLA CLN - 1/2/3 SETTEMBRE
Grande Albergo Fortuna - Chianciano Terme

15.8.17

ITALIA-EURO-GERMANIA: UN TRIANGOLO IMPOSSIBILE di Piemme

«Sarà facile persuadere la Germania?
certo che no. (...) La Germania intende rafforzare la normativa fiscale e assoggettare i Paesi che non si adeguano a qualcosa che assomiglia, in pratica, a un governo coloniale, esattamente quello che è successo alla Grecia, ma su scala più vasta».
Wolfgang Münchau


Dopo le elezioni tedesche, se diamo per scontata la vittoria della Merkel, il governo tedesco, forte dell'appoggio di Macron, darà un'accelerazione alle manovre di "riforma, rafforzamento e integrazione dell'Unione europea".

Ma cosa deve intendersi per "riforma, rafforzamento e integrazione"?
La Commissione di Junker ha posto di recente sul tavolo le sue proposte. Formalmente rappresentando l'Unione, essa tenta di dare una botta al cerchio e una alla botte, proponendo soluzioni farraginose che sulla carta dovrebbero tuttavia rappresentare un compromesso tra i diversi e in certi casi opposti interessi nazionali.

Che questo non sarà possibile non lo diciamo soltanto noi, ce lo dice l'autorevole economista Wolfgang Münchau con un editoriale sul Financial Times, tradotto e pubblicato sull'ultimo numero di L'ECONOMIA del Corriere della Sera.*

Münchau da infatti per scontato che quelle della Commissione sono proposte, oltre che pasticciate, destinate a restare sulla carta, poiché alle fine la spunterà la Germania, e se la spunta la Germania saranno guai seri per l'Italia.
Münchau è anzi più netto: la Germania tenterà di innestare "il pilota automatico ordoliberale controllato da Berlino". Se questo accadrà l'Italia sarebbe massacrata,
verrebbe costretta ad uscire dalla zona euro. "Roma deve quindi sviluppare un suo Piano B", invertendo la linea di subalternità alla Germania sin qui seguita, consapevole che la sua uscita sarebbe letale per la moneta unica, e anzitutto per la Germania.
Il nostro, che non è certo un anti-euro, scrive poi senza peli sulla lingua:

«Sarà facile persuadere la Germania?

certo che no. (...) La Germania intende rafforzare la normativa fiscale e assoggettare i Paesi che non si adeguano a qualcosa che assomiglia, in pratica, a un governo coloniale, esattamente quello che è successo alla Grecia, ma su scala più vasta».

Münchau va quindi al punto, indicando in quattro punti quale dovrebbe essere il "piano B" dell'Italia.

(1) Un'unione bancaria con sistema collettivo di garanzia dei depositi e l'istituzione di una Bad Bank estesa a tutta la zona euro;
(2) Decretare la fine del Fiscal Compact;
(3) Attuare un'unione fiscale con forte capacità d'investimento e con capacità di emissione di debito;
(4) l'impegno della Bce a difendere i debiti sovrani dalla minaccia dello spread. 


Conclude quindi Münchau che se tutte queste politiche venissero attuate, "non ci sarebbe motivo di preoccuparsi del futuro dell'Italia in seno alla zona euro". In caso contrario lascia intendere che l'Italia sarebbe costretta ad abbandonare l'eurozona.

Quindi il Nostro lancia l'ultimo avvertimento a chiunque si trovi al governo a Roma:

«Non pensate per un solo momento che Macron vorrà difendere gli interessi dell'Italia nel prossimo dibattito sulla riforma dell'eurozona». Morale della favola: nei prossimi mesi si decide l'assetto futuro dell'Unione europea, che tipo di "riforma, rafforzamento e integrazione" si farà strada. Ma visto che la Germania non abbandonerà la sua pretesa di dominio coloniale, la decisione finale starà alle altre nazioni e fra queste, prima su tutte l'Italia. Avremo la capitolazione? Avremo un Monti-bis? La spunterà il "partito tedesco" ordoliberista?

Siamo alle porte dell'epilogo dello psicodramma nazionale ed europeo. Anche per questo decisive saranno le prossime elezioni. Comunque vada vale la massima cinese: "C'è disordine sotto il cielo, la situazione è eccellente...

*Ricordiamo che Münchau partecipò al recente convegno di 5 Stelle, ricordando loro: «È sbagliata l’idea del referendum. Se vuoi uscire dall’euro devi fare come in guerra: non devi annunciarlo prima, altrimenti il sistema collassa e con lui le banche».

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14.8.17

"CERVETERI'S BURNING" di Luca Massimo Climati

NIENTE DEVE RESTARE IMPUNITO!
 
Anche se per maturati e legittimi motivi molti di Noi, fortunati, sono in vacanza fuori dall'amato paese, le brutte notizie arrivano in rete.

Credo che nessuno possa annoverare nelle cronache di Cerveteri
dell'ultimo secolo ed oltre un simile scempio, come quello prodotto dai troppo numerosi roghi negli ultimi mesi estivi.

La stagione calda, il maestrale e la abnorme siccità, in un certo senso collegata al fenomeno, dal punto di vista del danno irrazionale prodotto all'ambiente da un falso progresso, non bastano a dare una vera risposta a questo sistematico moto distruttivo.
L'ultimo incendio quello che ha incenerito gran parte della valle del Manganello e Monte Abatone, minacciando il Paese, Ceri, interrompendo la già pericolante ed irrisolta Settevene Palo è un simbolico attacco finale al cuore del territorio, della sua storia e radici: una sfida a Cerveteri stessa!

Fuori dai denti: l'Italia è carente di posti di lavoro, soprattutto nella protezione civile e nella manutenzione.
-Improvvido è stato lo scioglimento della guardia Forestale
-Troppo basso il numero di Vigili del Fuoco e scarse le risorse a loro disposizione
-Manutenzione stradale zero

Se una forza politica responsabile, proponesse un "roosweltiano" (e Keynesiano) new deal, assumendo centinaia di giovani a spasso come Ausiliari della Tutela Territoriale, almeno, da maggio a novembre (stagione delle alluvioni), vedrebbe burocratiche e giustificate solite litanie, sul fiscal compact, sui parametri di spesa ed altre "puttanate" che tutti subiamo, nella gabbia UE. 

Poi ci sta il "non detto" ma "possibile o sottinteso": un opera di ricatto delle istituzioni locali ed altro ad assolvere magari "a conti non detti in sospeso da verificare" o altr forme di pressione in un assenza totale di legalità, giustizia: Ordine democratico.
 

Come si diceva ...."a pensar male si pecca ma forse poi ci si avvicina a qualcosa di vero"...

La repressione esiste solo per poveri cittadini o per chi ruba la famosa mela o super di 10km il limite di velocità o altre frescacce.
Cresce la rassegnazione, che è la coltura intensiva di moda che germina rigogliosa su queste ceneri e sfracelli.
Io scelgo una sana e consapevole rabbia: non sono nato qui, ma ho il sangue agli occhi e non voglio rassegnarmi.
Meglio essere creduto folle o una onorevole sconfitta e accettare la sfida, che una resa incondizionata vile a questa barbarie.
Cerveterani, ribelliamoci, uniamoci confrontimoci: non permettiamo che brucino ancora le radici, la bellezza e la vita.
Giovani: è il momento di scegliere una vita diversa, guerriera, curiosa, appassionata; intesa come Militanza.
Troppi parolai, primedonne, falsi intellettuali; rompicoglioni in rete, petulanti e noiosi: le cose si sanno, ma nesuno ci mette la faccia oltre il mero interesse spiccio.

Ci sarà da rimboccarci le maniche, ma ce la faremo: il futuro è dei buoni, dei generosi, dei forti, dei creativi.
Serve ora Il Coraggio.
Il fuoco che arde nei nostri cuori, spegnerà questa distruzione quotidiana.

Luca Massimo Climati per Cerveteri Libera

(aderente alla CLN-ITALIA RIBELLE E SOVRANA)

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ALITALIA ALL'ITALIA! OBBIETTIVO 3MILA FIRME IN VISTA

APPELLO per NAZIONALIZZARE ALITALIA
mancano 200 firme all'obbiettivo


ALITALIA ALL’ITALIA
«Le chiacchiere (liberiste) stanno a zero: malgrado condizioni di mercato ottimali, nonostante costi del carburante in discesa e quelli delle maestranze tra i più bassi d’Europa, tutti i tentativi di privatizzazioni sono falliti.
Errare è umano, perseverare è diabolico. In barba ad ogni evidenza il compito che il governo ha affidato ai tre commissari è quello di mettere all’asta Alitalia, nel caso smembrandola per svenderla per quattro soldi. Si tratterebbe di una soluzione suicida e irrazionale.
L’Italia può e deve avere una sua compagnia di bandiera e questo è possibile solo se Alitalia torna in mano pubblica.
Con molto meno dei 20 miliardi spesi l’anno scorso per salvare le banche, può essere approntato un piano per rilanciare Alitalia facendone una compagnia solida e competitiva.
Alitalia, in quanto perno del trasporto aereo nazionale, ha un’importanza strategica ben superiore a quella di qualche minuscola banca commerciale. Tanto più lo ha per il nostro Paese il quale, per il suo essere culla di civiltà, può diventare la principale meta europea di flussi turistici dal resto del mondo.
Alitalia non è solo l’icona del nostro Paese né un dato numero di aerei che solcano i cieli; è un volano prezioso per un indotto d’avanguardia, un serbatoio straordinario di professionalità e mansioni di altissimo livello, senza le quali un Paese non può pensare di avere un ruolo di punta.

Il nostro Paese ha le risorse finanziarie, le competenze e il know how per tenere in piedi una sana e forte compagnia di bandiera.
Ogni volta che si è trattato di far accettare ai cittadini enormi sacrifici ci è stato detto “facciamo come i Tedeschi!”.
Per una volta, siamo d’accordo anche noi.
Facciamo come in Germania dove Lufthansa è diventata la principale compagnia europea anche grazie allo Stato che detenendo il 60% della proprietà ha effettuato investimenti colossali, rifiutando di esternalizzare servizi di manutenzione e attività di assistenza.

Le gravi difficoltà di Alitalia sono dipese in primo luogo dalle scelte dell’Unione Europea la quale, a partire dagli anni ‘90, ha progressivamente disegnato l’attuale assetto oligopolistico del trasporto aereo europeo per cui fin dall’inizio si è previsto che nei cieli europei avrebbero dovuto infine operare tre sole compagnie globali: Air France, British Airwais e, per l’appunto, Lufthansa.
Si può e si deve rompere questo regime oligopolistico imposto al nostro Paese.
La rinascita di Alitalia non è solo un atto dovuto verso le sue orgogliose maestranze ma è anche un atto necessario per riconsegnare alla comunità nazionale un pezzo strategico di sovranità svenduta da chi ci ha governato negli ultimi 30 anni.

Nazionalizzare Alitalia è infine necessario per mettere una pietra sopra al far west dei cieli e porre un limite alle scorribande di compagnie straniere (non solo low cost) che fanno lauti guadagni sfruttando i lavoratori e depositando i profitti all’estero».


Primi firmatari:
Marino Badiale
Franco Bartolomei
Ugo Boghetta
Sergio Cesaratto
Luca Massimo Climati
Luigi De Giacomo
Beppe De Santis
Carlo Formenti
Fabio Frati
Dino Greco
Paolo Maddalena
Leonardo Mazzei
Marco Mori
Manuela Palermi
Moreno Pasquinelli
Ferdinando Pastore
Mimmo Porcaro
Bruno Steri
Fabrizio Tringali
Marco Zanni

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13.8.17

ANARCO-IMMIGRAZIONE: ANCHE BERNIE SANDERS DICE NO

Giorni addietro davamo conto delle posizioni sull'immigrazione sia di Geremy Corbyn —CORBYN: NO ALL'IMMIGRAZIONE ALL'INGROSSO— che di J. L. Melenchon —IMMIGRAZIONE: MELENCHON NON PIACE PIÙ AI COMPAGNI ITALIANI.
E segnalavamo come, a causa del loro rifiuto dell'anarco-immigrazione, entrambi non sono più nelle grazie della sinistra-sinistrata italiota.  Un'altra tegola si abbatte adesso sui fondamentalisti dell'accoglienza a prescindere. Si tratta delle affermazioni di Bernie Sanders. Dopo essere stato portato sul palmo della mano dall'élite della sinistra "radicale", facile immaginare che cadrà in disgrazia anche lui. Ora i sinistrati sono davvero orfani, non resta loro, come mentore, che il gesuita Papa Bergoglio. Veniamo a sapere della tegola dall'amico Thomas Fazi che ha tradotto nella sua pagina facebook, uno stralcio di una lunga intervista rilasciata a fine luglio a Ezra
Klein (vedi più sotto tutta la registrazione). Riportiamo il decisivo passaggio sull'immigrazione.



«EZRA KLEIN. Da socialista democratico quale sei, hai naturalmente un approccio internazionalista alle cose. Se guardiamo alla questione della povertà globale, per esempio, immagino che questo approccio ti porti alla conclusione che negli USA dovremmo aumentare notevolmente il livello dell'immigrazione, e magari anche adottare una politica di apertura totale delle frontiere...
BERNIE SANDERS. Apertura delle frontiere? Questa è una proposta di destra.
EZRA KLEIN. Ma arricchirebbe molti poveri nel mondo...
BERNIE SANDERS. Sì, e renderebbe più poveri gli americani. sarebbe la fine del concetto di Stato-nazione. Se credi nell'idea di Stato-nazione, ritengo che tu abbia anzitutto il dovere di fare tutto il possibile per aiutare le persone nel tuo Paese. I conservatori, i padroni in questo Paese non sognano altro che una politica di frontiere aperte, per portare dentro gente disposta a lavorare per 2-3 dollari l'ora. Per loro sarebbe una manna dal cielo. Io la penso in maniera completamente diversa. Io penso dovremmo aumentare i salari. Penso che dovremmo fare tutto il possibile per creare milioni di posti di lavoro per le persone attualmente disoccupate in America. Sai qual'è il tasso di disoccupazione giovanile negli USA oggi? Il 33% per i laureati bianchi, il 36% per gli ispanici, il 51% per gli afroamericani.Pen si veramente che dovremmo aprire i confini e portare dentro il Paese masse di lavoratori a basso costo? Non pensi che forse dovremmo cercare prima di tutto di creare posti di lavoro per quei ragazzi disoccupati? Penso che da una prospettiva morale abbiamo il dovere di lavorare con il resto del mondo industrializzato per affrontare il problema della povertà internazionale, ma non è impoverendo le persone in questo Paese che si affronta il problema».

Ogni parola in più è superflua, salvo sottolineare che nelle condizioni sociali date, il filantropismo simil-umanitario per cui "via le frontiere, entrino tutti", non è solo una bestialità politica, è una posizione immorale.


 

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10.8.17

FLAT TAX: LA TASSA CHE PIACE AI RICCHI di Leonardo Mazzei

Uno studio scientifico con cui Mazzei svela chi ci guadagnerebbe veramente con la "tassa piatta", ovvero le cifre che i liberisti Matteo Salvini, Armando Siri e Nicola Rossi non vi faranno vedere mai.
 

Ci siamo già occupati di flat tax un paio di settimane fa. Lo abbiamo fatto per denunciarne l'effetto di scardinamento che essa avrebbe sull'intero impianto costituzionale. Ci torniamo sopra oggi per dare la parola ai numeri, per dimostrare cioè quale sarebbe l'effetto concreto della "tassa piatta" sia in termini di redistribuzione della ricchezza a favore delle fasce di reddito più alte, sia per quanto riguarda la cancellazione di ogni diritto sociale che ne deriverebbe.

Gli imbroglioni sono infatti all'opera. Per loro con la flat tax tutti ci guadagnerebbero. Un'idea win win quindi, che avrebbe anche il grande pregio di semplificare il sistema fiscale. Come se le complicazioni del fisco dipendessero dal numero delle aliquote dell'Irpef. Aliquote che dal 1974, quando l'Imposta sul reddito delle persone fisiche entrò in vigore, sono passate da 32 a 5. Chissà com'era complicato il sistema fiscale negli anni '70!

Un po' di storia

La verità è che il principio costituzionale, fissato nell'articolo 53 - «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività» - è stato gradatamente attaccato già a partire dal 1983. In quegli anni il neoliberismo cominciava a dispiegarsi con forza, ed il reaganismo negli Usa ed il thatcherismo in Inghilterra si occupavano di tradurre la teoria in atti politici. Non solo privatizzazioni, leggi antisindacali, tagli al welfare, ma anche norme fiscali sempre più favorevoli ai ricchi.


Questo attacco generalizzato delle classi dominanti porterà, in Italia, ad una serie di controriforme dell'imposta sul reddito. Ricostruire questi passaggi ha una sua utilità. Se nel 1974 le 32 aliquote dell'Irpef andavano dal 10 al 72%, nel 1983 esse scesero a 9 con un minimo del 18% ed un massimo del 65%. La corsa all'appiattimento della progressività dell'imposizione fiscale era dunque cominciata. Ma era solo l'inizio. Nel 1989 le aliquote calano a 7 con un minimo del 10 ed un massimo del 51%. Nel 1998, con il governo Prodi, si arriva a 5 aliquote dal 18,5 al 45,5%. Questo schema subisce altre modifiche nei primi anni duemila, per poi stabilizzarsi sulle 5 aliquote in vigore ancora oggi, che vanno da un minimo del 23% ad un massimo del 43%.



E' chiaro che per valutare appieno il progressivo processo di appiattimento dovremmo tener conto anche di altri fattori, dato che gli scaglioni di reddito non sono restati stabili nel tempo, come pure le deduzioni e detrazioni applicate alle varie categorie di contribuenti. Tuttavia, al netto di questi aspetti che comunque non cambiano la sostanza del ragionamento, il percorso di appiattimento è riassunto da quattro nude cifre riferite al periodo 1974-2017, che qui ricapitoliamo: (1) il numero delle aliquote è sceso da 32 a 5, (2) quella minima è salita dal 10 al 23%, (3) quella massima è scesa dal 72 al 43%, (4) il differenziale tra minimo e massimo è passato dal 62 al 20%.

Sono cifre che parlano da sole. Ma a lorsignori non gli basta mai. Eccoli dunque di nuovo all'attacco. Questa volta per arrivare alla vetta finale, quella della massima ingiustizia fiscale, o se preferite della massima iniquità sociale: la flat tax, ovvero la "tassa piatta" con una stessa aliquota per il precario sotto i mille euro al mese come per i Paperoni dai redditi milionari.

Da notare che, tra le tante tasse che i comuni cittadini pagano ogni anno, l'Irpef è l'unica che mantiene un criterio di progressività. L'unica dunque che in qualche modo è ancora in linea con la prescrizione del citato art. 53 della Carta del 1948. Per il resto - dall'IVA alle accise, dall'IMU ai redditi da capitale - è già "tassa piatta". A tanta iniquità accumulata negli anni, si vorrebbe adesso aggiungere anche la flat tax.

L'Italia un residuo del "socialismo reale"?

Qualcuno penserà che sia cosi dappertutto, ma non è questa la realtà. In alcuni paesi occidentali (quelli che spesso ci vengono portati ad esempio) la progressività non è limitata all'imposta sul reddito. In Francia, ad esempio, vige un'«imposta sulla fortuna» (di fatto una patrimoniale) che, fatta salva una no tax area di 732mila euro, applica un'imposta che va dallo 0,55 all'1,80% del patrimonio. Altrettanto interessante è il caso della Gran Bretagna, dove i dividendi percepiti dalle persone fisiche sono tassati dal 7,5 al 45% in base al reddito, una bella differenza rispetto alla tassa piatta del 26% applicata per tutti in Italia.

Ma non complichiamo troppo le cose e concentriamoci sull'Irpef. A sentire i sostenitori della flat tax sembrerebbe quasi che l'Italia sia una sorta di residuo del "socialismo reale", con un sistema di tassazione dei redditi troppo ancorato ai principi di una Costituzione che si vorrebbe altrettanto socialisteggiante. Ma è davvero così? A guardare gli altri 4 maggiori paesi dell'Europa occidentale, non sembrerebbe proprio.

In Germania l'imposta sul reddito va dal 15 al 45%, in Gran Bretagna dal 10 al 45%, in Spagna dal 24,75 al 52%, in Francia (dove vige un sistema per unità familiare) si va dal 6,83 al 48,09%. In tutti questi paesi la tassazione è dunque più progressiva che in Italia. Che il socialismo sia avanzato al di là delle Alpi senza che ne ce ne fossimo accorti? La realtà è che le nostrane classi dominanti sono ancora più voraci che altrove.

Quali sono, viceversa, i paesi dove la flat tax è in vigore? L'elenco è troppo pittoresco per non citarlo integralmente. Partiamo, in ordine rigorosamente alfabetico, dall'Europa: Abkhazia, Andorra, Bielorussia, Bulgaria, Estonia, Georgia, Lituania, Lettonia, Macedonia, Ossezia del Sud, Romania, Russia, Serbia, Transnistria, Ucraina.

Proseguiamo con il resto del mondo: Arabia Saudita, Belize, Bolivia, Grenada, Hong Kong, Kazakhstan, Kirghizistan, Madagascar, Mauritius, Mongolia, Montenegro, Paraguay, Sant'Elena, Seychelles, Trinidad e Tobago, Turkmenistan, Tuvalu.

Questo elenco ci mostra come gli Stati (in alcuni casi sotto-stati) con la flat tax appartengano, salvo rarissime eccezioni, a tre precise categorie: (1) paradisi fiscali di varia natura, (2) stati largamente malavitosi e - soprattutto - (3) stati fortemente oligarchici, come la Russia, i paesi dell'ex Urss ed altri appartenenti al vecchio blocco sovietico.

E' quello il modello sociale che vogliamo perseguire? Dovrebbe essere questa la prima domanda da porsi se si intende discutere seriamente di flat tax.

Dopo queste premesse di carattere generale, veniamo ora alle due proposte di "tassa piatta" attualmente in campo. La prima, lanciata da Armando Siri e dalla Lega salviniana; la seconda, formulata dall'Istituto Bruno Leoni (IBL) con appoggi ben più potenti.

La proposta Siri-Lega Nord

E' questa la prima proposta avanzata in ordine di tempo. Essa si basa su una tassa piatta del 15% su tutti i redditi, rimodulata poi in minima parte con il seguente sistema di deduzioni: 3mila euro per ogni componente della famiglia fino ad un reddito di 35mila euro; 3mila euro per ogni familiare a carico per redditi da 35mila a 50mila euro; nessuna deduzione sopra i 50mila euro di reddito. Da notare che i redditi di cui sopra non sono più da intendersi (come nel sistema attuale) come individuali, bensì come redditi familiari, frutto cioè del cumulo dei proventi di tutti i membri della famiglia.

E' grazie all'espediente di queste deduzioni di nuovo tipo che si vorrebbe dare una parvenza di progressività a questo sistema di flat tax. Vedremo più avanti, cifre alla mano, come questo sia davvero un trucco di bassa Lega.

Ma prima occupiamoci di un altro aspetto. Quindici percento è un numeretto ammiccante, ma come pensa il Siri di far quadrare i conti? Ovvio che per un prestigiatore come lui questo non può essere un problema. L'ideologo fiscale (sic!) di Salvini spara queste cifre: a fronte di un gettito attuale dell'Irpef secondo lui di 150 miliardi (vedremo poi come stanno davvero le cose) la sua proposta determinerebbe un ammanco di 40 miliardi, ma nessun problema perché 6 miliardi si otterrebbero con l'incremento dell'IVA dovuto alla crescita dei consumi (boom!), 28 miliardi verrebbero recuperati con l'emersione del sommerso (doppio boom!), un miliardo e mezzo dall'aumento dell'occupazione e così via.

Il Siri è certamente fantasioso, ma ancor più è un imbroglione. Intanto il gettito dell'Irpef, certificato dal MEF, è stato nel 2016 non di 150, bensì di 180 miliardi e 673 milioni. Dunque - prendendo adesso per buoni i suoi stessi conti (ma vedremo fra poco che non lo sono affatto!) l'ammanco determinato dalla sua proposta non è di 40, bensì di oltre 70 miliardi di euro. Ma che volete che sia, lui ha arrotondato un po', e poi chi volete mai che vada a controllare certi calcoli!

Invece, già che ci siamo, controlliamoli fino in fondo. Il fiscalista di Salvini ci parla di una base imponibile di 800 miliardi. Ora, chiunque compili una dichiarazione dei redditi sa che l'imposta media attuale non può essere inferiore al 20%, dunque mai e poi mai un imponibile di 800 miliardi poteva dare un gettito di soli 150 miliardi (18,75%) come preteso furbescamente dal Siri. Difatti i conti del MEF ci parlano di una percentuale assai diversa, quella di un'imposta media del 22,50%, una differenza non piccola. Ma quale sarebbe invece l'imposta media della proposta leghista? Siccome il massimo è comunque il 15%, ma giacché sono previste le deduzioni di cui abbiamo parlato, l'imposta media (ricavabile anche dai casi ipotizzati nello specchietto presentato nel video già citato) dovrebbe attestarsi sul 12%, pari ad un gettito di 96 miliardi di lire. Come si può notare, a conti fatti, la cifra mancante non solo non è quella dei 40 miliardi del discorsetto truffaldino di questo illusionista da quattro soldi, ma non è neppure quella di 70 miliardi cui eravamo già arrivati in base ai dati del MEF, bensì quella di 84 miliardi di euro. 

Ora, se c'è chi vuol continuare a prendere sul serio un personaggio di questo tipo si accomodi pure. Il grave è che c'è persino qualcuno che ritiene ancora che la Lega possa essere una forza in qualche modo keynesiana! Da questo punto di vista il Siri però ci aiuta a fare chiarezza, perché secondo lui il modo di uscire dalla crisi è quello di togliere risorse allo Stato per darle ai ricchi, perché solo così aumenterebbero consumi e investimenti. Ovviamente il nostro non dice di voler perseguire una politica di tagli alla spesa pubblica (salvo i famosi "sprechi"), ma è proprio questa politica l'inevitabile conseguenza della sua proposta. L'idea leghista è dunque un'idea ultra-liberista, l'idea di un "Stato minimo" assoggettato alla potenza del capitale, una potenza alla quale si piega anche rinunciando a quel minimo di redistribuzione ottenibile con un sistema fiscale improntato ad un criterio di progressività.

La proposta dell'Istituto Bruno Leoni (IBL)

Pur perseguendo lo stesso obiettivo, la proposta dell'IBL sta a quella della Lega come la pesantezza dei suoi estensori (tra i quali citiamo Nicola Rossi, Franco Debenedetti, Natale D'Amico, Oscar Giannino e Luca Ricolfi) sta all'aria spiritata del Siri.

Detto in altri termini, la proposta dell'IBL è ben più organica, più precisa, più realistica; in altre parole essa è assai più pericolosa di quella della Lega. Nondimeno, se l'ideologo salviniano è assolutamente irraggiungibile come prestigiatore, il presidente dell'IBL Nicola Rossi non è da meno in quanto a sfrontatezza. Secondo lui flat tax ed equità fiscale sono semplicemente la stessa cosa. Da notare che, politicamente parlando, questo figuro non viene da destra, bensì dal centrosinistra ulivista, di cui è stato uno degli economisti di punta nella prima decade del secolo.

Ma quali sono gli aspetti essenziali della proposta dell'IBL?
In primo luogo, l'aliquota piatta verrebbe fissata al 25%, da calcolarsi anche in questo caso sul reddito familiare. All'imponibile verrebbe applicata una deduzione fissa di 7mila euro per un nucleo di una persona. Per i nuclei più numerosi è previsto un incremento in base ad una scala di equivalenza sul modello dell'ISEE.

In secondo luogo - e qui la differenza con la proposta salviniana è netta - IMU ed IRAP verrebbero semplicemente abolite, mentre IVA, IRES e tassa sugli interessi verrebbero portate tutte al 25%. Ma siccome il 25% è la cifra magica di questa congrega di assatanati ultra-liberisti, si lascia aperta la porta ad una futura riduzione (al 25%, appunto) degli stessi contributi previdenziali.

In terzo luogo, l'IBL non si nasconde le cifre reali in ballo. L'Istituto presieduto da Nicola Rossi ammette minori entrate per 95,4 miliardi, da compensare con 64,2 miliardi di minori uscite già indicate nel testo ed altri 31,2 miliardi da ottenersi con un'ulteriore spremuta di spending review. Insomma, un complessivo ridisegno della società rispetto al quale l'esercizio del Siri appare come il frutto del dilettantismo di un ragazzotto padano pasticcione assai.

Tante sarebbero le osservazioni da fare al progetto IBL. Ma qui dobbiamo limitarci all'essenziale.

Intanto non c'è bisogno di lunghe analisi per capire chi guadagnerebbe maggiormente da un'abolizione dell'IMU, come pure non è difficile comprendere chi verrebbe maggiormente colpito dall'aumento dell'IVA al 25%. In proposito ci sia consentita una digressione sulla pesantezza di questa tassa (oggi al 22%) al cospetto di quanto in vigore negli altri principali paesi europei. L'IVA è infatti al 19% in Germania, al 19,6% in Francia, al 20% in Gran Bretagna, al 21% in Spagna. Non contenti di questo scarto già esistente, all'IBL vorrebbero spingersi ancora più avanti, ma immaginare un 25% per un paese in crisi di consumi come l'Italia è cosa davvero folle.

Ancora più importante è il progetto di distruzione integrale di ciò che resta del sistema previdenziale e di quello sanitario. Sul primo è evidente che la riduzione dei contributi dal 33 al 25% avrebbe esiti assolutamente esiziali, mentre nel campo sanitario il documento dell'IBL mira esplicitamente a favorire il settore privato (incluso quello assicurativo).

Ma la furia distruttrice di questi invasati non ha limiti. Come abbiamo già detto, nel loro testo c'è la volontà di cancellare integralmente numerose prestazioni sociali, per un totale di 64,2 miliardi (md). Tra queste citiamo alcune voci: pensione e assegno sociale (4,8 md), prestazioni invalidi civili (15,9 md), altri assegni e sussidi (13,9 md), integrazioni al trattamento minimo (9,5 md), assegni familiari (6,2 md).

Un vero e proprio massacro sociale, a danno dei settori più deboli della popolazione, questo il loro disegno. Ma siccome anche questi tagli draconiani non gli basterebbero ancora, bisognerebbe poi individuarne altri per 31,2 md.

Ecco i veri effetti della flat tax. Effetti non esplicitati nella versione leghista, ma solo per ragioni di prudenza politica, perché è chiaro che sempre lì si andrebbe a parare. Ed abbiamo visto, oltretutto, che il buco nei conti previsto dall'IBL (95,4 md) è abbastanza vicino a quello da noi calcolato per la proposta Siri (84 md). Può sembrare strano che si arrivi a questi dati partendo da due basi (15 e 25%) così differenti, ma ciò dipende dalle diverse deduzioni previste e soprattutto dal fatto che l'IBL propone l'abolizione integrale di IMU ed IRAP.

Chi ci guadagnerebbe veramente con la flat tax, ovvero le cifre che Armando Siri e Nicola Rossi non vi faranno vedere mai

Se non è necessario spendere altre parole affinché si comprenda chi pagherebbe le conseguenze della flat tax in entrambe le sue versioni, è utile invece soffermarsi su chi avrebbe davvero molto da guadagnarci. In proposito, i diretti interessati si schermiscono, quasi si trattasse di un dettaglio del tutto secondario. Lo sforzo di voler far credere che il loro non sia un modello appositamente studiato per la gioia dei ricchi è però assolutamente comico. Nondimeno essi si danno da fare con l'argomento che tutti ci guadagnerebbero. Sì, tutti. Con gli effetti che abbiamo visto, ma quanto davvero ci guadagnerebbe il lavoratore da 20mila euro di reddito, il professionista da 50mila, quello da 100mila, il riccastro da 300mila ed il riccone da un milione di euro? Ecco, questo non ve lo dicono e - se non costretti - non ve lo diranno mai.

Ci siamo perciò presi la briga di fare qualche calcolo per dirvelo noi.

Onde non riempire inutilmente troppe pagine, abbiamo semplificato questa operazione prendendo in considerazione nuclei di una sola persona. Questo non solo perché oggi l'Irpef si calcola individualmente, ma anche perché la proposta IBL è ancora imprecisa sul punto delle deduzioni per i nuclei più numerosi. In ogni caso, non saranno certo questi dettagli ad inficiare delle conclusioni che non potrebbero risultare più chiare.
TABELLA 1 - Tassazione Irpef attuale e tassazioni previste dalle due proposte di flat tax
 
Nella tabella 1 si è calcolata l'Irpef per i più diversi livelli di reddito, mettendo a confronto la tassazione attuale con quella derivante (deduzioni incluse) dalle due proposte di cui ci stiamo occupando.

Basta leggersi con un minimo di attenzione questi numeri per capire cosa sia la flat tax. Ma per i più pigri proponiamo anche la tabella 2, dove sono leggibili i guadagni che otterrebbero i vari redditi presi in esame.

TABELLA 2
- Chi ci guadagna con la flat tax


 
Le cifre sono chiare: se con la proposta IBL il precario Mario Rossi (reddito di 20mila euro) risparmierà 250 euro, il notaio Luigi Bianchi (reddito di 300mila euro) ne guadagnerà 48.920, mentre il banchiere Giuseppe Verdi (reddito di 5 milioni di euro) ne intascherà 894.920. Detto in altri termini, la riduzione ottenuta da Mario Rossi sarà pari a 1/3579vesimo (un tremilacinquecentosettantanovesimo) di quella di Giuseppe Verdi.

Facciamo ora lo stesso calcolo sulla base della proposta Siri-Lega. In questo caso il precario Rossi vedrà aumentare il suo risparmio a 950 euro, peccato che il notaio Bianchi lo surclassi con il suo guadagno di 77.170 euro, per non parlare del solito banchiere Verdi che beneficerà di una riduzione fiscale di ben 1.393.170 euro. Per gli amanti delle statistiche segnaliamo che in questo caso il risparmio del Rossi sarà pari a 1/1466esimo (un millequattrocentosessantaseiesimo) di quello del banchiere Verdi.

Che di fronte a simili numeri vi sia chi ha il coraggio di parlare di proposta win win, dove tutti guadagnano, non ha bisogno di commenti. Non solo per le enormi sproporzioni messe in evidenza, ma anche perché saranno proprio quelli come il nostro Mario Rossi (ma la cosa vale anche per le classi di reddito immediatamente superiori alla sua) ad essere chiamati a pagare gli enormi tagli alla spesa sociale derivanti dall'applicazione della flat tax. Tagli che il pittoresco Siri finge di non vedere, ma che l'austero IBL ha avuto perlomeno il merito di spiattellarci senza pudore alcuno.

Ora qualche burlone obietterà che non bisogna fare gli schizzinosi, che i risparmi ci sono per tutti e che in fondo i percettori di redditi alti sono pochi. Premesso che anche se ciò fosse vero il discorso non cambierebbe di una virgola, chi l'ha detto che sono così pochi? Volutamente, nell'esempio di cui sopra, abbiamo citato i banchieri, i cui redditi ultramilionari stanno sulle pagine dei giornali. Ma non ci sono solo loro, basti pensare ai grandi industriali, agli amministratori delegati dei grandi gruppi, o se vogliamo a certi artisti e calciatori.

Certo, questa bella congrega riesce spesso ad occultare buona parte dei propri redditi, ma è questo un buon motivo per fargli pure un mastodontico regalo sulla parte che non possono fare a meno di dichiarare? Per i sostenitori della flat tax, evidentemente sì.

In ogni caso è bene sapere che in Italia (vedi i dati del MEF) ci sono 355mila soggetti che dichiarano redditi da 100 a 200mila euro, ce ne sono altri 50mila che si collocano tra i 200 e i 300mila, mentre sono circa 34mila i soggetti sopra i trecentomila euro.

Sarebbero questi i vincitori assoluti della truffa denominata flat tax. Curiosamente, in un paese dove ci si pone (peraltro giustamente) l'obiettivo di ridurre i privilegi dei parlamentari, nessuno apre bocca sullo scandalo di proposte fiscali che si prefiggono di rendere ancor più privilegiati coloro che privilegiati (e non solo per il reddito) già lo sono ora.

Nel 2004 l'Espresso gridò allo scandalo perché, grazie alla sua riforma fiscale, Silvio Berlusconi (allora a capo del governo) avrebbe risparmiato annualmente ben 764.154 euro. Bene, cioè malissimo, adesso siamo di fronte a due proposte che fanno apparire quella del Berlusconi 2004 una ragazzata e tutto tace.

Ma visto che l'Espresso non fa più certi calcoli, siamo costretti a farli noi. Con una recente sentenza,  relativa alla separazione con la sua ex moglie, la Cassazione ha quantificato in 53 milioni di euro il reddito medio dell'ex cavaliere. Qual è allora il risparmio annuo che egli otterrebbe con le due ipotesi di flat tax di cui ci stiamo occupando? Nove milioni e 534mila (per l'esattezza 9.534.920) euro con la proposta IBL, cioè 12 volte il guadagno del 2004; 14 milioni e 833mila (per l'esattezza 14.833.620) nella versione leghista, cioè 19 volte quanto lucrato tredici anni fa.

Quello di Berlusconi è per noi solo un esempio. Ma un esempio che abbiamo usato volutamente, sia per segnalare l'ipocrisia di certa sinistra sistemica (che si scandalizza di fronte ad un avversario politico, ma non davanti al colossale privilegio di un'intera classe dominante), sia  per denunciare l'attuale silenzio su un tema che vede invece ormai in campo i pezzi da novanta del mainstream ultra-liberista.

Conclusioni

Davanti a questo scenario sarà bene prendere in mano, e con decisione, la questione fiscale. Non solo essa non è un dettaglio, come spero si sia capito anche da questo articolo, ma esiste il rischio concreto che sia proprio questo il grimaldello per un'ancor più profonda controrivoluzione sociale a danno del popolo lavoratore.

Il perché esista un rischio di questo tipo è presto detto. Perché è effettivamente vero che la pressione fiscale è diventata insostenibile. E' effettivamente vero che spesso i cittadini impazziscono di fronte alle varie scadenze fiscali. E' effettivamente vero che si esercita un accanimento continuo allo scopo di raschiare il barile. Ed è facendo leva su queste verità che i sostenitori della  flat fax offrono la loro risposta: tagliare fortemente le tasse (abbiamo visto per chi, ma senza una battaglia politica anche questo rischia di apparire un dettaglio), amputando ben più di quanto si sia visto finora la spesa sociale.

Di fronte a questo disegno la risposta più tragica è quella che viene dalla "sinistra" europeista, che nella sostanza sa solo replicare che le tasse non si possono in alcun modo ridurre in ossequio alle regole del Dio Euro.

In realtà - all'imprescindibile condizione di rompere con la gabbia della moneta unica - le tasse si possono ridurre eccome, ma il problema non è il "se", bensì il "come" ridurle.

Starebbe alle forze più consapevoli che si sono battute per il NO al referendum del 4 dicembre prendere l'iniziativa su questa decisiva materia. Una materia che ci rimanda direttamente al cuore della stessa Costituzione del 1948.

Ma, sia chiaro, "prendere l'iniziativa" è l'esatto contrario della semplice difesa dello status quo. Occorre dunque contrapporre alla controriforma liberista della flat tax, una riforma sociale dell'intero sistema fiscale basato su principi non di uguaglianza formale (come il 15 o il 25% per tutti), bensì di uguaglianza sostanziale.

Nella modestia delle nostre forze discutiamo di questi temi da anni. Lo facciamo all'interno di un ragionamento complessivo sulle misure urgenti che dovrebbero accompagnare l'uscita dall'euro e dall'Unione Europea. Credo, però, che questa discussione possa interessare una platea assai più vasta di quella coinvolta finora.

In ogni caso le idee non mancano. Ma su questo vedremo di tornare nel dettaglio in un prossimo articolo. Intanto spero si siano capite le ragioni del NO cubitale che dobbiamo opporre ad ogni proposta di flat tax, smascherando anche quei finti sovranisti alla Salvini che immaginano evidentemente una "sovranità" ad uso e consumo dei soliti noti.

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9.8.17

SICILIA: NOI E I CINQUE STELLE di Beppe De Santis

"Se vinciamo in Sicilia, vinceremo nel resto del Paese". 
Questo è il messaggio che Di Maio e
Di Battista vanno ripetendo nel loro giro di comizi in corso in Sicilia, per sostenere il loro candidato alla presidenza della regione Giancarlo Cancelleri. I partiti di regime, a sinistra come a destra, sono terrorizzati all'idea di perdere la loro roccaforte siciliana. Di diverso avviso il movimento "Sicilia Libera e Sovrana" che si presenterà alle elezioni regionali con la lista lista "Noi siciliani con Busalacchi" in vista delle importanti elezioni regionali del 5 novembre.


Noi siamo alleati del M5S, anche se diversi e strategicamente alternativi

In Sicilia è il tempo della svolta, della ribellione, della sollevazione.
Tutte le vecchie classi politiche dominanti vanno mandate a casa. Spazzate via.

Un coacervo di ripugnante di politici disonesti, incompetenti, bugiardi, poltronisti, consunti, voltaggabbana, avidi, arroganti, traditori del loro Popolo e dei propri elettori, servi dei loro padroni di Roma e soprattutto servi delle banche speculative, delle multinazionali che comandano il mondo al posto degli Stati, delle oligarchie finanzcapitaliste, neoliberiste ed eurocratiche.

Gli oligarchi del cosiddetto centrodestra, del cosiddetto centro e del cosiddetto centrosinistra rappresentano, in realtà, un’unica coalizione, a geometria variabile. Un’unica coalizione oligarchica, neoliberista, al servizio del finanzcapitalismo globale speculativo, delle banche globali speculative, delle 100.000 multinazionali globali che comandano il mondo al posto degli Stati ex-sovrani, di questa Unione Europea e del sistema euro: tutti strumenti continentali dell’oligarchia neoliberista (che vanno destrutturati e liquidati), al servizio dell’1% dell’umanità che si accaparra tutta la ricchezza mondiale contro il restante 99%.

Franco Busalacchi,
candidato alla Presidenza dell'ARS


LORO sono gli OLIGARCHI, il SISTEMA, la TRAMA.

Trama di potere finanziario ed economico, il comando vero, e di asserviti sistemi mediali culturali e ideologici, e di servi politici.

NOI siamo il POPOLO, necessariamente anti-sistema, anti-trama, i popolari oggi detti populisti, da lorsignori.

Va bene, OLIGARCHI CONTRO POPOLARI, o populisti che dir si voglia.

Non abbiamo paura delle parole. Conta la sostanza.

NOI contro di LORO.

Il Popolo contro gli Oligarchi.

Il Sotto contro il Sopra.

NOI sosteniamo l’applicazione integrale della Costituzione, a partire dallo Statuto autonomo siciliano.

LORO, da decenni, cercano- e in parte, l’hanno fatto – di svuotare e liquidare la nostra Costituzione.

In parte, li abbiamo fermati con la valanga dei NO nel referendum del 4 dicembre 2016.

I nemici sono gli oligarchi del regime.

Gli amici – gli alleati – sono tutti coloro che si oppongono al regime. Avendo come riferimento la Costituzione democratica del 1948.

Dunque, i nostri primi, naturali alleati sono i milioni di elettori del Movimento 5 Stelle, le

centinaia di migliaia di simpatizzanti, gli attivisti, i portavoce eletti nei consigli comunali e regionali, i loro parlamentari, la loro leadership, ai vari livelli.

Gli alleati dei movimenti civici, sicilianisti e sovranisti, di cui una punta avanzata è la CLN-Confederazione per la Liberazione Nazionale, a livello d’Italia, e il Movimento-Lista “Noi Siciliani con Busalacchi -Sicilia Libera e Sovrana” in Sicilia.

Non si scappa se vogliamo fare sul serio.

Cosa ci unisce all’M5S?

Ci unisce l’impegno comune nella difesa e nell’attuazione integrale della nostra Costituzione del 1948. Abbiamo combattuto insieme per l’affermazione del NO nel referendum del 4 dicembre 2016. La denuncia e la lotta comune contro l’intera CLASSE POLITICA DI REGIME, contro l’oligarchia neoliberista, contro gli oligarchi. Come il M5S li vogliamo, e li dobbiamo, mandare a casa tutti. Tutti.

La denuncia e la lotta contro la corruzione sistemica di questa classe politica neoliberista che ha rovinato l’Italia, ha devastato il Sud, ha mandato a picco la Sicilia, la nostra Terra, la nostra Patria.

Ci unisce il fatto che gran parte degli elettori, dei simpatizzanti, degli attivisti e dei portavoce istituzionali del M5S, per lo più giovani, è costituita da cittadini comuni, perbene, onesti, combattivi e generosi. Come noialtri.

Ci unisce l’istanza, ancora generica e intuitiva, di rimettere il destino del nostro Popolo, dell’economia e del benessere nelle MANI DELLA DEMOCRAZIA e di uno Stato sovrano degno di questo nome.


Condividiamo, ad esempio, l’istanza del M5S per la promozione di una grande BANCA PUBBLICA di investimento a favore dello sviluppo sostenibile, della promozione delle infrastrutture pubbliche e del welfare State, del lavoro utile e produttivo.

Sotto questi profili, in particolare in Sicilia, noi dei movimenti civici, sicilianisti e sovranisti, siamo COMPLEMANTARI al M5S.

NOI, COMPLEMENTARI AL M5S, dunque.

Ma, cosa di differenzia dal M5S?

Tante cose, anche rilevanti, discriminanti.


Noi sosteniamo, da anni, e senza incertezze, che il nemico numero uno di tutti i Popoli, dei Popoli europei, dei Popoli dell’Europa mediterranea, dei Popoli d’Italia, dei meridionali, del Popolo siciliano è il finanzcapitalismo globale speculativo, e soltanto, in seconda istanza, e di conseguenza, la classe politica subalterna e serva del finanzcapitalismo, la cosiddetta “Casta”.

Il nemico numero uno è il finanzcapitalismo neoliberista, con il SISTEMA DI POTERE NEOLIBERISTA rappresentato dall’Unione Europea e dal sistema monetario dell’euro.

Per noi è prioritario, determinante, discriminante USCIRE DALL’UNIONE EUROPEA E DALL’EURO.

Non basta, anzi può risultare distorcente e manipolatoria una generica critica contro l’Unione Europea, contro il Trattati UE e contro il sistema euro.

Su questo versante strategico le debolezze di approccio, di teoria, di strategia, di programma, di impegno, di lotta del M5S sono evidenti, gravi e preoccupanti.

Noi siamo per il ripristino – senza se e senza ma – dell’intero sistema delle sovranità costituzionali: sovranità statale, sovranità monetaria, sovranità democratica popolare.

Anche su questo versante, per il M5S, ancora tante, forse troppe sono le incertezze, le oscillazioni, le improvvisazioni, le tendenze trasformistiche possibili.

In Sicilia l’approccio del M5S per la piena e radicale attuazione dello Statuto Speciale è spesso generico, tiepido, incerto.

Più in generale, il M5S si caratterizza per essere, per esser ancora, per essere prevalentemente,per essere soltanto,un MOVIMENTO DI CITTADINAZA CRITICA, centrato esclusivamente sui generali diritti di cittadinanza (diritti politici, diritti di partecipazione, diritti di informazione, lotta contro la casta e gli sprechi della stessa, diritti ambientali e civili).

E di NON essere, o di essere poco, un MOVIMENTO SOCIALE, un movimento rappresentante dei corpi sociali reali del Paese, dei conflitti sociali. LE CLASSI NON ESISTONO nell’orizzonte del M5S. Gli operai, i lavoratori, i precari, i pensionati, i poveri, per il M5S, sono tornati ad essere GENERICAMENTE CITTADINI. E QUESTO VERAMENTE NON VA . E’ RADICALAMENTE SBAGLIATO.

Ancora, il M5S non possiede una vera e solida teoria sull’attuale Finanzcapitalismo globale, una vera strategia per combatterlo e batterlo, un vero programma, una vera classe dirigente, un corpo intellettuale innestato al Movimento, un corpo di competenze consolidate con le quali poter ben governare, per fuoriuscire dalla crisi sistemica di civiltà in corso.


Il suo sistema di democrazia interna e di leadership è ancora tutto da sperimentare e verificare, volontaristico, incerto, improvvisato, denso di chiaroscuri e di equivoci, per tanti versi velleitario.

In Sicilia, il M5S non ha un vero programma per poter ben governare da solo. Non ha significativo radicamento sociale. Non ha sufficienti esperienze e competenze per farcela da solo.

Noi del Movimento-Lista “Noi Siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana” ci proponiamo come alleati del M5S.

Alleati complementari, ma DIVERSI e strategicamente ALTERNATIVI al M5S.

Noi rappresentiamo corpi sociali, interessi sociali, conflitti sociali, esperienze, competenze, progetti complementari e alternativi, nel medio termine, al mondo rappresentato dal M5S. Altrimenti, per tanti noi, bastava iscriversi, militare e farsi rappresentare all’interno del M5S, come ci è stato più volte sollecitato.

NOI SIAMO COMPLEMENTARI, MA DIVERSI A E ALTERNATIVI AL M5S. Qui sta il nostro valore aggiunto.

Dunque,al posto degli oligarghi predoni, ben venga il M5S.

Ma il M5S, in Sicilia, come in Italia, non può farcela da solo.

L’autoreferenzialità e l’autosufficienza, tatticamente e opportunisticamente finora utili, a lungo andare comportano lo svuotamento, la delegittimazione e la sconfitta dello stesso M5S.

Se un movimento non è veramente utile per il Paese, muore.

E’ nostro interesse di cittadini perbene e competenti contribuire a che il M5S VADA A GOVERNARE. Il M5S deve poter governare, in Italia e in Sicilia.

Se ne è capace, ben per noi e per loro.

Se non ne sarà capace di governare, altri occuperanno il loro spazio politico, reso sgombro.

Il M5S ha bisogno OGGETTIVO di alleanze, di competenze, di radicamento e rappresentanza sociale, che da solo non può avere. Il resto è tatticismo elettorale. Niente di nuovo sotto il sole.

Il M5S ha bisogno di alleati, anche in termini preliminari, per poter tentare di comporre la nuova maggioranza all’Assemblea regionale siciliana.

Di Battista, Di Maio e Cancelleri in un comizio ieri in Sicilia


Nell’attuale composizione, su 90 deputati dell’Ars, il M5S dispone di 14 deputati.

Nel prossimo Parlamento siciliano, a 70 deputati, a meno di exploit tsunamici, è difficile pensare che il M5S possa disporre, da solo, di almeno 36 deputati su 70, per fare da solo maggioranza.

Ma, non scherziamo. Le alleanze si impongono OGGETTIVAMENTE, dunque. Ciascuno faccia la sua parte, con onestà, con impegno, con generosità.

Anche MARCIARE DIVISI PER COLPIRE UNITI.

PER QUANTO CI RIGUARDA, NESSUNO CI DEVE BENEDIRE: Né NOI DOBBIAMO BENEDIRE O BLANDIRE ALCUNO.

I galloni si conquistano sul campo, politico ed elettorale. Più consenso avremo, più potremo affermare le nostre idee, senza chiedere il permesso ad alcuno, nemmeno al M5S.

Per il bene dei nostri figli e dell’intero Popolo siciliano.

* Fonte: I nuovi vespri

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ITALIA RIBELLE E SOVRANA Verso la II. Assemblea della CLN


ITALIA RIBELLE E SOVRANA
Verso la II. Assemblea della CLN

1-3 settembre - Grande Albergo Fortuna, Chianciano Terme

Da venerdì 1 settembre a domenica 3 settembre prossimi si svolgerà a Chianciano Terme la SECONDA ASSEMBLEA della Confederazione per la Liberazione Nazionale
Essa è aperta a tutti i simpatizzanti della CLN che, d’accordo con le nostre idee, sentono il dovere di impegnarsi e di scendere in campo.

Venerdì 1 settembre si svolgerà un forum internazionale. Parteciperanno esponenti di France Insoumise, di Podemos dalla Spagna, di Laiki Enotita (Unità Popolare) dalla Grecia, Die Linke dalla Germania e un portavoce britannico della campagna Left for Brexit.

Qui sotto il programma dei lavori dell'assemblea e del forum, 
Più sotto le modalità per prenotare e chiedere informazioni, qui la pagina 
Facebook


Nel marzo scorso alcuni movimenti politici hanno deciso di unire le loro forze dando vita alla Confederazione per la Liberazione Nazionale.


Il programma politico della Confederazione è contenuto nel Manifesto. Le idee generali su cui vogliamo rifondare la società le abbiamo descritte nel Decalogo, che così recita:

«(1) Il potere appartiene al popolo, non all'élite finanziaria(2) Lo Stato prevale sui "mercati" (3) La comunità è la base per l'emancipazione della persona. (4) L'eguaglianza e la solidarietà sono i principi della convivenza civile(5) La dignità e il diritto al lavoro vengono prima di tutto(6) La politica dirige e programma l'economia nell'interesse della collettività(7) L'immigrazione va regolata, contro ogni discriminazione etnica e religiosa, in base alle possibilità della comunità. (8) Per la sicurezza sociale, contro ogni forma di criminalità e di sopruso(9) Per un patriottismo democratico, repubblicano e costituzionale(10) Per la sovranità nazionale, contro la globalizzazione e l’Unione Europea».

Gettate queste fondamenta ideali e programmatiche si tratta ora, per la Confederazione, di passare all’azione. E’ finita, per quanto ci riguarda, la fase delle discussioni intellettualistiche e della convegnistica.
Per agire, occorre essere ben organizzati e passare da qualche centinaio a decine di migliaia di attivisti.

Due sono quindi le questioni cruciali adesso: (a) come la Confederazione deve concretamente organizzarsi per diventare una forza di massa? (b) Qual è la proposta centrale per mobilitare una moltitudine? Noi pensiamo sia quella di costruire una coalizione nazionale e popolare che punti a presentarsi alle prossime, decisive, elezioni politiche. Chiamiamo questa coalizione ITALIA RIBELLE E SOVRANA.


Di questo discuteremo alla II. Assemblea della Confederazione che si svolgerà da venerdì 1 a domenica 3 settembre.

ITALIA RIBELLE E SOVRANA 
Idee e proposte della CLN

ASSEMBLEA NAZIONALE
Chianciano Terme. 1-3 settembre

Programma dei lavori

Venerdì 1 settembre
FORUM INTERNAZIONALE

Prima sessione - Ore 10:00-13:00

GRECIA
Dopo Syriza Alba Dorata?

GERMANIA
Die Linke è un’alternativa alla socialdemocrazia? 


GRAN BRETAGNA
Dalla Brexit all’affermazione di J. Corbyn 


Seconda sessione ore – Ore 15:30-19:00

SPAGNA
Podemos e la Catalogna: secessione o Spagna federale?

FRANCIA
Per un nuovo patriottismo: l’esperienza e la proposta di France Insoumise

Ore 21:00-23:00

SICILIA LIBERA E SOVRANA: VERSO LE ELEZIONI REGIONALI DEL 5 NOVEMBRE



Sabato 2 settembre
ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE

(Prima parte) - Ore 10:00-13:00

“LA CRISI SISTEMICA ITALIANA E I SUOI POSSIBILI SBOCCHI”

(Seconda parte) - Ore 15:30-19:00

CHE FARE? LA NOSTRA PROPOSTA: ITALIA RIBELLE E SOVRANA

  dopo cena ci diamo alla pazza gioia 
  concerto musicale dal vivo 

Domenica 3 settembre
ASSEMBLEA DELLA CONFEDERAZIONE


(Terza parte) - Ore 09:-13:00

VOTAZIONE DOCUMENTI ED ELEZIONI DEGLI ORGANISMI DIRIGENTI



Per informazioni:

scrivere una mail a: Conf.liberazionenazionale@gmail.com

Modalità di prenotazione:

La prenotazione si effettua presso “
Consorzio Alberghiero  CLANTE HOTELS”
inviando una mail a  
info@clantehotels.it  / clantehotel@gmail.com  
o telefonare al 0578 63360 – 63037  Cell.: 347 394 4759


Costo giornaliero a persona in pensione completa (comprensivo di quota di partecipazione alla II Assemblea-Forum, pari a 10 € al giorno)


€ 50 al giorno in camera doppia*

€ 60 al giorno in camera singola*

€ 18 eventuale pasto extra bevande incluse

la pensione completa comprende il pernottamento, la colazione, il pranzo e la cena. Sono incluse le bevande ai pasti.

NB: è possibile partecipare anche senza pernottare e usufruire dei pasti presso la struttura che ospita l'Assemblea-Forum. In tal caso, è richiesto un contributo di 10 € al giorno a ciascun partecipante o di 5 € se si partecipa ad una sola sessione, da cui sono esonerati i disoccupati. 


***

Chi non potesse partecipare alla II. Assemblea ma volesse sostenere la nostra causa, può inviarci un suo contributo finanziario, anche modesto.
Come fare? Effettuando un versamento sul nostro conto corrente Banco Posta Click (su cui si può versare online o da qualsiasi sportello bancario e postale):

Intestatario: Daniela Di Marco
codice Iban: IT80F 07601 03000 001021116494
causale (se richiesta): II. Assemblea-Forum CLN

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8.8.17

IL MANIFESTO DELLA CLN. Verso la II Assemblea


Pisacane, Mazzini, Gobetti, Gramsci
A poco meno di 3 settimane dalla II Assemblea della Confederazione per la Liberazione Nazionale, riteniamo opportuno pubblicare nuovamente il nostro Manifesto costitutivo.

La CLN è un'alleanza politica di movimenti, partiti e libere associazioni di cittadini che sostiene e promuove una cultura politica di azione e di partecipazione alla vita democratica come garanzia di trasformazione sociale e ripristino della sovranità popolare, nella prospettiva di costruzione di una società fondata sulla giustizia sociale e ispirata ai valori della Costituzione del 1948.

L'Assemblea è aperta a tutti coloro i quali, condividendo nelle linee generali le nostre idee e documenti, sentono la necessità di rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Qui la pagina facebook; qui il nostro Appello, il programma dell'Assemblea e le modalità di partecipazione.

  

Documento costitutivo della Confederazione per la Liberazione Nazionale

Per riconquistare la sovranità liberandosi dalla gabbia europea
Per uscire dal dominio della finanza e dalla crisi di civiltà che ha prodotto
Per porre fine al declino dando a tutti lavoro e dignità
Per una società basata sui principi di libertà, uguaglianza e fraternità
Per attuare finalmente la Costituzione repubblicana

E' per raggiungere questi obiettivi che i promotori di questo manifesto hanno deciso di unirsi in forma confederativa. Vogliamo così costruire, in un momento in cui tutto tende a frantumarsi, una prima aggregazione delle forze che vogliono intraprendere la strada della rinascita del nostro Paese. Rinascita e liberazione dallo strapotere della finanza sulla società, sulle persone e sulla loro vita. Liberazione dalla dominazione straniera e da quella sua forma particolarmente odiosa chiamata "Unione europea". Liberazione da una casta politica totalmente asservita agli interessi delle oligarchie finanziarie.

La nostra proposta di lavoro e di organizzazione è dunque aperta a tutti coloro che vi si riconoscono. Ora si tratta di muovere i primi passi. Per farlo vogliamo fissare in maniera sintetica il nostro punto di vista, le nostre idee, il nostro programma.

a. Le sciagure prodotte dal sistema neoliberista sono davanti ai nostri occhi. L'idea che il mercato possa fungere da unico regolatore della società e da vero "sovrano" anche nelle scelte politiche è clamorosamente fallita. Avevano promesso benessere per tutti ed abbiamo disoccupazione, precarietà e povertà diffusa.

b. La crisi di questo modello è evidente. E' oggi largamente riconosciuto come la parabola della globalizzazione abbia ormai raggiunto il suo culmine. Lo dimostrano i clamorosi risultati della Brexit e delle elezioni americane, lo confermano i dati del commercio internazionale. Tutto va nella direzione della ri-nazionalizzazione della politica, ed è su questo terreno che ci si dovrà misurare.

c. E' in questo quadro che si accelera il processo disgregativo dell'Unione Europea. L'UE, nata proprio per realizzare il sogno dell'élite di un'area economica sovra-nazionale con il ruolo degli stati ridotto al minimo e funzionale al dominio dei cosiddetti "mercati", vive ormai una vera e propria crisi esistenziale. Non solo è defunto il progetto federale (gli "Stati uniti d'Europa"), ma la Gran Bretagna è in fase d'uscita, mentre l'insostenibilità dell'euro è ormai un fatto innegabile. Se a tutto ciò si aggiunge l'incapacità di assumere politiche unitarie sull'immigrazione, l'indisponibilità tedesca a qualsiasi forma di cooperazione economica, le convulsioni politiche che attraversano non solo la "periferia" ma pure i "paesi centrali" dell'Unione, abbiamo l'esatta fotografia del processo di disfacimento in corso. Sicuramente la Germania proverà a resistere, cercando di mantenere in piedi l’Euro, accelerando ulteriori cessioni di sovranità con il rafforzamento dei trattati per tenersi vantaggi e potere, obbligando i paesi della "periferia" a nuove forme di subalternità. E' questa una prospettiva da respingere in toto. 

d. E' dentro la crisi europea che va letto il disastro italiano. In nove anni di crisi il nostro Paese ha perso 8 punti di Pil, il 25% della produzione industriale, la disoccupazione ufficiale è attestata al 12% (purtroppo questo dato raddoppia se consideriamo i cosiddetti "scoraggiati"), mentre quella giovanile è addirittura sopra il 40%. Tutto ciò mentre la ricchezza nazionale si è ridotta, il ceto medio si è impoverito e gli stessi risparmi sono sotto attacco a causa delle norme bancarie europee. Sono questi i frutti avvelenati dell'euro, con il suo inevitabile corollario: politiche di austerità, pareggio di bilancio, fiscal compact. Ma non si tratta solo di un disastro economico. Si tratta di un disastro ben più ampio, di una società disgregata e spinta in un vicolo cieco, privata di ogni speranza nel futuro. E' stato questo l'effetto più profondo del "vincolo esterno", quello che attraverso il TINA (There Is No Alternative) ha cercato di uccidere ogni possibilità di cambiamento.

e. C'è però un limite a tutto. Siamo così arrivati alla rivolta contro le élite e allo straordinario risultato del referendum del 4 dicembre 2016. La vittoria del NO al referendum greco, anche se poi tradita da Tsipras, l'affermazione della Brexit a dispetto della gigantesca campagna mediatica, la sconfitta delle élite globaliste negli Usa ci indicano - pur con le loro differenze - che i popoli non ci stanno più, che il TINA ha smesso di funzionare, che le attuali classi dirigenti sono ormai prive di consenso. E' in questa traiettoria che si inserisce il 60% di NO a difesa della Costituzione, sentita come un bene inalienabile e base condivisa per uscire dall'attuale marasma, che è un NO altrettanto deciso alle politiche bipartisan degli ultimi decenni.

Fin qui la descrizione sommaria del quadro attuale. Come farvi fronte? Come porsi all'altezza delle sfide dell'oggi? Qual è il nemico principale e quali i possibili alleati? Qual è la base su cui costruire un programma di governo? Quali sono le misure più urgenti per iniziare il percorso della riscossa popolare?
A queste domande noi rispondiamo così:

1. La Costituzione del '48, che gli italiani hanno difeso col referendum, rappresenta per noi una stella polare, poiché contempla un modello di società in cui la democrazia politica è affiancata da quella economica e sociale. La Costituzione va dunque attuata, cancellando le modifiche neoliberiste apportate dai partiti di regime (come l’Art. 81 sul pareggio di bilancio), rafforzando anzi il suo spirito repubblicano, egualitario e sovrano. La Carta del '48 può e deve essere la base valoriale per un ampio blocco politico e sociale antiliberista, un autentico Fronte Patriottico Costituzionale che si candidi al governo del Paese.

2. Per attuare la Costituzione bisogna però riconquistare la sovranità popolare e nazionale, che il nostro paese ha perduto, cedendola di fatto all’Unione europea. Siccome non può esserci né sovranità né democrazia entro la gabbia eurocratica, siamo per l'uscita dall'euro e dalla UE, riconsegnando allo Stato nazionale tutti i suoi strumenti di politica economica, sociale, monetaria e fiscale. La Nazione è il solo luogo ove il popolo possa esercitare la sua sovranità, il solo spazio ove possa svolgersi una vera dialettica democratica. Battersi per la piena indipendenza nazionale non significa affatto abbracciare una concezione autarchica, razzista o sciovinista della Nazione. Il nostro patriottismo è democratico, costituzionale e antifascista. Siamo per sviluppare politiche di cooperazione e fratellanza con gli altri popoli, specie quelli che decideranno di intraprendere lo stesso percorso di liberazione.

3. Quali sono i nemici principali? Sono i poteri che reggono l'attuale sistema oligarchico: l'Unione Europea a trazione tedesca, le istituzioni sovra-nazionali del dominio neoliberista, i grandi centri del potere economico-finanziario mondiale, le élite che hanno il monopolio dei mezzi d’informazione. Ma questi nemici non stanno solo all’estero, essi hanno i loro distaccamenti in Italia. Alle élite economiche, complici nel depredare il Paese e decise a svuotare la democrazia, si affianca un ceto politico servile quanto corrotto. Al vertice di questo ceto, e dunque al centro del sistema politico, resta oggi il PD, che è il vero garante del potere oligarchico che ci opprime.

4. Questi nemici potranno essere battuti con una larga alleanza tra tutte le forze costituzionali disponibili, e solo con il risveglio e la partecipazione attiva del popolo italiano, con una sollevazione consapevole che utilizzerà tutti i canali e gli strumenti democratici affinché il governo passi nelle mani del fronte delle forze popolari e anti-oligarchiche per trasformare da cima a fondo la società italiana.

5. Le potenti forze sistemiche, allo scopo di conservare il potere, hanno scatenato una vera e propria campagna di diffamazione verso tutte le forze che pur da sponde opposte lottano contro l’oligarchia. L’anatema è quello del “populismo”. E per “populismo” esse intendono la capacità di essere in sintonia coi bisogni di chi sta in basso, il saper parlare la loro lingua, lo stabilire un legame affettivo col popolo, il coraggio di chiamare alla ribellione. Nel campo “populista” i dominanti mettono tutte le forze a vario titolo sovraniste: tra di esse M5S e Lega Nord.

6. Pur considerandoci parte del campo populista noi siamo alternativi sia alla Lega Nord che al Movimento 5 Stelle. Queste forze non hanno un progetto di paese davvero alternativo a quello dei dominanti. I programmi sociali e politici del M5S e della Lega Nord sono intrisi di spirito, idee e proposte di tipo liberista che li porta a strizzare l'occhio a questa o a quella frazione dominante. Per noi la sovranità nazionale è una condizione necessaria ma non sufficiente per ricostruire l’Italia. Siamo alternativi a M5S e Lega Nord anche perché queste forze cercano innanzitutto un consenso passivo, una delega paternalistica ai loro ceti politici e ai loro leader.

7. Ma siamo a maggior ragione alternativi alla cosiddetta “sinistra radicale”.
Questa sinistra, anziché rielaborare un programma sociale intrecciato al tema della nazione, ha abbracciato la visione mondialista dei dominanti. Siamo tuttavia certi che, prima o poi, anche da questo campo arriveranno forze alla causa per cui ci battiamo, ma proprio per separare il grano dal loglio abbiamo il dovere di denunciare le gravi responsabilità dei piccoli gruppi dirigenti che lì si agitano senza costrutto alcuno. O meglio, con l'unico intento di ritagliarsi qualche spazio istituzionale con nuove confuse "operazioni politiciste", o cercando di racimolare i pezzi sempre più dispersi di una "sinistra dei diritti cosmetici", incapace di porsi all'altezza della situazione. Queste forze, pur divise tra loro, hanno in comune la stessa adesione a quel cosmopolitismo delle oligarchie che è la negazione stessa dell'internazionalismo correttamente inteso.

8. Occorre riprendersi la politica. E' questo il messaggio che ci viene dal populismo, è questo l'obiettivo che il populismo rende possibile a condizione che si agisca nel modo corretto. E' infatti in questo campo che si esprimono settori sociali e soggettività diverse, non coalizzabili tra loro se non in virtù di un forte messaggio politico e simbolico. Questo messaggio, che già vive nelle lotte sociali contro la globalizzazione, è quello della riscossa, della costruzione di un'alternativa concreta e possibile. E' su questa base che milioni di persone potranno mobilitarsi, dando vita ad un ampio blocco sociale, lottando per conquistare il governo ed attuare concrete politiche democratiche in sintonia con i bisogni del popolo.

9. Uscire dall'euro è necessario, seppure non sufficiente. Quanto detto finora ci porta ad indicare un programma di misure urgenti, di carattere economico e sociale, per venir fuori dalla crisi e per far sì che l'uscita dall'euro-dittatura rappresenti l'inizio di uno sganciamento dal sistema neoliberista e dal dominio della finanza predatoria, non la riproposizione su scala nazionale di queste  forme di oppressione. Queste le misure più importanti da prendere dopo essere usciti dall'eurozona, aver ripristinato la sovranità monetaria e ristabilito il controllo pubblico sulla Banca d'Italia: a) piano per il lavoro per raggiungere la piena occupazione; b) piano di reindustrializzazione del Paese anche attraverso la nazionalizzazione dei settori strategici (energia, telecomunicazioni, acqua, trasporti); c) eliminazione del precariato e difesa dei redditi da lavoro dipendente ed autonomo; d) garanzia del diritto allo studio, alla salute e ad una vecchiaia serena attraverso il carattere pubblico della scuola, della sanità e della previdenza; e) affermazione del controllo pubblico sul sistema bancario, istituzione di banche di interesse nazionale e nazionalizzazione delle banche salvate dallo Stato; f) introduzione di limiti alla circolazione dei capitali e tutela delle produzioni italiane, g) ristrutturazione del debito pubblico a partire dalla sua componente speculativa ed estera, h) riforma fiscale che applichi i principi di equità, giustizia sociale e progressività sanciti dall'art. 53 della Costituzione.

10. Con la nascita della Confederazione per la Liberazione Nazionale vogliamo quindi dar vita ad una prima aggregazione che possa poi sfociare nella costruzione di una forza popolare e patriottica all'altezza di questi compiti. Siamo ambiziosi ma realisti, sappiamo perciò che questo richiederà ben altre forze. Ma intanto vogliamo muovere il primo passo, ben sapendo che non ci sarà possibilità di vittoria se il popolo non saprà diventare il protagonista della rivoluzione democratica che abbiamo cercato di descrivere.


Confederazione per la Liberazione Nazionale (CLN)
(Indipendenza e Costituzione, Noi Mediterranei, Programma 101, Risorgimento Socialista)

Firenze, marzo 2017

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